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Italia 5 stelle Napoli, Grillo: “Stiamo dando la narrazione al Pd, è meraviglioso”. Conte: “Fonderemo una nuova Italia su 4 pilastri”. Di Maio: “Non scapperemo dalle promesse”

Il fondatore del Movimento chiude gli interventi dei leader a "Italia 5 stelle" e affronta di petto il tema dell'accordo di governo: "Ora veniamo seguiti su una visione che abbiamo avuto noi”. Il capo del governo parla dei pilastri su cui vuole costruire il patto con i cittadini: "Carcere per gli evasori, riforma della giustizia e della burocrazia, ambiente". Il ministro degli Esteri M5s: “Basta rabbia, dobbiamo caricarci il Movimento sulle spalle". Gli organizzatori: "Sabato 25mila ingressi"

Sale sul palco per ultimo e, come da tradizione si prende tutta la scena. Quando la serata di “Italia 5 stelle” a Napoli sta per finire, nel maxischermo dell’Arena Flegrea compare la faccia di Beppe Grillo truccato da Joker. “Non vengo”, grida. “Non mi fregate. Volete chiedermi che piani ho”. La folla, i 5mila e 500 che lo aspettano nell’Arena Flegrea, si mette a ridere. E’ uno scherzo: il comico entra cantando e si siede sugli scalini del palco come fosse (e mai come oggi lo è) casa sua. “Stiamo dando la narrazione al Pd, è meraviglioso”, grida. “Ora veniamo seguiti su una visione che abbiamo dato noi”. Pausa. “Che ho dato io”. Li ipnotizza tutti: gli attivisti sono lì per avere risposte e lui dà delle pacche sulla testa, un po’ a spronarli e un po’ a prenderli in giro. “Col Pd, siamo col Pd”, vi lamentate. E fa il verso dei bambini che piangono. “A fanculo vi ci mando io”, grida ancora. “Quando senti il segretario del Pd che dice ‘tu vali tu’ è meraviglioso. Quando Renzi pianta un albero per ogni iscritto (e per ora ha piantato due piantine), è meraviglioso”. Perché “stiamo dando una narrazione al Pd“. Ridono tutti. Ma sanno che Grillo fa sul serio è vuole dire qualcosa: “E’ inutile pensare che abbiamo la stessa identità di dieci anni fa, non è così, siamo diversi, diversi dentro”.

Il comico, padre fondatore e garante, come al solito l’ha detta meglio degli altri. O almeno li ha convinti tutti con due battute. Il concetto, a detta di Grillo, è semplice: il governo è l’unica strada per i risultati e il Pd non è un mostro (o almeno non più della Lega). La prova è il “suo” premier Giuseppe Conte, quello che il garante si è difeso con le unghie nelle trattative di fine agosto, e che sul palco è salito tra l’adorazione della platea. Lo amano, anche e soprattutto perché Grillo lo ha benedetto. E lui, davanti a loro, parla da “grillino” come non mai. “Stiamo costruendo una nuova Italia”, dice tra gli applausi. Che sarà fondata su quattro pilastri: “Il patto contro gli evasori e con i cittadini onesti; la riforma della giustizia; quella della burocrazia; l’ambiente“. Poi si lascia andare: “Avete portato il vento della rivoluzione“.

Se uno è il padre e regista, il secondo il suo volto di garanzia e tutela, Di Maio gioca da terzo che insegue. A lui è toccato aprire la serata: “Basta essere arrabbiati, ora carichiamoci il Movimento sulle spalle”, ha detto il capo politico M5s che, a differenza di Grillo, ha un bel po’ di gente da convincere che la sua leadership è ancora la soluzione migliore. “Non scapperemo dalle promesse, noi siamo la terza via”. Ai più critici ha garantito che il piano per la riorganizzazione esiste e ha rivelato altri dettagli: “Dopo 10 anni passiamo dalla ‘non organizzazione’ al coinvolgimento di 80 persone che si occuperanno dei temi locali e nazionali che stanno a cuore ai cittadini per risolverli. Ci facciamo questo regalo”. Insomma, inizierà a delegare, o almeno ci proverà. L’esordio non è stato dei migliori. Un gruppo è entrato nell’Arena e ha iniziato a contestarlo chiedendo lo stop della vendita delle armi alla Turchia: ora è ministro degli Esteri e deve dare risposte su ancora più fronti. “Avete ragione”, ha risposto Di Maio, neanche se lo aspettasse. E ha annunciato: “Chiederò all’Europa di fermare la vendita di armi ad Ankara”.

La sfilata dei leader è iniziata con Di Maio e finita con Grillo. Nel mezzo non c’è stato solo il premier Giuseppe Conte, ma anche Roberto Fico e Davide Casaleggio. Ognuno, a suo modo, ha parlato alla pancia del Movimento: il momento è delicato e decisivo per capire che ne sarà di tutti loro e ogni spinta va fatta nella giusta direzione. La folla ha risposto ubbidiente e calda, praticamente a ogni richiamo. C’è stato il coro “onestà, onestà” e alcuni lunghi applausi. E quando Paolo Borrometi, il giornalista che ha tenuto a battesimo il primo faccia a faccia Conte-Di Maio sl palco, ha invocato il ricordo di Falcone e Borsellino, si sono alzati tutti in piedi. Insomma il primo dato è che Italia 5 stelle, nonostante diserzioni illustri e ricostruzioni apocalittiche dei giornali, ha trovato al Sud il calore che si aspettava: secondo gli organizzatori, nel primo giorno, ci sono stati oltre 25mila ingressi e le decine di piccole agorà sono state affollatissime. Insomma, la fuga della base, almeno per il momento, non c’è stata.

Di Maio: “Basta rabbia, carichiamoci il Movimento sulle spalle”
Quando Luigi Di Maio entra nell’Arena la folla si alza in piedi: è il momento di celebrare e di riabbracciarsi: il Movimento quest’anno spegne 10 candeline. “Auguri, auguri”, dice. “Grazie. perché in questi dieci anni tutto quello che è successo, è successo grazie a voi”. Proprio mentre sta per far partire la sua arringa, viene interrotto dai contestatori che chiedono di fermare la vendita delle armi alla Turchia: lui li asseconda e la sicurezza interviene.

Quindi Di Maio riprende fiato e rilancia su quanto realizzato in questi mesi. E’ l’uomo sotto esame: il leader che ha portato i 5 stelle prima con la Lega e poi col Pd. Allora inizia dai risultati, a partire dal taglio dei parlamentari approvato pochi giorni prima: “Ci provavano da 40 anni, ma non ci riuscivano. Non avevano una forza parlamentare disposta a tagliare se stessa. Siamo arrivati noi e ce l’hanno fatta”. Ecco, continua, “noi siamo quel Movimento che ha trasformato l’impossibile in possibile“.

E’ qui che torna a giocare la carta della “terza via”: “I 5 stelle sono post ideologici”. “Essere la terza via vuol dire poter scegliere. Noi siamo stati in un governo. Poi in un altro. Cosa c’è al centro? L’ideologia? No, un elenco di promesse”. La strategia di Di Maio è questa: ancorare gli attivisti ai risultati e convincerli, come voleva il Movimento degli inizi, che si può lavorare con (quasi) chiunque, l’importante è lavorare sui temi. Quindi mostra un libretto giallo, distribuito alla folla, con la lista di promesse da realizzare: “Abbiamo ancora tre anni di governo per completare la lista. Ma quello che proponiamo noi è di destra o di sinistra? Secondo me è una novità”. Tra le proposte nuove, che appunto finora non erano state affrontate, c’è la riforma di quelli che chiama “i gironi infernali” della burocrazia per i cittadini. “Noi dobbiamo riorganizzare lo Stato, fare una grande riforma, anche costituzionale, perché si aiutino i cittadini a uscire dall’inferno in cui sono stati cacciati”.

Il capo politico sceglie di chiudere con un appello alla responsabilità dei militanti. Come a dire che, se vogliono criticarlo, prima devono mettersi in gioco personalmente. “Noi abbiamo vissuto 10 anni in cui siamo stati arrabbiati, non abbiamo mai odiato. Sono stati 10 anni in cui la rabbia l’abbiamo canalizzata in questo progetto grazie a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, ma non possiamo stare noi sulle spalle del Movimento nei prossimi 10 anni. Nel senso che siamo stati arrabbiati per 10 anni e quella rabbia è stato il nostro carburante per cambiare le cose. Non dobbiamo essere più arrabbiati, ma dobbiamo caricarci sulle spalle il Movimento e dobbiamo coinvolgere tante altre persone con il ragionamento e lo studio”. Questo, “se vogliamo pensare in grande”. “Io ve lo dico”, è la promessa finale, “non scapperemo dalle nostre promesse”. Segue un lungo applauso e dà la parola al capo del governo con cui spesso si contende i riflettori: “Sono contento di aver rinunciato a fare il presidente del Consiglio perché ho permesso a Giuseppe Conte di diventare premier”. La platea esplode e si alzano tutti in piedi.

Conte: “Avete portato il vento della rivoluzione”
Per il premier Conte è il secondo anno consecutivo sul palco di Italia 5 stelle: se la prima volta è stato il debutto per fare amicizia con la base che lo ha incoronato, oggi è stata la consacrazione di quello che si conferma uno dei leader più forti che ha il Movimento. “Io sono davvero felice di essere qui a festeggiare il vostro compleanno. E sono molto felice di farlo a Napoli: i greci la chiamarono ‘nuova città’. Noi stiamo lavorando alla nuova polis, alla nuova Italia”. Mai prima d’ora il premier aveva usato parole così vicine al linguaggio del Movimento: “Io vi ho conosciuto, mi hanno detto che voi portate l’antipolitica. Ma voi siete il trionfo della buona politica. Vi hanno detto che siete un Movimento anti-sistema, ma voi siete quelli che stimolano tutti a onorare le istituzioni. E come si onorano le istituzioni? Con comportamenti onesti, trasparenti. Con la correttezza”. Lo interrompe la folla che inizia a gridare, come ormai da rito, “onestà, onestà”. “Questa nuova polis su quali pilastri si regge?”, continua Conte. “Vogliamo lavorare a un patto con i cittadini onesti. Vogliamo convincere tutti i cittadini che pagando tutti, pagheremmo meno”. E quindi guardando la folla: “Avete portato il vento della rivoluzione“.

Il secondo pilastro della “nuova polis” è la giustizia: “Stiamo lavorando con Bonafede alla riforma della Giustizia perché ci siano tempi chiari e certi”. Un altro pilastro “sarà ridurre la burocrazia. Riformeremo l’intero quadro del nostro ordinamento: i procedimenti amministrativi devono essere chiari e trasparenti. I cittadini devono avere risposte di qualità in tempi brevi”. E, ultimo pilastro, l’ambiente: “Vogliamo poi un’Italia verde, che si sviluppi in modo sostenibile”. La chiusa è per “distinguersi dagli altri”: “Noi non parliamo di slogan, parliamo di progetti concreti. Risolveremo il problema dell’immigrazione non con lo slogan ‘porto chiuso’. Noi gli slogan li lasciamo a quelli che dicono che hanno le coperture finanziarie per regalare le tasse a tutti, per regalare i servizi a tutti quanti”. Un attacco diretto proprio agli ex soci di governo del Carroccio. Infine l’appello perché nessuno lo lasci solo: “La credibilità di questo governo dipende dal nostro impegno, ma anche dal vostro sostegno“.

L’intervento di Roberto Fico per “l’avanguardia” e contro “la nostalgia” – Sembra ieri che Roberto Fico si sfogava sul palco di Italia 5 stelle a Palermo contro “i protagonismi dei colleghi”. Oggi, è un’altra persona e soprattutto il suo dissenso si è incanalato saldamente al fianco di Di Maio. Spetta a lui parlare ai più amareggiati. “Noi ci possiamo raccontare solo con quello che facciamo”, è l’inizio. “E’ l’esempio e il modo di stare nelle istituzioni, è quello che è importante. I cittadini si devono rispecchiare nelle istituzioni”. Fico parla con il cuore perché c’è da sempre e proprio da Napoli per lui tutto è iniziato. “In questa Arena Flegrea, nel 2007, noi del Meetup di Napoli abbiamo fatto il primo intervento”, racconta. “E io l’ho fatto. Ma non voglio parlare con nostalgia. Il Movimento è come un treno che sta facendo un percorso”. “La domanda che ci dobbiamo fare è: chi siamo oggi, che strada vogliamo percorrere, che Movimento vogliamo diventare. Non possiamo essere il Movimento delle origini, perché vorrebbe dire che siamo uguali a noi stessi e siamo in un Movimento che cambia velocemente”. E ancora: “Noi non siamo più quelli di prima e dobbiamo chiederci chi vogliamo essere. Ci sono una marea di contraddizioni, ma è anche una forza”. Nelle sue parole, la sofferenza di stare dentro i palazzi del potere, loro che fino a oggi li osservavano da fuori: “Oggi che siamo istituzioni, dobbiamo dare risposte veloci e celeri. Perché la piazza dei ragazzi che protestano per l’ambiente sarà una nuova avanguardia. Noi siamo un’avanguardia“. Il suo è un discorso per l’inclusione: “Nessuno deve sentirsi escluso, tutti devono pensare che sono al centro di un cambiamento”. E “dobbiamo sempre guardare avanti e pensare che noi vogliamo fare il bene dei cittadini. Coscienti di un mondo che sta cambiando attorno e noi con lui. Questo Movimento è la mia casa, con tutte le fatiche e le stanchezze. Questa è stata, è e sarà un’avventura straordinaria. E la parola d’ordine è sempre: insieme”. Poi il saluto che dice tutto: “Vi voglio bene”.

Davide Casaleggio: “Ogni volta che ci hanno negato un diritto siamo cresciuti” – A differenza del solito, parla a lungo anche Davide Casaleggio e non si risparmia i commenti politici. “Noi abbiamo avuto un momento di svolta, ogni volta che ci hanno negato un diritto”. E l’ultima volta, secondo il figlio del fondatore del Movimento, è stato quando “hanno negato al Movimento la maggioranza in Parlamento. Ogni volta che ci hanno negato un diritto siamo cresciuti”. E, “certo ci siamo fidati della parola delle persone che non hanno onorato il loro impegno fino in fondo. Però è giusto farlo”.

Casaleggio cita il padre, parlando della piattaforma Rousseau, e inizia un lunghissimo applauso della folla. “I Meetup ci hanno aiutato ad aggregare le persone intorno a delle idee”, continua. “Il Meetup ci ha portato al governo, Rousseau ci permette di saldare la volontà del Movimento con tutti i rappresentanti delle istituzioni”. “Ci sono molti strumenti che ci permettono di avere valore per la nostra comunità”. E per questo, accenna velocemente: “Voglio mandare un bacio ad Alessandro”. Il riferimento è a Di Battista, assente per la prima volta a Italia 5 stelle perché in questo momento sta affrontando un problema personale. “Come Movimento abbiamo combattuto le nostre battaglie con due armi, l’esempio e la comunità. Perché noi assieme possiamo fare la differenza. Quando penso al motivo per cui esiste il Movimento, penso che sia fare la differenza“.

Grillo show: prima in video come Jocker, poi sale sul palco e si prende la scena – L’assolo di Beppe Grillo è come sempre quello che dà un senso a tutto il racconto del Movimento. Lui che si fa presentare come l’elevato rimane dietro le quinte per tutto il giorno e fino all’ultimo sembra che nemmeno salirà in scena. “Io ho deciso di non venire”, dice in video truccato da Jocker, “perché mi avreste chiesto i piani. Io non faccio piani, il caos è la più grande forma di democrazia di questo secolo. Io sono il caos. Sono io il vero caso”. E’ una finta. Si accendono le luci e sale sul palco. E la prima battuta è per prendere in giro l’inglese di Di Maio. Come a dire che comunque vada, nessuno deve prendersi sul serio. “Oggi eravamo io, Gunter e Casaleggio. Di Maio mi traduceva dall’inglese non capivo niente”. Ridono ancora.

Ma nel comizio di Grillo c’è molto di più. “La depressione è cosmica. E’ giusto che tu sia depresso. Altrimenti saresti pazzo. E’ come il paradosso di Teseo. Andava da Sparta ad Atene con la nave, poi cambiava tutti i pezzi. La nave di Teseo era quella giusta o era un’altra? Noi abbiamo cambiato tanti pezzi dentro. E questo è un momento che dovete percepire come meraviglioso. Noi siamo cambiati. Ed è giusto questo cambiamento. Quando senti il segretario del Pd che dice ‘tu vali tu’ è meraviglioso. Non si capisce cosa voglia dire, ma è meraviglioso. Quando Renzi pianta un albero ogni iscritto, ora ha piantato due piantine, è meraviglioso”. Perché “stiamo dando una narrazione al Pd“. E secondo Grillo questa è la soluzione: “Fargli credere che ci hanno pensato loro”.

Poi rivolto a Conte e Di Maio, dice: “Prima c’è stato una specie di Porta a porta”. Prende in giro i due leader principali del Movimento e la platea scoppia a ridere. Quindi i parlamentari: “Guadagnano 6mila euro al mese. Maledetti”. La folla ride. E ancora su Conte: “L’unico problema sono quelle adenoidi lì, dovremmo fargliele curare..”. Grillo può tutto: prendere in giro i suoi e rinfrancarli. Una frase dopo l’altra e funziona. “Non voglio che stiamo sempre lì a parlarci addosso..”. E alla platea: “Vaffanculo ve lo dico io, se no non facciamo mai niente”. Nel caos del suo monologo butta lì anche una delle sue proposte a cui tiene di più: “Io vorrei che le forze portassero avanti un reddito universale. Quando nasci hai diritto a un reddito”. Non c’è più tempo, forse se ne parlerà. “Andate e spargete il verbo”, è la sua ultima frase.