Economia

Recessione, Boeri: “Gli errori di Renzi? Troppe riforme e senza coperture certe”

Il premier "è partito con un'agenda ambiziosa - spiega il docente di Economia della Bocconi - ma sarebbe stato meglio fare una cosa sola e farla bene", cominciando da lavoro, giustizia o Pubblica Amministrazione. Ora la batosta arrivata dall'Istat, l'Italia è in recessione: "Ma il problema non sono i decimali, il -0,1 oppure il -0,2%. Il messaggio è che l'Italia è una malata grave e la maggioranza non ha le idee chiare su cosa vuole fare"

Subito avanti con cinque riforme. Dopo la batosta, Matteo Renzi rilancia, com’è nel suo stile. L’Istat ha certificato l’Italia è piombata di nuovo in recessione, ma con quelle “garantisco la crescita”, ha ribattuto il premier in un’intervista al Messaggero. Il “gambler in a rush”, il giocatore d’azzardo che va di fretta come lo ha ribattezzato l’Economist, tira dritto per la propria strada in una bulimia riformatrice che finora ha prodotto tanti incipit entusiasti (e magari anche promettenti) e pochi approdi concreti. Ma che, stando agli indicatori economici e ai pareri degli economisti, non sembra quella giusta. 

Partiamo dal presupposto che i problemi dell’economia non si risolvono in pochi mesi, però…”. Però, professor Tito Boeri? “Però il governo è partito in quarta con un’agenda di riforme ambiziose e non è andata molto oltre gli annunci. Doveva fare un’altra cosa: doveva cominciarne una e portarla avanti fino in fondo. Bastava fare una cosa e farla bene”. Eppure, secondo Boeri, docente di Economia alla Bocconi ed ex consulente di Commissione Ue, Bce e Banca Mondiale, la scelta era ampia: “Poteva cominciare dal lavoro, per esempio. Oppure dalla giustizia: le aziende straniere non investono in Italia per paura della lunghezza dei processi. Avrebbe potuto portare a termine la riforma della Pubblica Amministrazione, che è un fatt0re di competitività molto importante per le imprese”.

Invece? “Invece Renzi è partito da una misura come il bonus di 80 euro, commettendo un errore: non ha trovato subito i finanziamenti per renderlo strutturale. In questo momento le famiglie si domandano: ‘Quanto durerà?’. E questa incertezza pesa: se le persone non hanno la sicurezza che quei soldi continueranno ad arrivare anche in futuro, di certo non li spendono. Infatti gli effetti sui consumi sono risultati molto relativi”. Secondo molti sarebbe stato meglio abbassare il peso fiscale sulle aziende, tagliando l’Imposta regionale sulle attività produttive, ad esempio. “Il punto centrale sono sempre le coperture: se le imprese non hanno la sicurezza di poter contare su quelle risorse sul lungo periodo non investono e non assumono. Sarebbe stato meglio a questo punto, e lo dico da tempo, agire sui contributi sociali: sarebbe risultato più semplice e ne avrebbero beneficiato sia i lavoratori che le imprese”.

Ora la mazzata arrivata dall’Istat: per Boeri non era poi così difficile prevederla. “Renzi ha voluto negare la difficoltà del momento – continua il professore, fondatore del sito di informazione economica lavoce.info – quelle indicate nel Def sono stime di crescita non in linea con i dati che emergevano da tempo. C’erano segnali chiari, come l’andamento della produzione industriale: si prevedeva la stagnazione, ora l’Istat ci dice che siamo in recessione. Il problema, però, non sono i decimali, il -0,1 oppure il -0,2%. Il messaggio è che l’Italia è una malata grave, è afflitta da i grossi problemi di fondo che conosciamo e ha dovuto affrontare due pesantissime recessioni in pochi anni”. I pochi segnali positivi dell’inizio del mandato di Renzi sono stati spazzati via da un comunicato dell’Istituto centrale di statistica: “Anche tra il 2009 e il 2011 ce n’erano stati, ma la crescita era bassissima. Per ripartire davvero ci vuole ben altro”.

Gli appelli ad avere “coraggio e orgoglio, alla voglia di cambiare, a tirare dritto sul percorso delle riforme non bastano. “Il premier ha giocato fin dall’inizio la carta dell’ottimismo. Ma come dimostrano i 10 anni di politica economica di Berlusconi il falso ottimismo genera pessimismo. Oggi paghiamo lo scotto di quella decade sprecata: lui e Tremonti hanno avuto 10 anni per cambiare l’economia e la storia di questo Paese e ora siamo in questa situazione per colpa loro”. Renzi è partito di slancio, il suo dinamismo ha fatto intravedere la possibilità di una scossa positiva, ma nel bilancio pesano le molte riforme iniziate e non portate a termine come quella del lavoro, che per Boeri fotografa il momento che il governo e l’Italia stanno attraversando: “Perché il Jobs Act si è arenato in Parlamento? Perché la maggioranza non ha le idee chiare su cosa vuole fare”.

Aggiornato da redazione web alle ore 16.12