Cinema

Festival di Cannes 2015, ma quello dell’Italia non è un exploit

Nei giorni scorsi un po’ dovunque si leggeva dell’exploit del cinema italiano per la presenza di tre film in concorso al Festival di Cannes 2015: Il Racconto dei racconti di Matteo Garrone, Mia Madre di Nanni Moretti, Youth – La Giovinezza di Paolo Sorrentino.

Le tre pellicole hanno colpito, in maniera differente, a leggere le cronache degli inviati sulla Croisette, le menti e i cuori dei giurati. E c’è quindi la speranza che qualche premio, se non il Premio, arrivi in Italia. Con la presentazione dell’ultimo film in concorso il Macbeth di Justin Kurzel con i divi Fassbender Cotillard è partito il toto Palma, ma solo domani sapremo.

È ingeneroso, intanto, parlare però di sorpresa perché i tre registi italiani da tanti anni fanno buon cinema e regalano emozioni. Senza contare che tutti e tre hanno già vinto a Cannes: Moretti la Palma d’oro nel 2001 con La Stanza del figlio, mentre nel 2008 Gomorra di Garrone fu premiato con il Grand Prix e Il divo di Sorrentino con il riconoscimento della giuria, oltre a quello per i valori tecnici.

Ma anche se la squadra tricolore non dovesse portare a casa un premio, non bisognerà parlare di delusione o fallimento perché le tre pellicole sono tra le migliori viste dai critici e anche dal pubblico. E non dimentichiamo che La Grande Bellezza ignorato nel 2013 dalla giura ha poi trionfato agli Oscar 2014. Infine le pellicole sono state già acquistate per finire nelle sale di tutto il mondo.

Gli italiani dovranno vedersela con pochi titoli forti: Saul Fia (Son of Saul) dell’ungherese László Nemes e Carol di Todd Haynes. Olocausto e l’amore omosessuale sono temi che non lasciano mai indifferenti. Quanto ai cinque titoli francesi in concorso, su di loro è stato detto tutto il male che si poteva. Noi invece preferiamo pensare che alla giuria guidata dal genio dei fratelli Coen sia rimasta incantata dalla magniloquenza carnale del Racconto garroniano, dalla lento e lucido addio a una madre o dalle dense eppure lievi riflessioni su amicizia, tempo e vecchiaia nello sguardo sorrentiniano.