Cinema

Alain Delon sta meglio, mon chéri bonne chance à toi

Fin da giovane sei stato l’uomo più invidiato al mondo. Tra i più desiderati al mondo. Fama, successo e belle donne, cosa vuoi di più. Hai snobbato Hollywood e la Nouvelle Vague. La vita ti aveva già dato tutto. Invece il lento potere distruttivo della malattia dell’anima ti ha cambiato. Ho una mia teoria, condivisa con il mio amico medico Nicola Amenta, l’ictus è la rottura di un “ramo” di radici, già compromesse dalla brutta bestia della depressione, che non irrorano più il giardino del cervello.

Quando ti ho visto all’ultimo Festival di Cannes, il più (ex) bello di tutti i belli, che sventolavi il tuo trofeo alla carriera con malcelata aria di contentezza, ho pensato, e non sono stata la sola, guarda come si è ridotto il mio idolo di giovinezza. Volevamo tutte essere Angelica in vaporoso abito di pizzo bianco (l’indimenticabile musa Claudia Cardinale), per specchiarci nei tuoi occhioni blu, a passo di valzer nella magnifica scena de Il Gattopardo. Entrambi irresistibili.

Ci siamo tutte innamorate di quella tua aria un po’ insolente in Rocco e i suoi fratelli. Invece adesso sei stato preso un po’ di mira dalle femministe e dai gay per alcune tue sortite poco appropriate (come quando al culmine di una polemica sull’omosessualità, lui rispose: “Vivo male questa epoca che banalizza ciò che è contro natura”). E ti sei presentato a Cannes con occhi gonfi di notte insonne a chiederti il (non) senso della vita, pancia pronunciata, compagna di qualche bottiglie di superalcolico di troppo per alleggerirti la zavorra esistenziale. E ti sei sciolto in lacrime nell’amara ammissione: “E’ la fine della mia carriera, è la fine della mia vita”. Non ancora.

Come era cominciata la sua favola? Figlio di un salumiere, poco incline agli studi. “Non sapevo fare niente”, tue testuali parole. Dunque attore per caso. E solo per diritto di bellezza. Ti dicevano: “Non recitare, vivi”. Tutto qua. Ecco alcune perline della tua ultima apparizione festivaliera. “Mi sono accorto presto che mi guardavano tutti. Le donne erano pazze di me e per loro ho sempre voluto essere il più bello, il più grande, il più forte: per leggerglielo negli occhi. Sono state loro, le donne, a spingermi a fare questo mestiere”.

Mon chéri, sei sempre stato il più amato. Hai spezzato il cuore a Romy Schneider, già l’iconica e famosissima imperatrice Sissi. Lei parte per girare un film e quando torna, tu le fai trovare un biglietto: “Parto per il Messico con Nathalie”. Forse il rimorso di quel gesto ti ha spinto a ricordarla a Cannes: quando dichiarasti di non riuscire più a vedere il film La Piscina con Romy che ti sussurra “Ti amo” mentre tu sapevi che non c’era più. Il tuo bollettino medico migliora, Alain, l’amateur, ce la puoi ancora fare. Siamo in molte ancora a palpitare per te!
Bonne chance à toi.