Calcio

Juventus, il boicottaggio a Ronaldo e la legge non scritta sui palloni: quando arrivano in curva, devono essere consegnati agli ultras

I capi ultras bianconeri, arrestati lunedì nell’operazione “Last Banner”, non si ponevano limiti nel ricattare la società per ottenere benefici e se serviva arrivavano a colpire anche simboli e giocatori della propria squadra. E' il caso del portoghese, mal visto anche per aver lanciato un pallone in tribuna invece che alla Scirea. La testimone: "A me è stato strappato dalle mani"

Colpire i simboli, i giocatori della propria squadra, anche le star. Nella loro ottica, quella di spingere la società a cedere biglietti, abbonamenti e borsoni con maglie e tute, i capi ultras della Juventus, quelli arrestati lunedì nell’operazione “Last Banner, non si ponevano limiti. Così prendevano di mira i due acquisti dell’estate 2018: Cristiano Ronaldo e Leonardo Bonucci, l’attuale capitano. Ma pretendevano anche che gli venissero consegnati tutti i palloni calciati in curva, se serviva con la forza.

Gli ultras fin da subito dimostrano di non aver in simpatia il portoghese 5 volte pallone d’oro: già il 16 luglio 2018 boicottano la presentazione ufficiale di CR7: “I gruppi non ci saranno e che proprio per questo sabato si terrà una riunione con tutti gli altri gruppi per dirgli che nessuno si deve presentare”, annunciava l’11 luglio Salvatore Cava, uno dei “colonnelli” del leader dei “DrughiDino Mocciola, alla leader dei “Drughi Marche” Elena Guida. Ufficialmente, scrivevano poi in un manifesto firmato “Curva Sud”, era una “forma di rispetto e solidarietà con quanti non sono stati in grado o non lo saranno a rinnovare l’abbonamento a causa dei vertiginosi aumenti subiti di anno in anno”. Insomma, i gruppi della Curva Scirea non riservano una buona accoglienza per Cristiano Ronaldo, ma alla Continassa tutti gli altri tifosi bianconeri non fanno mancare il loro supporto.

Gli ultras continuano a mugugnare e a non apprezzare il portoghese che ai loro occhi appare irrispettoso. Un episodio, riportato dal Corriere della sera, lo rivela. Nel settembre 2018, al termine di una delle prime partite allo Stadium, Ronaldo calcia il pallone verso la tribuna, in omaggio a qualche fortunato. Qualcosa di mai visto: “Oh, ma quello non sa come funzionano le cose?”, commentano due ultras al telefono. Avrebbe dovuto calciarlo verso la Curva Scirea: chiunque l’avrebbe preso avrebbe poi dovuto consegnarlo, con le buone o con le cattive maniere, ai capi. Lo spiega anche una tifosa sentita come persona informata sui fatti dagli agenti della Digos di Torino, guidata dal dirigente Carlo Ambra: “Un altro atteggiamento prepotente degli ultras è quello che attuano tutte le volte che in curva arriva un pallone e che viene preso da qualcuno che non appartiene ai gruppi organizzati – racconta la donna -. Quando succede qualcuno degli ultras pretende con arroganza che il pallone gli venga consegnato e, se ciò non avviene, vengono anche a prenderlo di persona. A me, ad esempio, è capitato che mi strappassero un pallone dalle mani, che per caso ero riuscita a prendere, lo scorso campionato durante una partita”. Insomma, non si fermano neanche davanti a una donna. “Tutti osservano questa regola non scritta”, aggiunge un altro. La Digos, nei quindici mesi dell’indagine, riesce a documentare alcuni episodi e a denunciare gli autori per violenza privata.

Un altro giocatore preso di mira e contestato, anche qui nell’ottica di spingere la Juventus a scendere a patti, è l’attuale capitano Leonardo Bonucci, tornato al club torinese nell’estate 2018 dopo una stagione al Milan. “Mercenari non ne vogliamo. Sciacquati la bocca”, era lo striscione (col riferimento alla sua esultanza) esposto dalla Curva Sud nella partita allo Stadium contro la Lazio il 25 agosto 2018. Ma era una finta, una “scusa” per dirla con Cava dei “Drughi”. “Lui si trova in mezzo – spiegava ancora Fabio Trinchero dei “Vikings” a un’amica di Bonucci che avrebbe dovuto riferire tutto al difensore -, è un tramite che paga anche la situazione del momento”. Per il gip Rosanna Croce, “il reale motivo della contestazione non era una rimostranza per l’ ‘infedeltà’ di cui aveva dato prova Bonucci ma, ancora una volta, la mancata concessione di biglietti gratuiti e il taglio delle agevolazioni all’ambiente ultrà”. Poi, però, gli ultras chiedevano alla Juventus anche inviti alle feste con i calciatori. Magari per avere una foto da utilizzare come trofeo per incrementare la loro influenza sul gruppo.