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Green pass, un gruppo di wedding planner dietro centinaia di eventi no vax in tutto il mondo: la rivelazione in un’inchiesta

Come hanno osservato i giornalisti Jordan Wildon e Joe Ondrak di Logically, per il 20 marzo 2021 vengono annunciati almeno 129 eventi simultanei contro il lockdown dagli accesi toni complottisti: tutti sotto il cappello World Wide Demonstration. Anello di congiunzione tra tutte queste realtà è una rete internazionale complottista con epicentro Kassel, in Germania e gestita da un piccolo gruppo di negazionisti del Covid, chiamato Freie Bürger Kassel (Liberi Cittadini di Kassel) e coordinato da organizzatori di matrimoni

Sabato, dall’Australia all’Inghilterra, passando per l’Italia, si sono tenute centinaia di manifestazioni contro i vaccini, il lockdown e il green pass. Un livello di coordinamento a livello globale che farebbe pensare a una regia esperta, mossa da governi o servizi d’intelligence stranieri per destabilizzare alcuni Paesi nemici. In questo caso, però, la realtà non assomiglia a un film di James Bond: le menti sono infatti dei wedding planner tedeschi.

Ma partiamo dall’inizio. Per il 20 marzo 2021 vengono annunciati, in tutto il mondo, almeno 129 eventi simultanei contro il lockdown dagli accesi toni complottisti. A Londra si espongono cartelli contro Bill Gates e stelle gialle come simbolo di discriminazione dei non vaccinati. A Vienna sfilano seguaci di QAnon con bandiere trumpiane. A Liestal, in Svizzera, vengono avvistati slogan antisemiti. Anche in Italia, in piazza Castello a Torino, si assiste a una protesta contro la “dittatura sanitaria”, ma scarsamente partecipata. Anello di congiunzione tra tutte queste realtà è una rete internazionale complottista con epicentro Kassel, in Germania. In questa città dell’Assia, un piccolo gruppo di negazionisti del Covid, chiamato Freie Bürger Kassel (Liberi Cittadini di Kassel) e coordinato da organizzatori di matrimoni, ha un’idea tanto semplice quanto inquietante per la sua facilità di esecuzione. A fine febbraio crea decine di chat Telegram su base nazionale sotto il cappello della World Wide Demonstration.

Come hanno osservato i giornalisti Jordan Wildon e Joe Ondrak di Logically, molti di questi gruppi locali vengono fondati nello stesso giorno e addirittura alla stessa ora. Il 24 febbraio, alle 12.50, nasce il World Wide Demonstration Spain e, venti minuti dopo, sorge per gemmazione anche il World Wide Demonstration Italy. Inizialmente, i membri della chat sono gli stessi del Freie Bürger Kassel. L’obiettivo è approntare un’infrastruttura organizzativa prima ancora che ci siano degli attivisti a farne parte. Si conta sul fatto che le persone arriveranno con il tempo. Una strategia che pagherà. I primi messaggi nelle chat invitano gli utenti a condividere con la gente del posto i link degli eventi Facebook delle World Wide Demonstration. Si concretizza così un’organizzazione senza leader, leggera, flessibile e a costo zero. I wedding planner di Kassel centralizzano soltanto la realizzazione delle grafiche dei poster pubblicitari, disegnati con un banale tool gratuito e online.

Sul piano locale emerge subito un’alleanza di fatto con comunità complottiste già formate, con estremisti di destra e con guru della controinformazione forti di un bacino consolidato di follower. Una rete, spesso confusa, di sovrapposizioni che tuttavia moltiplica i canali di comunicazione e la diffusione delle notizie.

Questi meccanismi si vedono benissimo all’opera nell’organizzazione delle proteste contro il green pass di sabato scorso in Italia. L’unica piazza convocata dal World Wide Demonstration Italy è infatti quella di Ostia che vedrà protagonisti esponenti neofascisti e “ricercatori indipendenti” sul Nuovo Ordine Mondiale e la pandemia. Tutte le altre manifestazioni nascono e si sviluppano diversamente. Partono su impulso del canale Telegram “Basta dittatura” che attualmente conta su 28mila iscritti.

Il 21 luglio viene postata una locandina che indice una manifestazione contro il green pass e l’obbligo di vaccinazione a Varese per sabato 24 alle 17.30. La grafica è elementare e differisce sia da quelle del World Wide Demonstration Italy che da quelle successivamente prodotte, il che fa supporre abbia un’origine legata a un gruppo locale. Tre ore dopo, gli anonimi amministratori di “Basta dittatura” invitano i follower a mobilitarsi in autonomia contro il “passaporto schiavitù” e la “truffa Covid” per lo stesso giorno alla stessa ora, sottolineando che in tutto il mondo saranno previste analoghe proteste. A distanza di neanche un’ora, arriva la prima locandina che annuncia la piazza di Torino. La mattina seguente verranno postate altre locandine, tutte identiche, nella forma, alla prima. Ma soprattutto sarà diramato un elenco di decine di piazze sparse per il Paese, tutte convocate alle 17.30. Impossibile che l’organizzazione sia partita dal basso così rapidamente. L’impressione è che i gestori di “Basta dittatura” abbiano imitato il modello dei negazionisti di Kassel chiamando a raccolta le piazze con una semplice locandina prima ancora di aver ottenuto adesioni locali.

È un azzardo. Nelle chat del World Wide Demonstration Italy e dei loro alleati la mossa viene vista con preoccupazione. Qualcuno ci specula e sospetta che sia un’operazione studiata a tavolino dai nemici del movimento per attirare giornalisti e telecamere e mostrare la desolazione di una piazza vuota. Non accadrà. Le locandine si diffondono, si attivano persino i seguaci di QAnon e i fan italiani di Donald Trump. Molti osservatori hanno notato con stupore che le manifestazioni non avevano ricevuto autorizzazioni. Il motivo risiede esattamente nell’assenza di una regia, in questa strana forma di spontaneismo diretto dall’alto che scommette sulle possibilità dei social per materializzare proteste fino a quel momento soltanto virtuali. Il deplatforming, ovvero l’espulsione dei gruppi complottisti dalle principali piattaforme, paradossalmente li favorisce, perché li relega negli ambienti invisibili di Telegram, sottraendoli allo sguardo dei media.

I rischi sociali di un’organizzazione senza leader sono evidenti. Le proteste sono imprevedibili, la loro composizione troppo eterogenea per essere ridotta a un’unica identità politica, l’eventualità di essere strumentalizzate e dirottate da piccoli gruppi estremisti assai concreta. È già successo nei Paesi Bassi e, in particolare, in Germania, dove il maggiore movimento negazionista d’Europa ha subito l’infiltrazione di hooligans, estrema destra e neonazisti, provocando gravi disordini come quelli del 7 novembre a Lipsia, con 20mila persone che tennero in scacco, per un intero pomeriggio, la polizia e un’intera città.

Allo stesso tempo, la decentralizzazione e la mancanza di una solida struttura organizzativa rappresentano anche la debolezza di questi movimenti, esposti continuamente al pericolo di vaporizzarsi da un momento all’altro, se privi di stimoli e di un nemico ben individuato.
La loro evoluzione è, dunque, tutt’altro che scontata.