Diritti

Aborto, non lasciamo che il potere si nutra della nostra paura

“Pour l’adoption sept cent quatre-vingts, contre soixante-douze” in francese è così musicale che l’8 marzo ho voglia di canticchiarlo e farne l’inizio di una strofa. L’incipit di una novella Marsigliese alla quale aggiungere un domani, altre strofe, in altre lingue, fino a farne una canzone sulla libertà di scelta delle donne come diritto costituzionale in ogni Paese. Prima pietra tombale sulle smanie ataviche della cultura dello stupro che vuole dominare i corpi delle donne e piegarne la volontà fino a negare la libertà di scegliere se essere madri o non esserlo. Quanto avvenuto in Francia ha sottratto una fetta infinitesimale della popolazione femminile mondiale, all’angoscia e alla paura di vedere rimessi in discussione i propri diritti e con essi, la salute e la vita.

Nel resto del mondo la paura resta ancora forte. Come dimenticare le lacrime delle donne argentine il 9 agosto del 2018, quando il Senato respinse con 38 voti contro 31, la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza? Lacrime di rabbia e paura, le stesse delle donne polacche e ungheresi che ancora si battono per il diritto di scelta e per non morire di aborto clandestino. Il 28 ottobre del 2012, nell’Irlanda occidentale, Savita Halappanavar morì di setticemia perché i ginecologi cattolici dell’ospedale universitario di Galway, le negarono un aborto che avrebbe potuto salvarle la vita. Quella morte aprì la strada alla legalizzazione dell’aborto nell’Irlanda del nord. La legge entrò in vigore poco dopo la mezzanotte del 22 ottobre del 2019. In Argentina, il 30 dicembre del 2020, tre anni dopo le lacrime, le donne esultarono nelle piazze, alzando al cielo le braccia fasciate da fazzoletti verdi. Il senato dopo 12 ore di discussione, aveva approvato la legge sull’interruzione di gravidanza. La battaglia sul diritto di scegliere era vinta. Ma oggi, i parlamentari della Libertad Avanza, il partito del presidente Javier Milei, dopo soli 4 anni, attacca la legalizzazione dell’aborto con una proposta di legge che punirebbe con tre anni di carcere le donne che abortiscono. La lotta delle donne per essere considerate persone libere è senza tregua.

“Pour l’adoption sept cent quatre-vingts, contre soixante-douze’’, Yael Braun-Pivet, presidente dell’assemblea nazionale francese, malcelando la commozione tra uno scroscio di applausi, il 5 marzo, ha proclamato davanti a 925 parlamentari francesi riuniti in Congresso nella reggia di Versailles, l’esito del voto che ha fatto entrare nella Costituzione francese, il diritto delle donne di decidere sul loro corpo: “La legge determina le condizioni in cui si esercita la libertà garantita alla donna di far ricorso ad un’interruzione volontaria della gravidanza”. È la prima volta che l’autodeterminazione della donna viene garantita in una Costituzione. È la prima volta che viene blindato il diritto di scegliere se portare avanti la gravidanza o interromperla. L’interruzione volontaria di gravidanza in Francia, non potrà più essere messa in discussione, né dipendere dal cambiamento di un governo, salvo scontrarsi con il Consiglio Costituzionale. Le francesi, che avevano ottenuto la legalizzazione dell’aborto nel 1975, potranno finalmente tirare un sospiro di sollievo perché nessun partito potrà fare propaganda elettorale sulla loro pelle e negare in caso di aborto, il diritto all’assistenza sanitaria.
Negli Stati Uniti quel diritto è stato messo in discussione il 24 giugno 2022, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti rovesciò la sentenza Roe Vs Wade che, nel 1973, fece uscire l’aborto dalla clandestinità. Dopo quella decisione, 65mila americane vittime di stupro non hanno potuto abortire. Una su due vive in Texas, nello Stato che ha le leggi più restrittive in tema di aborto. In molte parti del mondo occidentale, i diritti riproduttivi delle donne sono sotto attacco, spira il vento freddo dell’autoritarismo che si misura sempre con la compressione dei diritti delle donne.

Per celebrare questa straordinaria conquista delle donne francesi, la Tour Eiffel è stata illuminata con la scritta Mon corps, mon choix (il mio corpo, la mia scelta). La luce che si è accesa sulla torre metallica che domina Parigi, può essere una speranza per le donne di altri Paesi? Non lo sappiamo ma è un precedente importante, un esempio che potrebbe avere seguito. In Italia, dove per la prima volta è stata eletta una donna alla presidenza del Consiglio, non avremo decisioni tanto coraggiose. Nel motto di Giorgia Meloni, espressione di governo di un Parlamento a dir poco conservatore, la donna resta compressa tra famiglia, maternità e cristianità. Le italiane potranno dirsi fortunate, se ciò che resta della legge 194, già indebolita dall’obiezione di coscienza, non sarà messa in discussione.

Che clima si respira nel nostro Paese? L’associazione Pro Vita va in processione per le strade con carretti che portano gigantografie di feti o le solleva sulle pareti dei palazzi. Su X scaglia anatemi sull’aborto come di un assassinio, tanto per rabboccare il veleno della misoginia qualora si abbassi il livello. Poco importa della vita delle donne che nel mondo muoiono di aborto clandestino o di quelle italiane che ne potrebbero morire, e poco importa anche di quelle che sono morte in ospedale di aborto spontaneo, come Valentina Milluzzo, stroncata da una setticemia, il 16 ottobre del 2016.

Un prete fanatico qualche ora fa sentenziava contro la decisione francese: “La vita appartiene a Dio” mentre il Vaticano lanciava il monito “non esiste il diritto di sopprimere una vita”. Ma vediamo che cosa vuole Dio nel mondo. Il Guttmacher Instituteha stimato che ogni anno si verificano sul pianeta, 121 milioni di gravidanze indesiderate, di queste il 61% si conclude con un aborto per un totale di 73 milioni di interruzioni di gravidanze l’anno. Circa 25 milioni di questi interventi sono illegali e portano alla morte di 39.000 donne ogni anno e all’ospedalizzazione di 7 milioni per complicanze. Dove vigono le restrizioni sull’Ivg in realtà, gli aborti sono in aumento del 15%. L’Oms – Organizzazione mondiale della Sanità – ha stimato che tra il 4 e il 13% delle morti di donne gravide, è causato dall’aborto clandestino. Amen.

Nel maggio del 2023, sempre Pro vita & famiglia, aveva depositato la proposta di legge di iniziativa popolare “Un cuore che batte” per modificare la legge 194. In base alla proposta, al comma 1 dell’articolo 14, si aggiungerebbe questa parte: “Il medico che effettua la visita che precede l’interruzione volontaria di gravidanza è obbligato a far vedere, tramite esami strumentali, alla donna intenzionata ad abortire, il nascituro che porta nel grembo e a farle ascoltare il battito cardiaco dello stesso” mentre da tempo sono stati presentati, in Senato, i disegni di legge Menia (FdI), Romeo (Lega) e Gasparri (FI) che vorrebbero introdurre, nel codice civile, il riconoscimento giuridico del feto minando alla radice la legge 194.

Il potere si nutre della paura delle donne ma per vivere libere dalla paura si deve avere il coraggio delle donne francesi che forse hanno saputo lottare più di noi per le loro vite. L’ 8 marzo cominciamo a canticchiare la prima strofa – “Pour l’adoption sept cent quatre-vingts, contre soixante-douze” – dà speranza.

@nadiesdaa