Giustizia & Impunità

Riforma giustizia, trovata l’intesa in Cdm: massimo 6 anni per l’appello dei reati ad aggravante mafiosa. Il testo andrà in Aula domenica alle 14

Il testo passa al secondo tentativo: per l'associazione mafiosa e il voto di scambio i processi potranno durare "sine die" con proroghe infinite, come già previsto nella prima bozza. Il Movimento aveva lamentato l'esclusione dalle proroghe dei processi sui reati ex 416 bis.1, aggravati dall'agevolazione o dal metodo mafioso

È arrivata, dopo lunghissime ore di trattativa, l’intesa nella maggioranza sulla proposta del governo per rivedere la riforma Cartabia sul processo penale. Riuscita la nuova mediazione, dopo una prima bozza che non aveva convinto il Movimento cinque stelle. Per i reati con l’aggravante mafiosa è previsto termine transitorio prolungabile fino a un massimo di 6 anni per concludere il processo d’Appello, valido fino al 2024: dal 2025 in poi scenderà a 5 anni. Mentre i processi per associazione di stampo mafioso e voto di scambio politico-mafioso (416-bis e ter) potranno prolungarsi “sine die” con proroghe infinite, come già previsto nella prima bozza. L’accordo è stato votato all’unanimità. Per riuscire a dare il primo via libera al testo entro l’estate, la riforma arriverà in Aula a Montecitorio domenica 1° agosto, con la convocazione fissata alle ore 14: l’esame proseguità nei giorni successivi.

Conte: “Non è nostra riforma, ma l’abbiamo migliorata” – “Non è la nostra riforma ma abbiamo contribuito a migliorarla. Abbiamo detto che non si può transigere sui processi di mafia e terrorismo e lo abbiamo ottenuto”, ha commentato il leader in pectore del M5S Giuseppe Conte, che ha condotto fin dall’inizio la trattativa col Governo. Alla domanda del fattoquotidiano.it su possibili defezioni in Aula risponde: “Noi siamo una grande famiglia, esamineremo nei dettagli il testo e sono fiducioso che nella discussione generale saremo compatti. Questi sono miglioramenti che omaggiato tutte le vittime della mafia. E poi, ancora, anche per tutti i processi ordinari è prevista la possibilità che il giudice giudicante possa stabilire un’ulteriore proroga di un anno in ragione della complessità del processo”. E si toglie un sassolino nei confronti dell’ex alleato leghista: “Devo dire che sono molto rammaricato perché dalla Lega c’è stata una durissima opposizione” all’allungamento dei tempi “per i processi per mafia”. Parole a cui dal Carroccio replicano subito: “Il Movimento 5 Stelle è a lutto per il superamento della riforma Bonafede e inventa falsità, la Lega ha chiesto che reati di mafia, per violenza sessuale e traffico di stupefacenti non andassero in fumo (ma lo ha fatto solo quando l’accordo era già a un passo, ndr)”.

La giornata – Il Consiglio dei ministri è quindi potuto, finalmente, terminare. Era ripreso intorno alle 17.30 dopo una sospensione di quasi tre ore. Stamattina invece era iniziato con due ore di ritardo e senza i ministri M5s, impegnati dalle 10 in un vertice fiume con Conte e i capigruppo: Federico D’Incà, Fabiana Dadone, Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli sono arrivati a Palazzo Chigi alla spicciolata soltanto dopo le 14. Ma nel frattempo filtrava lo scontento per la prima mediazione individuata: dai termini di improcedibilità, per il Movimento, devono essere esclusi anche i processi sui reati aggravati dall’articolo 416 bis.1 del codice penale, cioè quelli che agevolano l’attività delle associazioni di tipo mafioso o si avvalgono del metodo mafioso. Invece “nella bozza di accordo – spiegavano fonti 5 Stelle – questi reati sono rimasti fuori. Così non ci stiamo. Il M5s non transige sulla mafia”.

Cartabia: “Ora accelerare per approvarla prima dell’estate” – “È una giornata importante: lunghe riflessioni per arrivare a un’approvazione all’unanimità con convinzione da parte di tutte le forze politiche. Ora c’è l’obiettivo di accelerare il più possibile per concludere se possibile prima della pausa estiva questa importantissima riforma”, ha commentato il ministro della Giustizia Marta Cartabia all’uscita da Palazzo Chigi dopo il Cdm. Abbiamo apportato degli aggiustamenti, come annunciato la scorsa settimana con Draghi, alla luce del dibattito molto vivace che si è sviluppato in queste settimane sia da parte delle forze politiche che degli operatori degli uffici giudiziari, che saranno i primi ad essere chiamati alla grande sfida di implementare una riforma così significativa e innovativa nel nostro Paese. L’obiettivo è garantire una giustizia celere, nel rispetto della ragionevole durata del processo, e allo stesso tempo garantire che nessun processo vada in fumo“. L’aggiustamento più importante, dice, “è quello di una norma transitoria per arrivare con gradualità a quei termini che ci eravamo dati e rimangono fissi, ma ci arriveremo con gradualità”. Poi c’è “un regime particolare per quei reati che nel nostro paese hanno sempre destato allarme sociale, cioè mafia, terrorismo, traffico internazionale di stupefacenti che avranno delle norme specifiche con possibilità di proroghe da parte del giudice che possono essere rinnovate per assicurarci che si vada fino in fondo”.

Il testo in Aula domenica 1° agosto alle 14 – Non è riuscita la corsa contro il tempo per far arrivare il provvedimento in Aula alla Camera domani, venerdì 30 luglio: alla fine è prevalsa l’ipotesi, emersa dalla capigruppo, di convocare l’Aula addirittura domenica 1° agosto, alle ore 14. La Commissione Giustizia era convocata per le 20 di stasera, ma la convocazione è stata annullata. Se ne riparla domani mattina alle 9.30: i gruppi di maggioranza ritireranno i propri emendamenti, mentre resteranno da votare quelli delle opposizioni (45 di FdI e 19 di L’Alternativa c’è). Non dovrebbero essere presentati nuovi emendamenti che recepiscono l’accordo, perché questo implicherebbe l’apertura di tempi per i sub-emendamenti. Piuttosto, i relatori proporranno delle riformulazioni degli emendamenti già depositati dal governo, inserendo in essi le modifiche e le aggiunte concordate. In giornata si punta a concludere il voto.

Di Battista: “La riforma è sempre merda” – Conte ha analizzato tutto il giorno la bozza di mediazione valutando le modifiche proposte da Draghi e Cartabia rispetto al testo originario, quello approvato dal Governo l’8 luglio scorso. Draghi voleva portarlo in aula venerdì e per questo al mattino ha incontrato anche la delegazione dei quattro ministri M5s. L’alternativa, la pistola fumante appoggiata sul tavolo dal giorno della prima approvazione, era procedere con il testo originario e andare alla conta su quello, aprendo una probabile crisi nel Movimento. Su Facebook, dopo la prima ipotesi di mediazione, Alessandro Di Battista riassume lo stato della trattativa scrivendo che “se a 100 kg di merda vengono tolti 20 kg sempre 80 kg restano. E sempre merda è!”. “Io ritengo – argomenta – che il meccanismo dell’improcedibiltà (con la scusa dei processi lunghi) sia stato pensato per salvare illustri e flaccide natiche. E avallare questa porcata nonostante sia un po’ meno sudicia è un grande errore. Un errore che farà felice i Berlusconi e gli innumerevoli “berluschini” d’Italia”.

Le evoluzioni di ieri – Conte oggi si era recato a Montecitorio per confrontarsi (di nuovo) con i propri parlamentari e cercare di tenere unite le file. Ieri l’intesa era sembrata a un passo, con l’ok della Lega alla principale richiesta del Movimento – escludere dall’improcedibilità i processi di mafia, terrorismo e quelli per reati ambientali – a patto di includere anche due categorie-bandiera, le violenze sessuali e il traffico di stupefacenti. Ma a tarda sera una dichiarazione rilasciata ai cronisti da Conte aveva fatto immaginare nuove difficoltà: “Lavoriamo perchè i processi si celebrino”, ha detto uscendo dal Senato. “Come Lega abbiamo chiesto di aggiungere i reati di violenza sessuale e di traffico di droga fra i reati su cui andare fino in fondo senza che i processi possano terminare prima del tempo. Sto facendo opera di mediazione, vediamo di chiuderla entro oggi“, ha aggiunto Matteo Salvini in mattinata ai cronisti.

La richiesta di Forza Italia: “correttivi garantisti” – Questa mattina, peraltro, nell’infernale trattativa si era aperto l’ennesimo fronte. A tirare la corda dal proprio lato si era aggiunto il coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani, che in un colloquio telefonico col premier Draghi aveva chiesto “correttivi garantisti” al testo del ddl. Un controcanto alle rapide evoluzioni del giorno precedente, con il Carroccio accodatosi nel giro di 24 ore alle richieste dei 5 stelle, e un modo per chiarire a Draghi che i berlusconiani non intendevano “salvare” troppe fattispecie di reato dalle nuove norme. A quanto riporta oggi il Corriere, peraltro, i deputati di Forza Italia in commissione Giustizia e il calendiano Enrico Costa si oppongono anche all’emendamento grillino – su cui c’è l’ok di Cartabia – che consente di celebrare anche in Appello i processi per i reati minori di fronte a un solo giudice invece di tre, con notevole risparmio di risorse umane.

Cafiero de Raho: “Ottimista sui reati di mafia” – Ieri sera Draghi aveva sentito anche il segretario Pd Enrico Letta, che ha ribadito “l’impegno del Pd per una soluzione più equilibrata e di più alto profilo possibile”. Tradotto, i voti dem non mancheranno in nessun caso. Giovedì anche il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, che in audizione alla Camera aveva criticato aspramente la riforma parlando addirittura di “minaccia per la sicurezza del Paese”, si era detto “ottimista” per l’esclusione dei processi per mafia e terrorismo da quelli da svolgere entro due anni in Appello e uno in Cassazione: “Una modifica di questo tipo è indispensabile“, spiega, “pare ci sia una presa d’atto dell’importanza di riconoscere un binario diverso per quei processi”, che “non possono essere ghigliottinati per il decorso del tempo. Sembra che si stia lavorando su questo, saremmo sulla strada che condividiamo tutti. Abbiamo espresso preoccupazione per l’improcedibilità: intervenendo sui delitti di mafia e terrorismo andiamo a correggere quella che poteva essere forse la falla del sistema“.