Donne

Diritti donne, lo schiaffo di Marie e la legge francese sulle violenze sessuali. L’Italia prenda esempio

Il 1 agosto l’Assemblea nazionale francese ha approvato in via definitiva la legge, promossa dalla ministra per le Pari opportunità francese Marilene Schiappa, contro le violenze sessiste e sessuali che prevede la sanzione delle molestie in luoghi pubblici e sui mezzi di trasporto: chi seguirà una donna, la minaccerà o la insulterà con gesti o commenti a sfondo sessuale sarà punito con una multa fino a 750 euro.

La legge è stata approvata pochi giorni dopo la divulgazione di un video che mostra l’aggressione ad una giovane donna nei pressi di un bar, a Parigi. Lei si chiama Marie Laguerre, lui al momento non ha un nome ma si spera sia identificato e punito. È un uomo che, come tanti altri, ha pensato di avere il diritto di umiliare una sconosciuta incrociata per caso in strada. Marie ha risposto allo sconosciuto dicendogli “chiudi quella bocca” e per questo è stata inseguita e schiaffeggiata. Dopo questa brutta esperienza ha deciso di pubblicare il video sul suo profilo Facebook denunciando l’aggressione: “Non è l’unico. Le molestie sono quotidiane. Questi uomini, credono che  sia loro tutto permesso per la strada e non sopportano se ci offendiamo, è inammissibile. E’ ora che questi comportamenti cessino. #NousToutes“.

In poche ore il video è diventato virale ed è stato visto da più di due milioni di persone. “Lo schiaffo di Marie” è diventato una notizia che ha superato i confini francesi mettendoci di fronte, ancora una volta, al problema del sessismo e tutto questo avviene a pochi mesi dallo svelamento collettivo del fenomeno delle molestie e dei ricatti sessuali grazie al movimento #MeToo, perché le molestie sessuali non sono maldestri tentativi di corteggiamento, né  spavalde dichiarazioni di interesse sessuale ma dimostrazioni di potere e arroganza.

Ma che cosa spinge gli uomini – anche giovani che sono nati dopo le conquiste delle donne – a insultare, importunare, disturbare una donna che incrociano per strada o addirittura, come in questo caso, a reagire con violenza se questa mostra di non gradire insulti e volgarità e risponde a tono? Nel 2014 venne diffuso il video di una ragazza che a New York cammina per strada ricevendo in pochi giorni decine di molestie, nello stesso anno è stato realizzato un video analogo in Italia, a Napolianche qua decine di approcci non richiesti.

Molte ricorderanno poi la foto An american girl in Italy, scattata nel 1951 a Roma, che ritrae la 23enne Ninalee Allen Craig (scomparsa recentemente) camminare in fretta per sottrarsi agli sguardi di un gruppo di uomini in evidente ostentazione viriloide. Quella foto di 50 anni fa, richiama alla memoria la foto scattata a una donna, in Afganistan, da Pino Settanni. Oltre il tempo e i confini georafici, l’attraversamento dello spazio pubblico da parte delle donne incontra l’esercizio del potere maschile. Attraverso sguardi, parole, gesti che oggettivizzano, le donne sono messe in una condizione di insicurezza e di percepirsi (e questa è la cosa peggiore) come oggetti sessuali.

È in gioco ancora una volta, la libertà delle donne. La questione maschile deve essere messa al centro dell’attenzione delle politiche europee perché avvenga un cambiamento positivo nelle relazioni tra uomini e donne che separi desiderio e sessualità da violenza e dominio. Ora una legge in Francia metterà dei paletti arginando comportamenti che sono sempre stati accettati come esuberanze virili e saranno punite quelle manifestazioni di sessismo e machismo che certamente avremmo preferito fossero cancellate da mutamenti culturali profondi. Così non è stato, non ancora. C’è bisogno di una legge anche per far capire che le donne hanno il diritto di vivere lo spazio pubblico e di camminare per strada o di prendere un autobus senza essere disturbate o sentirsi aggredite.

Sarebbe auspicabile che anche nel nostro Paese si affrontasse il problema delle molestie sessuali che non sono previste nel codice penale come un reato autonomo. Nel caso che una donna denunci di aver subito una molestia, i giudici valutano se il fatto può configurarsi come tentata violenza sessuale o violenza sessuale (oppure si fanno rientrare le molestie sessuali nel più generico reato di molestie) lasciando senza sanzioni comportamenti che difficilmente possono rientrare nei casi previsti dall’articolo 609 bis. Si lascia un ampio margine di interpretazione ai magistrati (tempo fa Fabio Roia, magistrato penale, presidente di una sezione del Tribunale di Milano ha risposto alle domande di una giornalista su cosa sia una molestia e cosa no, secondo le leggi del nostro Paese) col rischio di valutazioni impossibili quali per esempio se la mano col corpo di una donna è posta “con spirito goliardico” e “senza morbosità” (Corte di Cassazione).

Quello che rischia di restare fuori dalle valutazioni dei giudici è la percezione di chi ha subito la molestia ma anche la pervasività di comportamenti scorretti, aggressivi o volgari che molte donne affrontano quotidianamente per strada. Tutte le donne hanno il diritto ad attraversare lo spazio pubblico senza subire molestie sessuali e attenzioni non richieste. Che gli uomini imparino a chiedere il permesso.

@nadiesdaa