Politica

Salvini a Bologna: 2mila al corteo dei centri sociali, idranti della polizia sui manifestanti. Gli slogan: “Città non merita chi semina odio”

Il corteo organizzato da Tpo, Làbas, Vag61, autonomi e anarchici ha tentato di avvicinarsi al PalaDozza per contestare il leader leghista impegnato nel suo comizio. Nessuno scontro con gli agenti: un potente getto d'acqua ha fermato prima i manifestanti. Tanti cori e cartelli: "A Bologna solo porti(ci) aperti". E il ricordo della battaglia partigiana di Porta Lame 75 anni fa

Matteo Salvini “qua non sarà mai il benvenuto. Bologna non merita chi semina odio, merita chi costruisce città migliori, città accoglienti”. Con queste parole è partito giovedì sera il corteo dei centri sociali bolognesi contro la Lega e il suo leader: 2mila manifestanti che da Piazza San Francesco hanno sfilato verso il PalaDozza, il palazzetto dello sport dove Salvini e Lucia Borgonzoni hanno organizzato il comizio in vista delle elezioni regionali del 26 gennaio. Mentre in Piazza Maggiore 15mila persone si sono riunite per il raduno delle “Sardine contro Salvini”, poco lontano dal palazzo di Piazza Azzarita il corteo dei centri sociali è stato bloccato dalla polizia, schierata a proteggere il PalaDozza. Nessuno scontro: gli idranti hanno infatti fermato prima i manifestanti, colpiti da un potente getto d’acqua durata diversi minuti. Contro la polizia sono volate bottiglie di vetro, petardi e vernice.

I manifestanti non si sono quindi avvicinati al comizio di Salvini, ma hanno girato intorno al luogo dell’evento leghista. Ad aprire il corteo sempre lo striscione “Bologna partigiana”, anche se distrutto dall’acqua degli idranti. Poco lontano dal palazzetto dello sport dove si sono riuniti i leghisti, infatti, c’è Porta Lame, dove 75 anni fa le brigate partigiane bolognesi combatterono contro i nazi-fascisti in una delle più grandi battaglie combattute in Europa dai partigiani nel cuore di una città.

È a questo che si legano gli organizzatori della manifestazione, che conta diverse realtà bolognesi, tra cui i centri sociali Tpo, Làbas e Vag61, insieme agli anarchici, al Collettivo Universitario Autonomo, a Noi Restiamo e a Saperi Naviganti: “Oggi – avevano scritto poche ore prima dell’arrivo di Salvini a Bologna – non restiamo indifferenti, come non lo furono quei partigiani e quelle partigiane che proprio in questi giorni, 75 anni fa, combatterono in Porta Lame contro il marciume nazi-fascista il quale, anche all’epoca, sembrava più forte, potente e capace di cavalcare le onde“.

Dopo gli scontri, è proprio da Porta Lame che passa il corteo, per dirigersi, tra musica e fumogeni, di nuovo verso Piazza San Francesco: “Non ci avrete mai come volete voi, Bologna non si lega. Bologna è con chi insegna italiano ai migranti, con chi li salva in mare“, urla un’attivista di Tpo, che è tra le realtà che sostengono la ong Mediterranea Saving Humans. Un messaggio ribadito dai tantissimi cartelli dei manifestanti: “A Bologna solo porti(ci) aperti“, “Bologna meticcia”, “Migranti non lasciateci soli con i fascisti”. Il messaggio è chiaro: “Una Bologna diversa esiste, a fianco di migranti, gay, lesbiche e tutti coloro che Salvini vuole come diversi“, urlano i manifestanti. Contro “il peggio della destra omotransfobica, neofascista, sovranista, sessista” che a Bologna ha avviato la sua “campagna di odio e di paura“, ribadisce ancora il corteo.