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“Covid, Bolsonaro responsabile del più grande genocidio nella storia del Brasile”: l’attacco di Lula

L'ex presidente - che guarda alle presidenziali del 2022 - attacca Bolsonaro sulla gestione della pandemia, in un'intervista allo Spiegel in uscita domani. "Dovrebbe chiedere scusa alle famiglie delle 300mila vittime e ai milioni di contagiati"

“Martedì sono morte in Brasile 3.158 persone per il Covid. È il più grande genocidio della storia”. Parla allo Spiegel l’ex presidente del Brasile Luiz Inacio “Lula” da Silva che, scagionato dalle accuse per lo scandalo Lava Jato, la Mani Pulite brasiliana, si riaffaccia nuovamente alla politica, preparando il terreno per la sua discesa in campo alle prossime presidenziali del 2022. Se deciderà di candidarsi, si troverà a sfidare Jair Bolsonaro, da mesi nel mirino di governatori e associazioni per la sua gestione della pandemia. Antilockdown e contro le chiusure per evitare lo stallo dell’economia, Bolsonaro – negazionista in un primo momento, riduzionista dopo – ha implementato politiche che hanno contribuito a portare il Brasile a superare la soglia delle 300mila vittime causa Covid.

L’ex presidente brasiliano Lula ha definito le conseguenze della pandemia in Brasile un “genocidio”, in un’intervista allo Spiegel, secondo un’anticipazione dell’edizione in uscita domani, e accusa Bolsonaro di non aver preso sul serio la pandemia per troppo tempo: “Se avesse avuto un minimo di grandezza si sarebbe scusato con le famiglie delle 300mila vittime e con i milioni di contagiati. Lui ne è responsabile“. Contro Bolsonaro si è recentemente scagliato anche il governatore dello Stato di San Paolo, il più colpito dalla pandemia nel Paese, che ha bollato il presidente come uno “psicopatico”, che ha commesso “errori incredibili” intraprendendo addirittura “una disputa politica con i governatori che cercano di proteggere la popolazione“.

Anche per il vice presidente brasiliano e uomo forte di Bolsonaro, Hamilton Mourao, il numero dei morti di Covid-19 nel Paese “ha oltrepassato il limite del buon senso”. Mourao, 67 anni, si è detto contrario ad un lockdown nazionale sostenendo che la scelta deve essere fatta localmente da governatori e sindaci. “Non vedo le condizioni per un lockdown nazionale, di cui tanto si discute. In un Paese eterogeneo come il nostro è impossibile da realizzare. Rimarrebbe solo sulla carta. Credo che queste misure siano responsabilità di governatori e sindaci, che conoscono meglio le realtà locali”, ha detto Mourao. Il Brasile ha registrato 2.787 morti di Covid-19 nelle ultime 24 e la cifra record di 100.736 contagi. In tutto le vittime finora sono 303.462 vittime a fronte di 12.320.169 casi accertati.

Lula davanti alla Corte Suprema – Il presidente della Corte suprema brasiliana, Luiz Fux, ha calendarizzato per il prossimo 14 aprile l’udienza per la discussione dei ricorsi contro la decisione del giudice Edson Fachin di annullare le condanne inflitte a Lula. L’assemblea plenaria analizzerà i ricorsi presentati dalla Procura generale della Repubblica (Pgr) e dalla difesa di Lula. La Pgr cerca di ribaltare la decisione monocratica di Fachin, ristabilendo le condanne e la conseguente ineleggibilità di Lula. I legali dell’ex presidente chiedono invece che con l’annullamento delle condanne non vengano chiuse anche le 14 indagini aperte nei confronti del pool di magistrati di Curitiba, titolari dell’inchiesta Lava Jato, per accertare se vi sia stato un accanimento nei confronti di Lula. Una di queste indagini riguarda l’habeas corpus per il quale la seconda sezione della Corte suprema ha stabilito martedì scorso la non imparzialità dell’ex giudice Sergio Moro nel processo sull’attico di Guarujà, che è costato a Lula una pesante condanna e la mancata partecipazione alle presidenziali del 2018, in cui era favorito nei sondaggi.