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Enrico Laghi, così l’inchiesta Alitalia getta una macchia nera sul curriculum del commissario per tutte le stagioni

Il detto mal comune mezzo gaudio vale poco in questo caso: le accuse sono molto pesanti e se dovessero risultare fondate sarebbero un duro colpo per la brillante carriera del versatile professore di Economia aziendale alla Sapienza, il cui studio nel 2017-18 ha registrato un volume di affari vicino ai 10 milioni di euro

La credibilità del commissario Enrico Laghi vacilla sotto il peso dell’inchiesta della Procura di Civitavecchia su Alitalia, ormai un vero e proprio triangolo delle Bermude per chi fa impresa a Roma tra Stato e mercato. Quello che sembrava ormai l’uomo per tutte le stagioni commissariali del nostro tempo, è in ottima compagnia accanto a personaggi del calibro di Luca di Montezemolo, Jean Pierre Mustier, Antonella Mansi e Roberto Colaninno, che sono solo alcuni degli illustri indagati nell’inchiesta sulla penultima gestione dell’Alitalia. Quella prima del commissariamento che fu poi affidato allo stesso Laghi.

Quest’ultimo tra i coindagati ritrova anche il collega Corrado Gatti, l’ex presidente del collegio sindacale della compagnia e già al centro dell’inchiesta di fine 2019 sul concordato Astaldi, dove Laghi non è indagato, ma si trova nell’imbarazzante posizione di giocare più ruoli contrapposti allo stesso tempo. Cosa per altro capitata anche a Gatti, che però rivestiva altri incarichi su cui è caduta come una pietra l’inchiesta della magistratura romana per corruzione in atti giudiziari.

Gatti e Laghi, del resto, sono due professionisti piuttosto navigati con all’attivo una lunga convivenza nel collegio sindacale del gruppo Acea, che l’ex commissario di Alitalia ha presieduto per otto anni su input del socio Caltagirone. Il costruttore editore romano ha dimostrato in più occasioni il suo apprezzamento per il professionista, nonostante il suo ragguardevole cachet e le sue numerose assenze, che nell’ultimo mandato lo hanno visto presenziare a non più di due terzi delle riunioni dell’organismo di vigilanza della società capitolina dell’acqua e della luce, che nel 2018 è stata decapitata in scia all’inchiesta sullo stadio della Roma.

Ma il detto mal comune mezzo gaudio vale poco in questo caso: le accuse dei pm di Civitavecchia sono molto pesanti e se dovessero risultare fondate sarebbero un duro colpo per la brillante carriera del versatile professore di Economia aziendale alla Sapienza, il cui studio nel 2017-18 ha registrato un volume di affari vicino ai 10 milioni di euro. E che, accanto a consulenze di pregio come quelle per l’Agenzia delle Entrate, ha all’attivo numerosi delicati incarichi: il Corriere della Sera nel 2017 ne contò 24. Ricorrenti, tra un commissariamento e l’altro, i media e i costruttori. Non ultima la gestione commissariale di Air Italy, mentre quella dell’Ilva si è perfino sovrapposta a quella di Alitalia, a cui era approdato dopo essere stato presidente dell’azionista di maggioranza Midco, non senza rilievi da parte dell’Anac.

Gli inquirenti di Civitavecchia ora parlano di un parere redatto appositamente per “corroborare il falso valore di 13.500.000,00 euro” della controllata di Alitalia Alitalia Loyalty, che Laghi avrebbe rilasciato nel settembre del 2015 quando la società era stata venduta da tempo e le conseguenze contabili dell’operazione (una plusvalenza fittizia di oltre 100 milioni funzionale a tenere in vita artificiosamente la società) erano già a bilancio da mesi.

“Detto valore, iscritto in assenza di alcuna stima redatta da un perito indipendente, risultava falso e frutto di un irragionevole ed arbitrario uso della discrezionalità valutativa”, si legge nell’avviso di conclusione delle indagini di Civitavecchia, in cui Laghi risponde come consulente di Alitalia e di amministratore di Midco, l’allora proprietaria del 51% della compagnia. Il professore, poi, è indagato anche per falso in atto pubblico poiché successivamente, accettando l’incarico di Commissario straordinario Alitalia, ha “dichiarato falsamente” al ministero dello Sviluppo economico di non aver collaborato con Alitalia nonostante avesse “emesso parere su incarico della citata società” a settembre del 2015. Resta da capire se, seguendo il filo del ragionamento, l’incarico sia stato affidato legittimamente o meno.

Prima ancora dell’esito delle indagini, resta da vedere l’impatto delle accuse sul concordato di Astaldi, una delicatissima procedura fallimentare che tocca interessi e appetiti a più livelli e che ha già incassato il colpo dell’inchiesta di novembre che ha decapitato il collegio dei commissari. Enrico Laghi è creditore della procedura, ma è anche il consulente del gruppo di costruzioni che ha scritto il piano di concordato in cui è candidato a procuratore/liquidatore dei beni da vendere per saldare parte dei debiti. Le carte dell’inchiesta di Civitavecchia non sono certo un buon biglietto da visita.