Calcio

Il calcio africano vuole svoltare: l’obiettivo della Superlega è arrivare a competere con il resto del mondo

La nuova manifestazione d'élite ha un montepremi finale di 100 milioni di dollari: una notevole iniezione di liquidità nelle casse dei club. La promessa più ambiziosa è cambiare la prospettiva globale del calcio africano, ponendo un freno all'emorragia di talenti giovanissimi

Soffocata nella culla in Europa, sull’onda dei tumulti sollevati dai tifosi, la Superlega vedrà la luce in Africa. L’annuncio è arrivato nella cornice del 44esimo congresso della CAF tenutosi ad Arusha, in Tanzania. L’obiettivo della Superlega, che scatterà esattamente tra un anno, è fondamentalmente quello di aumentare l’appeal del movimento calcistico africano per permettergli di crescere e svilupparsi. Lo ha spiegato molto bene Patrick Motsepe, il presidente sudafricano della Confederazione calcistica africana: “La Super League africana è una delle novità più importanti nella storia del calcio africano e l’obiettivo è molto chiaro: garantire che il calcio per club africano sia al passo con il miglior calcio di oggi. I club africani devono poter competere“.

La nuova manifestazione d’élite – a cui parteciperanno 24 tra i club più prestigiosi d’Africa, provenienti da 16 diversi Paesi, distribuiti in tre gruppi da 8 ciascuno disegnati secondo criteri geografici – non fagociterà le tradizionali competizioni continentali (CAF Champions League e CAF Confederation Cup), ma sarà parallela ad esse. Su questo punto Infantino era stato molto chiaro già qualche mese fa ai microfoni della BBC: “Il nostro non è un progetto di lega separatista. Nella nostra idea si tratta di un torneo integrato nelle strutture tradizionali del calcio africano e globale”. In totale, tra gruppi e fase ad eliminazione diretta, si giocheranno 197 partite, con tanto di finale in stile SuperBowl.

Come testimoniano anche le parole di Motsepe, che ha parlato di numerosi sponsor pronti a investire nel progetto Superlega, i margini di profitto per i club partecipanti appaiono decisamente allettanti: il montepremi finale sarà di 100 milioni di dollari e i campioni intascheranno un assegno da 11.5 milioni di dollari. Inoltre la CAF si impegnerà a versare un milione di dollari ad ognuna delle 54 federazioni affiliate. Una notevole iniezione di liquidità nelle casse dei club africani, soprattutto se rapportata a quella garantita fino ad oggi dalla CAF Champions League, la competizione per club regina del continente dagli anni ’60 fino ad oggi: poco più di 2 milioni di euro alla squadra vincitrice e circa 1 milione di euro alla finalista perdente.

Anche se Motsepe e il presidente della Fifa Gianni Infantino, vero architetto dietro le quinte dell’operazione, hanno rassicurato che i profitti della Superlega potranno consentire alle squadre africane in futuro di trattenere i propri giocatori migliori, però, c’è chi rimane scettico. Tra i più accaniti detrattori del progetto Superlega ci sono i presidenti delle squadre provenienti dal West Africa, preoccupati di rimanere alla periferia dell’Impero, con il fondato timore di veder aumentare anziché diminuire il gap con i migliori team africani. Ma anche Tom Saintfiet, allenatore belga del Gambia, ha espresso tutte le sue perplessità in merito: “È sempre pericoloso creare una competizione esclusiva per alcuni club che sono scelti per essere lì in base al loro standard in quel momento e non in base alla qualificazione”.

Più in generale, comunque, l’opinione diffusa tra gli addetti ai lavori è che il rapporto costi/benefici della Superlega sia a favore di questi ultimi, come ha ben sintetizzato Zdravko Logarusic, l’allenatore croato dello Zimbabwe: “Ogni paese ha i migliori club, ma i loro campionati non sono così competitivi. Servono tornei più allenanti per quei giocatori che non vanno in Europa. Da ciò ne trarrebbero beneficio anche le nazionali“.

Cambiare la prospettiva globale del calcio africano, ponendo un freno all’emorragia di talenti giovanissimi che sempre più spesso lasciano l’Africa per altri contesti più competitivi (e magari attrarne da altri continenti), è forse la promessa più ambiziosa custodita dalla Superlega. Almeno stando alle parole di Infantino. Ad oggi, infatti, solo alcune leghe africane, come quella sudafricana ed egiziana, sono in grado di trattenere in patria la maggior parte dei membri delle rispettive Nazionali. Sostanzialmente riescono a farlo perché sono le uniche pensate come un prodotto commerciale, sulla falsariga dei top campionato europei, con importanti introiti legati ai diritti tv. Ad esempio, nel 2007, nelle casse della South African Premier Division sono entrati i 195 milioni di dollari versati da Supersport per i diritti tv del torneo; quattro anni più tardi, invece, per 2,6 milioni di dollari Al-Jazeera Sport è diventata la prima emittente internazionale a trasmettere la Egyptian Premier League. Secondo il blog Soccer Politcs, “il calcio africano è ancora molto indietro, ma l’Egitto e il Sudafrica hanno dimostrato che è possibile colmare il gap e creare una lega stabile e di successo”. E la Superlega, voluta fortemente da Infantino e Motsepe, sembra muoversi proprio in questa direzione.