Scuola

Legge di Bilancio, fondi all’esenzione dalle tasse universitarie e più soldi alle materne paritarie. Scuola, cosa cambia

Ecco le modifiche più importanti alla Legge di Bilancio approvate in Commissione prima del voto di fiducia dell’aula. Per maestri dell'infanzia e insegnanti di sostegno tutto rimandato al Senato. Dopo il referendum

Più soldi per il diritto allo studio e le esenzioni sulle tasse universitarie, che potrebbero arrivare a riguardare complessivamente quasi un milione di universitari in tutto il Paese. Più fondi per le scuole paritarie materne. Una mancetta anche per l’Anvur, la criticatissima Agenzia Nazionale per la Valutazione che potrà assumere altri 15 dipendenti. Ma ancora nulla di fatto per le attese stabilizzazioni dei maestri dell’infanzia, per i quali il discorso è rimandato almeno al Senato. Sono queste le modifiche più importanti alla Legge di Bilancio approvate in Commissione alla Camera per quanto riguarda l’istruzione, prima del voto di fiducia dell’aula.

“NO TAX AREA” FINO A 30MILA EURO E ANCHE PER I DOTTORANDI NON BORSISTI – Di emendamenti ne erano stati presentati a decine: alcuni rivoluzionari e con nessuna chance di approvazione, dalla riapertura delle Graduatorie ad Esaurimento per i precari della scuola ad una nuova mobilità straordinaria per i neoassunti; altri, come la proroga di sei mesi per le deleghe della Buona scuola non sono neppure stati ammessi (il che costringerà il governo a chiudere entro gennaio le complesse riforme dell’infanzia, del sostegno e del reclutamento). Alla fine le novità principali riguardano quasi tutte l’università e il diritto allo studio, in particolare la cosiddetta “no tax area”: il maxi-emendamento di commissione firmato dalla deputata Pd Manuela Ghizzoni (che recepisce alcune proposte di Gianluca Vacca del Movimento 5 stelle) la allarga anche alla lauree specialistiche e ai dottorandi non borsisti (prima era prevista solo per le triennali e quelle a ciclo unico). Restano esentati completamente dal pagamento delle tasse gli iscritti con reddito familiare fino a 13mila euro; la fascia intermedia dell’esonero parziale, però, sale da 25mila a 30mila euro di Isee. Per tutti questi studenti le tasse non potranno superare la cifra di mille euro all’anno (anche perché l’aliquota di pagamento sull’eccedenza rispetto al tetto Isee scende dall’8 al 7%). L’intervento vale complessivamente 15 milioni di euro in più nel 2017 e 20 milioni nel 2018: a regime la nuova “no tax area” varrà oltre 100 milioni di euro e dovrebbe coinvolgere tra esenzioni totali e parziali quasi un milione di universitari in tutto il Paese.

ASSUNZIONI MAESTRI IN STAND-BY – Quasi tutto confermato, invece, per il mondo della scuola: qui le modifiche in ballo erano più delicate, e visti i tempi serrati il governo ha preferito accantonare gli emendamenti e rinviare la discussione a Palazzo Madama. È andata bene soprattutto alle paritarie materne, che strappano altri 25 milioni di euro oltre ai 25 già previsti in origine; così il nuovo fondo arriva a toccare i 50 milioni, ma l’aumento sarà compensato da un taglio di pari misura ai finanziamenti per gli sgravi alle famiglie che iscrivono i propri figli alle private. Il totale dei contributi supplementari stanziati per le paritarie resta invariato a quota 100 milioni (ce ne sono 25 anche per gli alunni disabili). Ci sono anche due milioni di euro in più per finanziare il fondo per il risarcimento ai precari (dopo la storica sentenza della Corte europea che ha sancito l’abuso di incarichi a tempo determinato da parte dello Stato), mentre un emendamento a firma Pd specifica che il nuovo limite di 36 mesi per i contratti di supplenze sarà valido solo a partire dal 1° settembre 2016. Nulla di fatto, invece, per gli insegnanti di sostegno (per loro si chiedeva di precisare una quota di 5mila posti sul totale delle nuove 25mila stabilizzazioni) e per i maestri d’asilo: la proposta anticipata da ilfattoquotidiano.it di un mini-potenziamento da mille a cinquemila posti resta in piedi , ma per il momento non è arrivato il via libera sulle coperture economiche. Se ne riparlerà al Senato. Dopo il referendum, però. Quando tante cose potrebbero essere cambiate, anche per il Ministero dell’Istruzione.

Twitter: @lVendemiale