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Australian Open, per Sinner il “mostro finale” si chiama Medvedev: pregi e difetti dell’eccentrico russo

L’ex bestia nera è diventata il “mostro finale“: tra Jannik Sinner e la vittoria dell’Australian Open, il suo primo titolo Slam, è rimasto solo Daniil Medvedev. L’ultimo livello da superare – dopo l’impresa di aver battuto Novak Djokovic – per conquistare uno dei quattro tornei più prestigiosi del tennis, nella finale in programma domenica 28 gennaio. Sinner e Medvedev sono arrivati all’atto conclusivo di Melbourne con due percorsi totalmente opposti. Perfettamente lineare l’azzurro, capace di non perdere nemmeno un set fino alla semifinale e poi di eliminare il numero 1 al mondo probabilmente con la miglior prestazione della sua carriera. Sulle montagne russe (ca va sans dire) il russo, che ha rischiato di fare le valige già al secondo turno contro il modesto finlandese Emil Ruusuvuori e in altre due occasioni, nei quarti contro Hurkacz e in semifinale contro Zverev, ha vinto la partita solamente al quinto set.

La stravaganza – Anche per questo motivo, però, Medvedev va preso con le molle. Il numero 3 al mondo è un tennista eccentrico, dallo stile alla tenuta mentale: capace di vivere lunghissimi passaggi a vuoto e poi di diventare improvvisamente un muro. Quindi per Sinner la prima chiave per non soccombere sarà evitare di farsi trascinare dal rendimento altalenante del russo: rimanere focalizzato sul suo gioco, sul suo piano partita, con la serenità che lo ha contraddistinto anche nei (pochi) momenti difficili che ha dovuto affrontare in questi Australian Open. Medvedev, un po’ come Djokovic, non va mai dato per spacciato: con Zverev ha vinto nonostante abbia conquistato meno punti del suo avversario. Ci è riuscito anche perché, dopo aver perso malamente i primi due set, ha alzato notevolmente la percentuale di prime di servizio in campo: è passato dal 50% a sfiorare il 70%.

Il servizio – Quando ha il servizio che lo assiste, Medvedev diventa difficilissimo da breakkare: infatti, dal terzo set in poi, Zverev non ha più avuto nemmeno una palla break. Per Sinner la buona notizia è che finora pure lui si è dimostrato d’acciaio nei suoi turni di battuta. In tutto il torneo (6 partite, 19 set totali) ha subito un break solamente due volte. Un dato mostruoso, accompagnato da un altro: a Djokovic in semifinale non ha concesso nemmeno una palla break. La logica conseguenza è che si alzano le probabilità di una finale decisa anche da uno o più tie-break. Una delle poche pecche del torneo di Sinner fin qui: ha perso quello con Djokovic, ha vinto quello con Rublev seppur rischiando tantissimo (era sotto 5 a 1). La storia dei precedenti tra Medvedev e l’azzurro conferma questa tendenza: negli ultimi tre incontri, tutti vinti da Sinner, ci sono stati ben 4 tie-break.

I precedenti – Detto dell’imprevedibilità e del servizio del russo, il capitolo precedenti apre all’altra insidia che Medvedev porterà sul campo: il suo gioco da fondo campo. Il russo fino allo scorso autunno era la bestia nera di Sinner, perché lo aveva battuto sei volte su sei. Contro di lui, l’altoatesino non riusciva ad essere incisivo con i suoi colpi e finiva spesso fuori giri. Come se Medvedev fosse l’unico a non soffrire la capacità di anticipo del rivale, a non subire la velocità con cui Sinner rispedisce nell’altro campo la pallina. Questa tendenza si è invertita proprio negli ultimi mesi, quando l’azzurro ha battuto Medvedev per tre volte di fila: Pechino, Vienna e Atp Finals. I progressi fatti dall’azzurro e le varianti aggiunte al suo repertorio hanno ribaltato le prospettive, anche perché il russo invece è sempre uguale a se stesso. L’errore da non fare, però, è credere che Sinner abbia trovato definitivamente la via per batterlo. Quei match vinti (si è detto dei 4 tie-break) sono stati tutti molti combattuti e gli ultimi due si sono chiusi comunque al terzo set. Segno che il tennis di Medvedev continua a dar fastidio alle trame di Sinner. I due, poi, non si sono ancora mai affrontati in un torneo del Grande Slam.

La grande occasione – Insomma, le incognite non mancano. In Italia tutti aspettano la definitiva consacrazione del giovane campione, ma anche per il russo – che l’11 febbraio compirà 28 anni – è un match che può cambiare la carriera. Dopo la vittoria agli Us Open nel 2021 e la vetta del ranking mondiale conquistata nel febbraio 2022, non è più arrivato nessun acuto. In Australia ha già perso due finali, ora ha la grande occasione per invertire la tendenza. Mentre per Sinner sarà una prima volta assoluta. Il suo tennis e la sua mente però sono diventati un antidoto alle ansie: vuole provare a battere anche il “mostro finale”, superare l’ultimo livello.