Calcio

La Serie A sull’orlo del fallimento ora ha un santo in Paradiso: niente tasse e stadi nuovi, la questua al ministro Abodi

FATTO FOOTBALL CLUB - L’elemosina miliardaria che un movimento fallito e decadente pretende dallo Stato: il 16 dicembre scade la sospensione di versamenti Irpef e contributi concessa alle società sportive nel periodo Covid. Un’enorme, gigantesca cartella esattoriale, che secondo quanto risulta a Il Fatto quotidiano ammonta a circa 500 milioni di euro

Quando si è disperati, non resta che accendere un cero e votarsi a qualche santo. Il calcio italiano spera di averne trovato uno in paradiso: il neoministro dello Sport, Andrea Abodi, conosce bene il mondo del pallone (in passato è stato presidente dalla Serie B, ora viene dal Credito sportivo che collabora con molti club), sarà sensibile alle sue esigenze. O almeno questo si augurano i padroni del calcio. Che hanno già pronta la lista della spesa: niente tasse e nuovi stadi, l’elemosina miliardaria che un movimento fallito e decadente pretende dallo Stato.

“Una straordinaria notizia per il calcio italiano”. “Profilo ideale, sicura garanzia di competenze e professionalità per favorire le riforme del calcio”. Nel profluvio di congratulazioni, più o meno sincere, che hanno salutato la nomina di Abodi, in primissima fila c’erano Gabriele Gravina e Lorenzo Casini, rispettivamente presidente della Figc e della Lega Serie A, di solito sulle barricate opposte e stavolta sulla stessa linea d’onda. Non a caso. Il pallone italiano cerca sempre sponde politiche, l’aumentare delle richieste è direttamente proporzionale al peggiorare delle condizioni del sistema. Gravina, ad esempio, non ha mai nemmeno fatto finta di contare sull’appoggio di Giuseppe Chinè, procuratore della Figc ma anche capo di gabinetto all’Economia (nella sua prima uscita a Chigi, però, Giorgetti non lo ha portato con sé, chissà se manterrà il doppio ruolo in questa legislatura). Così la nomina del ministro dello Sport è stata accolta con favore: Abodi ha ottimi rapporti con tutti, a partire da Gravina (che pochi mesi fa lo aveva sostenuto anche nella corsa alla Serie A), tranne forse che con Claudio Lotito (che quella corsa gliel’ha sbarrata, come già nel 2017 per la Figc). E tutti sperano in aiuti, favori, un occhio di riguardo.

C’è una data in particolare che ossessiona i presidenti della Serie A: il 16 dicembre scade la sospensione di versamenti Irpef e contributi concessa alle società sportive nel periodo Covid. Per mesi diverse squadre non hanno pagato il dovuto allo Stato, però hanno continuato a spendere e fare mercato, falsando il campionato (e anche mancando di rispetto ai cittadini). Ora i club morosi dovrebbero saldare gli arretrati tutti insieme. Un’enorme, gigantesca cartella esattoriale, che secondo quanto risulta a Il Fatto quotidiano all’ultima rilevazione effettuata a giugno (al momento delle iscrizioni al campionato) ammontava a circa 500 milioni di euro, ma potrebbero anche essere aumentati negli ultimi mesi. Soldi che molti patron semplicemente non hanno: la Serie A (ma anche le categorie inferiori e altre discipline) rischiano di saltare per aria. Proprio per questo i presidenti sono terrorizzati, ma sotto sotto sono anche convinti che il governo non potrà non concedere una proroga. Le pressioni erano già cominciate sull’esecutivo Draghi e adesso si indirizzeranno su Abodi (e su Giorgetti all’Economia, dove vanno trovate le coperture).

L’altro grande tema è quello degli stadi e di Euro2032. La candidatura agli Europei è la partita personale del n. 1 della Figc, Gravina: gli serve disperatamente per far dimenticare la figuraccia dell’esclusione dai Mondiali e anche per sistemarsi per il futuro (se l’evento fosse assegnato all’Italia avrebbe un posto assicurato nel Comitato). Ma Europei vuol dire per forza di cose stadi nuovi, una manna dal cielo per la Serie A, che sconta il deficit infrastrutturale e sogna mirabolanti speculazioni con la scusa degli impianti. L’Italia ha dimostrato di essere incapace di modernizzare le sue strutture, per colpa della burocrazia ma spesso anche dei progetti inadeguati presentati. Con gli Europei e lo Stato (e le sue garanzie) di mezzo probabilmente cambierebbe tutto, come ha sottolineato più volte anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò (sempre in prima fila quando si parla di grandi eventi). Abodi, che al Credito Sportivo ha lavorato per anni sugli impianti, sarebbe il ministro perfetto per portare avanti il dossier. Qui le scadenze sono ancora più ravvicinate: entro il 16 novembre serve la lettera di impegno del governo, poi in primavera le garanzie economiche e giuridiche.

Mettiamoci dentro anche qualche altro piccolo intervento normativo (la modifica dalla Legge Melandri sui diritti tv per abolire il vincolo triennale per i contratti con i broadcaster, magari un via libera agli sponsor di scommesse) e la lista della spesa del pallone al nuovo governo Meloni è fatta. Per quanto venga da quel mondo, però, Abodi sarà il ministro di tutto lo sport e non solo del calcio. Non a caso le sue primissime parole non sono state per la Serie A o i grandi eventi, ma per la base: “Siamo in una fase di difficoltà, in questo momento bisogna pensare ai più deboli”. Quasi un avviso ai naviganti: alla fine non può pagare sempre Pantalone.

Twitter: @lVendemiale