Donne

Ddl Pillon, a Roma i suoi sostenitori hanno mostrato il loro vero volto: quello della violenza – Replica

Ieri a Roma, nel I Municipio, i sostenitori del disegno di legge Pillon, uomini legati ai gruppi dei cosiddetti padri separati hanno mostrato il loro vero volto. Era presente il senatore Simone Pillon per l’evento “Famiglia e natalità. Quali politiche per affrontare il drammatico invecchiamento della nostra società” e le attiviste di Non una di meno hanno cominciato una protesta contro chi vuole riportare la società italiana agli anni 30. Sono state insultate in modo becero e sessista. Le parole? Le solite, sempre le stesse. Quelle che misogini e machisti amano spendere quando vogliono svilire le donne: “zoccole”,  “avete dieci amanti a testa” ecc. Poi questi provetti papà si sono anche vantati di “aver fatto un culo così alle ex mogli” (sul blog di Luisa Betti Dakli potete leggere la cronaca dei fatti) e chissà che penserebbero i loro figli se sapessero che il papà parla così della mamma.

Ma la cosa non si è limitata agli insulti, perché uno di loro si è alzato, ha strappato uno striscione dalle mani di Maria Brighi – un’attivista della Casa Internazionale delle donne – l’ha strattonata e spintonata fino a farla quasi cadere a terra e si è scagliato contro le attiviste, più volte. Sguardi minacciosi, ingiurie, aggressioni fisiche sono le stesse modalità che usano gli uomini violenti quando devono mettere a tacere le compagne, le mogli, i figli per imporre la loro dittatura privata. I sostenitori di Pillon stanno diventando nervosi e parecchio: si aspettavano che il loro sogno si avverasse in fretta, ma tarda a realizzarsi a causa della resistenza delle femministe e delle attiviste dei centri antiviolenza D.i.Re, che si stanno battendo perché il ddl 735 sia ritirato e  hanno lanciato una petizione che ha raggiunto 138mila firme.

Simone Pillon aveva promesso che entro Natale il ddl sarebbe stato approvato. Non è stato così. Quel deprecabile progetto dovrà attendere e non sarà così facile da realizzare. Tutto l’impianto del disegno di legge Pillon – e di altri disegni di legge presentati in Parlamento con analoghi contenuti – mirano a ripristinare una società neo-patriarcale, dove l’uso della violenza machista contro mogli e figli sia nuovamente permessa. Le donne messe a tacere e rivittimizzate con la minaccia della decadenza della responsabilità genitoriale, ottenuta con le accuse di alienazione parentale. Una teoria priva di fondamento scientifico che trova applicazione solo nelle relazioni di alcune Ctu (consulenze tecniche d’ufficio, pagate profumatamente), incaricate dai giudici di valutare le competenze genitoriali durante le separazioni giudiziali.

Quando un bambino si rifiuta di vedere il padre senza considerare se ci siano state violenze o abusi sessuali, la sentenza delle Ctu pasiste è sempre la stessa: la paura del bambino è frutto di manipolazioni di “madri malevole” che perdono spesso la responsabilità genitoriale. È a causa di questa teoria fraudolenta che tre bambini – Federico Barakat, Davide e Andrea Iacovone – non furono tutelati dalle istituzioni e vennero uccisi dai loro padri. Andrea Coffari nel suo libro Rompere il silenzio. Le bugie sui bambini che gli adulti si raccontano ha denunciato come la Pas (o Ap, “sindrome da alienazione genitoriale”) vìoli i diritti dei bambini nei tribunali italiani.

Inoltre, nei giorni scorsi ha anche stigmatizzato le dichiarazioni di Salvatore Dimartino, un esponente di Mantenimento diretto, che in un post ha scritto: “la gravità dei fatti o delle violazioni dei doveri riferiti non costituisce motivazione idonea all’adozione di provvedimenti limitativi del rapporto genitoriale e della conseguente responsabilità”. “La gravità dei fatti” gli ha risposto Coffari indignato: “sono incesti, pedofilia, perversioni, violenze, maltrattamenti, secondo i seguaci di Pillon un padre può permettersi tutto, davvero tutto contro i propri figli, ma avrà sempre diritto di frequentarli e di esercitare su di loro la responsabilità genitoriale”.

Sono in atto tentativi di azzerare tutto ciò che è stato costruito in 50 anni in Italia a tutela di donne e bambini contro l’arbitrio e la violenza del padre-famiglia, che fino al secolo scorso poteva stuprare la moglie o avere sconti di pena se uccideva per motivi di “onore”. Questi tentativi sono parte di una controriforma più ampia. Lo ha messo in evidenza la puntata di Presa Diretta andata in onda lunedì scorso, “Dio, Padre, Famiglia”, dando la parola ai rappresentanti di gruppi di cattolici oltranzisti che negano la violenza contro le donne e i bambini, mettono in discussione il diritto al divorzio e la legge 194 e persino il diritto delle donne di andare a lavorare. Vorrebbero anche imporre alle donne il ruolo procreativo per scongiurare la crisi demografica del Paese, senza curarsi che le donne abbiano ben altri progetti che non sfornar figli per la Patria. Una puntata che ha smascherato le deliranti ideologie di estremisti di destra e integralisti religiosi: una minoranza nel Paese, ma che si è fatta pericolosa perché nella Lega Nord ha trovato spazio e nuova forza.

Simone Pillon non si è scusato per la violenza dei suoi sostenitori, non è stato nemmeno un pochetto imbarazzato e su Facebook ha appellato le attiviste di Non una di meno “nazifemministe”, accusandole di essere favorevoli all’utero in affitto. In effetti il senatore Pillon è contro la locazione: lui e i suoi sostenitori l’utero delle donne lo vogliono in proprietà del marito e a disposizione dello Stato. Il nostro utero ce lo vorrebbero gestire loro. Le femministe glielo diranno ancora forte e chiaro: tenete le vostre manacce lontane dai nostri corpi.

@nadiesdaa

Riceviamo e pubblichiamo la risposta di Salvo Dimartino

Aveva ragione Umberto Eco, quando diceva che “Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria”. Non esiste altra spiegazione alla mole di insulti e manipolazioni del pensiero altrui che sono stati rovesciati in questi mesi addosso a coloro che chiedono di rendere effettivo il diritto dei bambini a stare con entrambi i genitori quanto più tempo possibile anche dopo la loro separazione. Non saranno tuttavia queste mistificazioni a fermare il cammino del Ddl 735: presto si diraderà la nebbia che nasconde gli interessi economici di chi oggi nega tutela alle vere vittime di abusi e violenze e sottrae diritti a incolpevoli bambini grazie a stereotipi culturali omologanti.

A questo, con buona pace della signora Somma, mirano gli emendamenti al Ddl 735 depositati da Mantenimento Diretto presso la Commissione Giustizia del Senato: garantire ai bambini, sulla scorta della pressoché unanime letteratura scientifica, una relazione genitoriale piena che favorisca il loro benessere psicofisico attraverso la cura e l’accudimento diretto senza alcuna distinzione di genere ed evitare che chi giudica debba farlo sulla base di accuse tanto gravi quanto prive del necessario supporto indiziario.

Con queste finalità siamo più volte scesi in piazza, e presto lo faremo anche con iniziative scientifiche e culturali che mettano in luce la ricchezza della bigenitorialità ed il vuoto intellettuale di certa spazzatura pubblicitaria istituzionale o di aziende che promuovono stupidi clichè di ruolo nel silenzio delle associazioni femministe che dalle stesse ricevono sostegno. Onore e merito dunque a questa maggioranza di governo che ha inserito tra i suoi punti di programma la riforma della L. 54/06 ed a quanti, dall’opposizione parlamentare, scenderanno dalle barricate ideologiche e vorranno confrontarsi nel merito dei problemi senza alcun arroccamento.

Risposta di Nadia Somma

“Ci vuole qualcuno da odiare per essere giustificati nella propria miseria”. Penso che il signor Dimartino abbia citato a proposito Umberto Eco perché quella frase si adatta perfettamente a coloro che hanno ingiuriato e aggredito nel Municipio I, le attiviste che erano andate a protestare contro il ddl Pillon. Donne che, con buona pace del signor Dimartino e degli insulti sessisti o di altre forme di intimidazione, continueranno a battersi contro disegni di legge iniqui e altri  progetti politici volti a portare indietro di 50 anni il diritto di famiglia. Inoltre non posso che essere d’accordo con lui sulla condivisione del lavoro di cura tra uomini e donne solo che le lobby dei padri separati (tantomeno Mantenimento diretto) non hanno mai chiesto una legge che consenta ai lavoratori e alle lavoratrici, di usufruire di congedi di paternità e maternità di pari durata e non cedibili tra genitori, qualora decidano di avere dei figli. Evidentemente quello stereotipo sul lavoro di cura materno che lui critica tanto nella pubblicità “spazzatura” fa comodo a lui e ai suoi soci finché dura il matrimonio.

Riguardo al silenzio delle associazioni femministe sugli stereotipi della pubblicità mi pare che il signor Dimartino abbia avuto qualche svista: sono anni che il movimento delle donne denuncia sessismo e stereotipi nella pubblicità. Infine non posso che augurare in bocca al lupo per le prossime iniziative  di Mantenimento diretto. Il gruppo del signor Dimartino vanta 18mila associati (almeno così dicono) ma le firme raccolte a sostegno del ddl Pillon sono state appena 13mila. Mi pare che dobbiate darvi da fare parecchio per convincere 5mila dei vostri soci senza contare quei 4 milioni che a volte diventano 8 milioni (dipende dalle condizioni metereologiche o da chissà quali variabili con le quali si danno i numeri) di quei padri separati che appoggerebbero il ddl Pillon. Buon lavoro.