Musica

Coronavirus, un appello alle persone: passata l’emergenza, ricordatevi degli eventi live

“Considerare, insieme all’urgenza sanitaria, anche l’emergenza economica e sociale”: l’appello non potrebbe essere più chiaro, ed arriva dai professionisti milanesi del commercio e degli eventi, messi in grave difficoltà dall’emergenza Covid-19, che chiedono giustamente ammortizzatori sociali e aiuto dal punto di vista fiscale.

Chi, come il sottoscritto, vive di eventi legati alla musica, allo spettacolo e alla cultura si sta in effetti rendendo conto di come l’emergenza sociale stia invadendo l’Italia intera ben più dell’urgenza sanitaria, al momento abbastanza contenuta. Serate, concerti, addirittura intere rassegne rimandate a data da destinarsi anche a centinaia di chilometri dalle zone focolaio: se avete un amico musicista, attore o scrittore chiedeteglielo, ed avrete assicurata qualche ora di lamentele e imprecazioni.

A volte le date più vicine saltano per disposizione delle autorità, e lì c’è poco da fare. Gli organizzatori magari vorrebbero anche fissare già la data di recupero ma, finché non c’è certezza sulle riaperture, non si può riscrivere un calendario sul nulla.

Altre volte sono gli organizzatori stessi che preferiscono annullare l’annullabile: anche dove non c’è alcun provvedimento ufficiale di chiusura capita spesso che il pubblico sia fortemente diminuito rispetto al solito, se non addirittura praticamente assente, e chiaramente è meglio far saltare tutto che rimetterci le penne.

Perfino i buoni propositi di chi prova a rimandare gli eventi alla bella stagione si scontrano con dei problemi oggettivi: d’inverno i concerti si fanno nei locali e in città, d’estate all’aperto, spesso in località balneari oppure all’interno di festival. Il copia-incolla da febbraio a giugno non funziona.

Ora, chiedere al governo italiano degli ammortizzatori sociali – così come hanno fatto i negozianti – per gli artisti che si vedono annullare le serate a causa dell’emergenza/psicosi Covid-19 non mi sembra facilmente praticabile. Il nostro è un segmento economico ben diverso dal commercio, e come tale va misurato e valutato. Ed è quindi un appello diverso quello che voglio rivolgere da queste pagine. Un appello rivolto ai cittadini e non alle istituzioni. Un appello che dice: non appena quest’emergenza/psicosi sarà finita, ricordatevi degli eventi culturali. Dei concerti, del teatro, degli eventi letterari e artistici. Supportate la cultura italiana come non avete mai fatto nella vostra vita, e fatelo dal vivo, non cliccando link o ascoltando mp3. Scegliete il genere e l’artista che preferite, oppure scopritene uno nuovo, uscite di casa e andate a viverlo di persona. È essenziale per l’artista, ma – se volete credermi – lo è anche per voi.

“Fieri di essere italiani”: una frase stupida, vuota e perfino minacciosa quando si gonfia di pseudo-valori, prepotenza e disprezzo per l’altro. Una frase che possiamo – dobbiamo – ribaltare nel senso dell’impegno nei confronti del nostro inestimabile patrimonio artistico e culturale, fatto di classici immortali così come di una scena musicale, letteraria e drammaturgica odierna, straordinariamente viva e necessaria soprattutto in tempi di emergenze e di psicosi. Ma attenzione: possiamo rivendicare soltanto ciò di cui siamo parte col nostro sostegno consapevole e concreto. Ed è il momento di iniziare a farlo.

Permettetemi di chiudere con una nota personale: sto scrivendo queste parole sul treno di ritorno da Milano, dove ho appena rilasciato una delle interviste più divertenti e significative della mia vita. In questi giorni viene infatti pubblicato un mio libro per ragazzi, e la notizia ha attirato l’attenzione dei Toporeporter, i giovanissimi e simpatici inviati di Topolino, che hanno la loro redazione appunto nel capoluogo lombardo e hanno chiesto di incontrarmi per farmi qualche domanda, cosa che ovviamente ho accettato subito. Quando si è diffuso il panico Covid-19, praticamente tutti i miei impegni di queste settimane sono stati annullati… tranne l’intervista con i Toporeporter. Questi ragazzi intelligenti, aiutati da genitori e insegnanti, hanno infatti svolto le loro ricerche, fatto le valutazioni del caso e deciso che non c’era nessun motivo per chiudersi in casa e farsi vincere dalla paura. Sarebbe bello che prendessimo tutti esempio da loro.