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Regionali Friuli-Venezia Giulia, Fedriga contro tutti: con la sua lista punta a battere Lega e FdI. A sinistra Moretuzzo (Pd-M5s) tenta l’impresa

Sembra passato un secolo da quando occupava i banchi del governo, a Montecitorio, col cartello “ministro Alfano, clandestino è reato”; o quando Laura Boldrini fu costretta a sospenderlo dalla Camera dei deputati per 15 giorni: lui venne prima espulso dall’Aula, poi, una volta convocato dalla terza carica dello Stato, non si scusò. Da lì la decisione – rarissima – di allontanarlo per due settimane. Ora Massimiliano Fedriga è uomo delle istituzioni, volto (di punta) della Lega moderata; a Trieste lo chiamano “il presidente della terza Camera” (guida la Conferenza Stato-Regioni), era a un passo dall’entrare nel governo di Giorgia Meloni (finché Matteo Salvini non si oppose) e ora sembra un candidato civico. Tanto che, nella corsa – in discesa – per il secondo mandato da governatore del Friuli-Venezia Giulia, Fedriga ha messo in piedi la propria lista. Sogna di seguire quanto già fatto da Luca Zaia, che in Veneto, nel 2020, arrivò quasi a triplicare la Lega e a quadruplicare Fratelli d’Italia. E così le Regionali del prossimo 2 e 3 aprile stanno assumendo sempre più i contorni di uno spaghetti-western – in piazza Oberdan – in salsa elettorale: “Fedriga contro tutti” o “La resa dei conti (nel centrodestra)”.

Dall’altra parte ci sono tre candidati: Massimo Moretuzzo, sostenuto da Pd e Movimento 5 stelle e attuale segretario del Patto per l’Autonomia, Alessandro Maran del sedicente Terzo polo e Giorgia Tripoli, che raccoglie la galassia contraria ai vaccini e al fu certificato verde. I sondaggi, fino a pochi giorni fa, davano centrosinistra e calendiani-renziani decisamente attardati rispetto al centrodestra, che si presenta unito (come ebbero a dire gli epigoni di Jacque Lapalisse). E anche se i progressisti puntano a rimontare (nel Partito democratico sperano – così dicono – in una sorta di “effetto Schlein”: la segretaria è stata molto votata a Trieste) la sensazione, come detto, è che Fedriga corra contro i propri alleati.

FEDRIGA VS FDI – La partita, in sostanza, è tra la Lista Fedriga e Fratelli d’Italia. Il presidente uscente punta a battere il partito di Giorgia Meloni, ma gli ultimi rilevamenti lo danno staccato di diversi punti, nonostante FdI sia ben al di sotto di quel 31,3% raggiunto alle Politiche lo scorso settembre. È vero che Fedriga potrebbe far leva (anche) sul risultato della Lega, ma è altrettanto vero che diversi esponenti del Carroccio sono finiti nella sua lista e che, più in generale, Matteo Salvini è mal sopportato – per usare un eufemismo – tra Trieste e Udine. Per non sbagliare, in ogni caso, il presidente uscente ha ben pensato (dopo aver lanciato la “sua” creatura politica, conservatrice, cattolica e di governo) di sostituire del tutto colui che, fino a prova contraria, resta il segretario del partito: sotto la scritta “Lega” e sotto Alberto da Giussano, nel simbolo, in giro per le strade e sulle locandine, compare “Fedriga presidente” e, accanto, la sua effigie. Prove generali di assalto alla segreteria di via Bellerio? Chissà.

I vertici locali di Fratelli d’Italia stanno lavorando per portare, a Udine, la presidente del Consiglio. E non è un segreto che il partito punti alla vicepresidenza (ed è facile che andrà così). In squadra, al di là del risultato, dovrebbero essere riconfermati Alessia Rosolen (indipendente) e Barbara Zilli (Lega); più incerti Riccardo Riccardi (Forza Italia) ma difficilmente alla Sanità, considerato che il partito di Silvio Berlusconi raccoglierà pochi voti, e Sergio Bini (la cui sorte, anche qui, dipenderà dal nuovo peso politico di FdI). Fedriga, deputato dal 2008 al 2018, già capogruppo della Lega (a cui è iscritto da quando aveva 15 anni), sta portando in giro il suo libro, intitolato “Una storia semplice”, e agli incontri editoriali unisce quelli elettorali (beato lui, viene da dire). E tra tagli di nastri, foto con centenari, spille e magliette col suo nome e cene a sostegno dei candidati, conta i giorni che lo separano dalla riconferma. In attesa del passo successivo, al di là (o al di qua, dipende dai punti di vista) del Tagliamento.

GLI SFIDANTI – Dalla sanità alla scuola, dall’emergenza climatica fino alla gestione dei flussi dei migranti, sono tante le questioni aperte in Friuli-Venezia Giulia. “Tra i cittadini c’è molto malcontento rispetto alla gestione sanitaria. Nel 2021, a titolo di esempio, abbiamo avuto il tasso di mortalità da Covid più alto in Italia. Lo stesso, più in generale, accade per i giorni di ricoveri ospedalieri. Ma a fronte di questi dati si investono, nella prevenzione, solo 84 euro pro capite, quando la media nazionale è di 121 euro. Il risultato è che tutto il sistema è in difficoltà, tanto che dal 2020 ai primi sette mesi del 2022 abbiamo registrato 1300 dimissioni volontarie del personale sanitario. Una volta, qui, la sanità era un’eccellenza, in questi cinque anni ha subito un tracollo“. A parlare è Massimo Moretuzzo, classe 1976, capogruppo del Patto per l’Autonomia e già sindaco di Mereto di Tomba (Udine), molto attento alla tutela dell’ambiente (ha denunciato, tra le altre cose, la pioggia di soldi distribuiti su progetti anacronistici legati agli impianti di sci a bassa quota). Sostenuto da Pd e M5s, con lui ci sono anche Alleanza Verdi-Sinistra, Civica Fvg, Unione Slovena, Articolo Uno, Open Fvg e Adesso Trieste.

“L’altra grande questione riguarda gli enti locali – continua Moretuzzo – che sono in grandissima difficoltà. Dal 2001 al 2021 i comuni fino ai 5mila abitanti, cioè la stra grande maggioranza della regione, hanno perso più di 2mila dipendenti, alcuni fino all’80% del personale. Ora i comuni faticano a garantire i servizi e il paradosso è che non riescono a spendere i soldi, ovvero circa 700 milioni di euro, per cantieri e strade perché mancano ingegneri e tecnici comunali. La Giunta Fedriga non ha fatto nulla, non ha incentivato le forme aggregative e ha soltanto pensato, sull’onda populista, di reintrodurre le province elettive”.

E non va dimenticata, più in generale, la situazione economica: “Fino a pochi anni fa facevamo parte della locomotiva d’Italia, il Nord-Est, ma oggi non è più così. L’asse produttivo si è spostato e noi non ne facciamo più parte – dice il capogruppo del M5s, Mauro Capozzella – un dato per tutti: qui si fa più export e produzione ma non si assume. Anzi, mancano forze lavoro nel terziario e nella piccola e media impresa che chiede di far arrivare manodopera dall’estero, in barba a ciò che la Lega cerca di impedire a livello nazionale”.

Italia viva, Azione e +Europa, come detto, sostengono Alessandro Maran. Classe 1960, ha nel suo passato una militanza nel Partito comunista (ma Calenda e Renzi lo sanno?), poi Pds, Ulivo, Ds (vicinissimo a Massimo D’Alema), Pd, Misto, Scelta civica e di nuovo nel Pd. Con, in tutto, quattro legislature a Roma (tre da deputato e uno da senatore). La candidata di Insieme Liberi, invece, è Giorgia Tripoli. Quarant’anni, è l’avvocata che, durante la pandemia, ha sposato le battaglie delle persone contrarie ai vaccini e al certificato verde. Con lei ci sono esponenti che vengono da Italexit, Movimento 3V, Gilet Arancioni, Alister e Comitato Tutela Salute Pubblica Fvg.

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