Economia

Coronavirus, “deve essere il Mes a offrire assistenza all’Italia senza “clausole”, per attivare scudo anti-spread. Agire subito conviene a tutti”

L'INTERVISTA - Lorenzo Codogno, fino al 2015 responsabile dell'Analisi economica al ministero dell'Economia e finanze e oggi alla guida di Lc Macro Advisors: "Gli attuali acquisti di titoli da parte della Banca centrale europea non bastano. Serve il piano di acquisti "senza limiti" di Draghi, le "Omt", finora mai usate: basterebbe la parola per calmare i mercati. Ma possono partire solo se il Paese beneficiario ha una linea di credito del Meccanismo europeo di stabilità. Il memorandum da firmare? In questa situazione sarebbe un accordo leggerissimo. Intervenire prontamente conviene anche alla Germania"

Il Fondo europeo Salva Stati. In sigla Mes. Quello la cui riforma, ora congelata, a fine 2019 ha minacciato di far traballare il governo Conte 2. Basta la parola perché in Italia qualcuno gridi al rischio commissariamento. Ma secondo Lorenzo Codogno, ex dirigente generale al dipartimento del Tesoro che oggi guida la sua società di consulenza Lc Macro Advisors, basterebbe la parola anche per “calmare immediatamente i mercati“. Sedando l’ondata di vendite sui titoli italiani. Qual è il nesso? Avere una linea di credito del Mes è la condizione necessaria perché la Bce possa attivare la sua arma anti spread più potente: l’outright monetary transaction, in sigla Omt è il piano di acquisti senza limiti presentato da Mario Draghi nel 2012 per concretizzare il “whatever it takes“. Quanto allo spauracchio del memorandum che il governo dovrebbe firmare, “in queste circostanze sarebbe un programma leggerissimo”.

Il piano di Draghi per gli acquisti senza limiti non è mai stato usato: bastò l’annuncio.
Bastò perché nessuno si mette contro la Bce quando può ricorrere a una capacità di fuoco illimitata e fa da prestatore di ultima istanza.

Lo spread si sta allargando moltissimo nonostante l’Eurotower già compri Btp in modo massiccio. I tassi sui titoli a breve scadenza, e oggi anche quelli dei decennali, sono ai massimi dal 2013.
Avviene perché ora c’è un limite agli acquisti e il tetto non è elevatissimo: 120 miliardi. Visto che c’è molta pressione alla vendita, il rischio è che la banca centrale finisca le munizioni. Ma quello che è ancora più rischioso è che gli investitori percepiscano che le munizioni sono limitate. Per essere efficaci è necessario attivare le Omt: a quel punto i rendimenti dei titoli da 1 a 3 anni si appiattirebbero su quelli tedeschi, basterebbe l’annuncio. E scenderebbero anche i tassi sui titoli a lungo termine.

E senza Omt? Quali conseguenze finanziarie potrebbe avere l’emergenza coronavirus?
C’è una forte contrazione dell’attività economica, quindi il pil andrà pesantemente in negativo e questo porterà su il deficit (il decreto varato lunedì è finanziato in deficit per 25 miliardi e “non basta”, ha già spiegato Giuseppe Conte, ndr) facendo esplodere il rapporto debito/pil verso il 150%. Per questo i tassi di interesse aumentano, lo spread si allarga e c’è una corsa degli investitori a vendere.

E un debito/pil che vola verso il 150% che cosa comporta?
E’ una situazione in cui se i tassi non sono sotto controllo difficilmente il debito risulta sostenibile. Si va verso una crisi, se non c’è un supporto illimitato della banca centrale. Lunedì scorso l’Eurogruppo non ha deciso nulla ma andando avanti a questi ritmi lunedì prossimo dovrà muoversi sotto la pressione dei mercati. Dovrà riunirsi con il “cappello” di board del Mes (che è costituito appunto dai ministri finanziari dell’Eurozona, ndr) e avviare la procedura per arrivare alle Omt. E’ una decisione politica.

Dovrebbe essere l’Italia a chiederlo? Il costo politico interno sarebbe pesante, dopo le polemiche sul Mes dei mesi scorsi.
In una situazione normale chiedere una linea di credito precauzionale (Eccl) porta con sé una sorta di stigma, ma lo choc esterno causato dal coronavirus cambia tutto. La pressione sul debito italiano sta già avendo ricadute su tutti gli altri Paesi periferici e addirittura sui tassi dei titoli francesi. In questo quadro dovrebbe essere il Mes stesso a proporre un intervento a tutti i Paesi vulnerabili offrendo una linea di credito. Che non verrebbe nemmeno usata: sarebbe solo l’anticamera per attivare il piano Omt. Senza alcuno stigma.

Ma chi accetta dovrebbe firmare un Memorandum e accettare “condizionalità”. O ci sono eccezioni?
In queste circostanze si tratterebbe di un programma leggerissimo, quella che si definisce “light conditionality”, e legato al contagio. Ad esempio si può chiedere che tutta la spesa aggiuntiva sia di natura temporanea a parte la spesa sanitaria. Di fatto il pacchetto appena presentato dal governo è già così. E, chiariamolo, non è prevista alcuna valutazione sulla sostenibilità del debito.

Come invece prevedeva la prima versione riforma ora congelata, su cui lei lo scorso anno ha espresso dubbi.
I punti che mi preoccupavano, in particolare l’ipotesi di ristrutturazione dei debiti sovrani ritenuti “insostenibili”, sono stati chiariti. In ogni caso quella riforma resta congelata perché l’Italia si è opposta alla ratifica, ha messo un veto.

Contro le Omt la Germania ha addirittura fatto causa, anche se poi Jens Weidmann si è ricreduto. Ieri il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha detto che l’uso del Mes è “prematuro”.
Aspetta che ci sia prima una crisi? Anche alla Germania conviene che venga attivato, perché il prezzo della crisi lo pagherebbe anche Berlino. Bisogna agire in modo preventivo con l’unico strumento immediatamente attivabile che c’è, altrimenti diventerà tutto molto più difficile e doloroso. Anche la Commissione si sta muovendo in modo insufficiente, si è limitata a spostare sul contrasto all’emergenza 37 miliardi di fondi già esistenti. Sarà costretta a fare di più quando la situazione si sarà deteriorata.