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Eurocrisi, un’estate calda per un autunno bollente

Nell’alta finanza serpeggia il nervosismo a causa dell’incertezza che caratterizza l’economia mondiale, e questo spiega l’atteggiamento schizofrenico dei mercati in preda ora alla smania di vendere ora a quella di comprare. Le domande relazionate ai fondamentali di economia sono tante: che succederà all’economia cinese? Rallenterà al punto di far precipitare le speranze della ripresa? Tante anche le incertezze relative alle strategie anti-recessive: l’esperimento giapponese funzionerà? E la Fed quando smetterà di stampare carta moneta per sostenere la ripresa degli Stati Uniti? Sono queste alcune delle domande alle quali nessuno sa rispondere.

Tuttavia a far precipitare l’equilibrio profondamente instabile in cui si trovano i mercati potrebbe non essere un evento a carattere economico o finanziario ma politico, prodotto non negli Stati Uniti o in Giappone, fucine della nuova economia monetaria, ma nel vecchio continente ancora fedele alla teoria classica del rigore fiscale.

A poche settimane dalle elezioni tedesche, ad esempio, Berlusconi potrebbe tirare alla signora Merkel un tiro mancino se, come minaccia, il futuro della coalizione al governo dipende dal verdetto della Corte di Cassazione nei suoi confronti. Già la Standard and Poor’s ha declassato l’Italia portandola a soli due gradini dallo stato di junk, spazzatura, una crisi di governo in piena estate con queste caratteristiche potrebbe far impazzire i mercati e danneggiare la Merkel.

In questa estate recessiva in tutto il bacino mediterraneo, a minacciare, la strana quiete che caratterizza Eurolandia non c’è solo il processo di Silvio Berlusconi ma le condizioni disastrose in cui ormai versa la Grecia. Il governo di coalizione ellenico potrebbe non riuscire a far passare l’ennesimo taglio imposto da Bruxelles, e cioè ridurre il numero dei dipendenti statali di altre 12.500 unità. Con un tasso di disoccupazione ormai al 26,9 per cento e con un numero che varia dalle 700 alle 1000 persone che vengono licenziate ogni giorno, la Grecia, come sostengono anche molti politici, è ad un passo dal collasso sociale. Questa settimana perfino le forze di polizia hanno manifestato, occupando edifici pubblici, e per la prossima settimana i sindacati hanno indetto l’ennesimo sciopero generale.

A Bruxelles tutti sanno che durante i prossimi dodici mesi la Grecia avrà bisogno di 4 miliardi di euro, che non potranno provenire dai tagli alla spesa, il debito quindi dovrà essere nuovamente ristrutturato. Ad un certo punto i tedeschi capiranno che parte dei soldi concessi alla Grecia non verranno mai loro ripagati. Che faranno? Con molta probabilità metteranno alla porta la Signora Merkel ecco perché è fondamentale che non se ne rendano conto prima delle elezioni.

Neppure in Portogallo la situazione è tranquilla, vacilla l’appoggio parlamentare al patto di solidarietà nazionale, la piattaforma sulla quale è stato costruito l’attuale programma di austerità. Molti politici sono convinti che la strategia imposta da Bruxelles abbia peggiorato la situazione, producendo l’attuale stagnazione dell’economia.

Infine in Spagna lo scandalo che vede coinvolto il primo ministro Mariano Rajoy in una rete di corruzione minaccia la stabilità del governo, mentre a Cipro si parla già di un secondo salvataggio.

Nel migliore dei casi, se nessuno di questi vulcani sociali erutta, a settembre Angela Merkel verrà rieletta sullo sfondo del progressivo impoverimento della periferia del vecchio continente e dell’arricchimento dell’alta finanza. Ma una cosa è certa, l’autunno in Europa sarà caldo.