Economia

Prezzi alle stelle per i generi alimentari: l’Antitrust avvia un’indagine sul potere della Grande distribuzione organizzata

Al centro dell'accertamento ci saranno anche i pagamenti che i fornitori sono tenuti a restituire ai supermercati per alcuni servizi e la concorrenza creata con i prodotti a marchio delle varie catene

Nel giro di cinque anni i prezzi dei beni alimentari sono aumentati di quasi il 25 per cento, ma per i produttori agricoli di questi margini di guadagno non c’è neppure l’ombra. Ed è per questo che l’attività dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine conoscitiva che si concentrerà sul ruolo svolto […]

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Nel giro di cinque anni i prezzi dei beni alimentari sono aumentati di quasi il 25 per cento, ma per i produttori agricoli di questi margini di guadagno non c’è neppure l’ombra. Ed è per questo che l’attività dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine conoscitiva che si concentrerà sul ruolo svolto dalle catene distributive nella ripartizione del valore aggiunto lungo la filiera agroalimentare e nella formazione dei prezzi finali. Che crescono, rendendo i consumatori sempre più poveri, come raccontato da ilfattoquotidiano.it con elaborazione sulla base dei dati Istat pubblicati appena due mesi fa. L’aumento dei prezzi, però, non fa bene neppure a chi quei beni li produce e li fornisce ai supermercati. Come spiega la stessa autorità, questa distorsione “potrebbe essere in parte riconducibile al forte squilibrio di potere contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della grande distribuzione organizzata”. Uno squilibrio che è rimasto costante negli anni, come raccontato in diverse inchieste da ilfattoquotidiano.it, alcuni report di ong del settore e neppure risolto con la direttiva europea del 2019, recepita dall’Italia nel 2021 con la legge 198. Lo mostra la partecipazione degli agricoltori italiani alle varie proteste dei trattori che continuano a organizzarsi in tutta Europa.

I prezzi dei supermercati in salita vertiginosa

Dall’elaborazione dei dati Istat de ilfattoquotidiano.it è venuto fuori un quadro impietoso: con 30 euro di spesa si mette in tavola quel che nel 2021 fa avremmo potuto comprare con poco più di 23 euro. L’Antitrust ricorda proprio quei dati: tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari hanno fatto registrare un incremento del 24,9%, superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo (pari al 17,3%). A fronte di questi aumenti dei prezzi al consumo, i produttori agricoli lamentano spesso una compressione o, quanto meno, una crescita inadeguata dei propri margini. Nel testo del provvedimento firmato dal presidente, Roberto Rustichelli, si fa riferimento al cuore del problema. Perché se a monte della filiera agroalimentare, c’è una base produttiva estremamente frammentata, composta da diverse migliaia di fornitori, a valle la situazione è opposta. Il settore della distribuzione finale, infatti, è caratterizzato da un livello di concentrazione piuttosto elevato e crescente nel tempo “che potrebbe consentire alle catene della Gdo di imporre unilateralmente le condizioni economiche e operative della fornitura, spuntando e trattenendo margini di guadagno “ingiustificatamente” superiori a quelli riconosciuti ai propri fornitori.

Quelle pratiche sleali dure a morire

“Nell’ambito della filiera agro-alimentare – ricorda l’Antitrust – l’anello della catena rappresentato dalla fase di scambio tra i distributori finali e i fornitori rappresenta uno snodo cruciale, sia per la determinazione del livello di remunerazione dei fornitori – e, di conseguenza, della redditività delle attività produttive a monte – sia per la definizione dell’andamento dei prezzi al consumo”. Ed è per questo che l’indagine punta ad approfondire anche le modalità di esercizio del potere di acquisto da parte delle catene della Gdo, anche attraverso diverse forme di aggregazione non societaria (cooperative, centrali e supercentrali). Perché è chiaro che non è bastato il recepimento della direttiva europea che, per intenderci, vieta pratiche come i pagamenti in ritardo, gli annullamenti di ordini dell’ultimo minuto, il rifiuto di fornire contratti scritti, le vendite sottocosto, le aste online al doppio ribasso (Leggi l’approfondimento). Molte pratiche sleali sopravvivono, basta inserirle nel contratto. Si va dalle vendite a prezzi stracciati alla quota i produttori devono restituire alle catene della Gdo a fine anno.

Gli aspetti da analizzare nell’indagine conoscitiva sul potere della Gdo

Il presidente dell’Antitrust, dunque, spiega quali saranno gli aspetti da scandagliare nell’indagine. Saranno analizzati le richieste delle catene distributive ai fornitori e le modalità con cui avviene la negoziazione dei pagamenti che i produttori sono tenuti a restituire alle imprese distributive come corrispettivo per l’acquisto dei servizi di vendita come, ad esempio, l’inserimento in assortimento, le modalità di collocamento dei prodotti a scaffale, le promozioni, il lancio di nuovi prodotti, il cosiddetto trade spending. Tutti elementi che alimentano il potere contrattuale delle catene della Gdo nei confronti dei propri fornitori. Un altro aspetto che sarà verificato è quello relativo ai prodotti a marchio del distributore, le private label, che incidono in misura crescente sugli assortimenti delle catene, rafforzandone ulteriormente il potere contrattuale. Perché attraverso le private label, al tradizionale rapporto contrattuale di tipo verticale tra Gdo e fornitori, si configura anche un rapporto di concorrenza diretta. Alcuni di questi aspetti sono già stati al centro di critiche negli ultimi anni. L’Autorità, infatti, ha avviato una consultazione pubblica su questi punti critici, invitando “i soggetti interessati” a inviare contributi e osservazioni entro il 31 gennaio 2026.

Unione nazionale Consumatori: “Servono provvedimenti concreti”

“Bene, ottima notizia, ma poi che succede? È sempre benvenuta ogni indagine conoscitiva, certo che poi ci piacerebbe avessero anche un seguito e che, una volta evidenziate eventuali criticità, si prendessero provvedimenti” è il commento di Massimiliano Dona, presidente l’Unione Nazionale Consumatori. Nel caso di irregolarità accertate, Dona auspica azioni sul piano legislativo sia provvedimenti della stessa Antitrust. E ricorda che l’articolo 1, comma 5, del decreto legge 104 del 10 agosto 2023, dà il potere all’Antitrust di imporre alle imprese interessate ogni misura strutturale o comportamentale necessaria e proporzionata, al fine di eliminare le distorsioni della concorrenza. “Bisogna che a queste indagini seguano i fatti e che alle imprese sia poi imposto di cessare pratiche che creano un pregiudizio per i consumatori” aggiunge Dona, facendo riferimento a precedenti indagini, “quella sugli algoritmi nel settore aereo e quella sul caro scuola, solo per citare le ultime due indagini conoscitive, da cui sono emerse numerose criticità che ci piacerebbe venissero rimosse”.