Cronaca

Scontri dopo il corteo per Askatasuna: bombe carta, cassonetti in fiamme, a fuoco un blindato della polizia. Diversi agenti feriti

Dopo la manifestazione pacifica contro lo sgombero del centro sociale, gruppi di anarchici e autonomi hanno provocato il caos: lancio di molotov e armi artigianali contro la polizia, che ha risposto con i lacrimogeni. Aggredita anche una troupe della Rai

Bombe carta, molotov, cassonetti incendiati, un blindato della polizia dato alle fiamme e diversi agenti feriti: Torino è stata teatro di scontri durissimi tra forze dell’ordine e gruppi di autonomi e anarchici, culminati in un’ora di guerriglia urbana. La violenza è esplosa al termine del corteo contro lo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna, al […]

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Bombe carta, molotov, cassonetti incendiati, un blindato della polizia dato alle fiamme e diversi agenti feriti: Torino è stata teatro di scontri durissimi tra forze dell’ordine e gruppi di autonomi e anarchici, culminati in un’ora di guerriglia urbana. La violenza è esplosa al termine del corteo contro lo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna, al quale avevano partecipato migliaia di persone in modo pacifico. Dopo la fine della manifestazione, però, alcune centinaia di attivisti a volto coperto, dotati di caschi, maschere e armi artigianali, si sono divisi in più gruppi e hanno dato il via agli scontri con la polizia, incendiando cassonetti e devastando viale Regina Margherita fino a colpire anche un mezzo blindato. L’azione di gruppi di autonomi e di anarchici è stata violentissima, scatenando la condanna bipartisan della politica, dal governo ai leader di opposizione. Un primo rapporto provvisorio parla di almeno undici agenti feriti, mentre in un video choc si vede un poliziotto accerchiato e picchiato a terra, anche con un martello. Nel caos è stata presa di mira anche una troupe del programma Rai Far West, aggredita e costretta ad allontanarsi.

Gli scontri con la polizia

A provocare gli scontri, scrive l’Ansa, sono stati gruppi di autonomi e di anarchici: hanno iniziato a lanciare bombe carta e fuochi d’artificio contro le forze dell’ordine in corso Regina Margherita, dove al numero 47 c’era la sede del centro sociale, deviando dal percorso previsto. Manifestanti completamente coperti, testa e volto compresi: erano rimasti fermi prima a lungo, in attesa del buio, per evitare la ripresa dei loro volti da parte delle forze dell’ordine. La polizia ha risposto con i lacrimogeni, poi ha iniziato ad avanzare sia con il personale che con un idrante verso questa piccola parte del corteo, con l’intento di farla arretrare. Nel frattempo, le persone a volto coperto hanno dato fuoco a una serie di cassonetti. Dai dehors dei bar, chiusi, vengono lanciati in strada sedie e tavoli, per sbarrare la strada alle forze dell’ordine. In qualche caso le fiamme sono state particolarmente alte, ma sono state tutte spente. Nel frattempo un altro gruppo di antagonisti, oltre a quello entrato in corso Regina Margherita, si è staccato dal corteo principale per andare al Campus Einaudi, un campus universitario lungo il fiume Dora. I manifestanti hanno lanciato contro le forze dell’ordine dei fuochi d’artificio e la polizia ha risposto con lacrimogeni.

Gli scontri sono proseguiti per oltre un’ora, tra autonomi e anarchici che hanno lanciato molotov, razzi e oggetti contro le forze dell’ordine e ora hanno dato fuoco anche a un blindato della polizia, da cui gli agenti erano usciti e stanno lavorando per spegnere le fiamme. I manifestanti hanno portato nel centro del corso campane di raccolta dei rifiuti, sradicandole dal bordo della strada, così come carrelli della spesa. Poi, all’incirca verso le ore 19, i manifestanti sono stati spinti oltre la Dora. La polizia ha lanciato molti lacrimogeni per allontanare gli antagonisti sul lungo Dora. Il corteo è indietreggiato su via Rossini e la manifestazione si è dispersa su più fronti.

Al momento sono sei le persone portate negli ospedali di Torino a seguito degli scontri tra frange di manifestanti e le forze dell’ordine. Tre feriti sono stati condotti al Cto e gli altri tre al Giovanni Bosco. Nessuno di loro è grave. Il dato si riferisce ai presenti alla manifestazione e non distingue tra manifestanti e forze dell’ordine. La Centrale operativa in occasione della manifestazione di oggi ha rafforzato il presidio delle aree interessate dal passaggio del corteo, chiedendo la massima disponibilità di mezzi alle associazioni convenzionate con equipaggi aggiuntivi in caso di necessità.

Aggredita una troupe Rai

La Rai condanna “con la massima fermezza la gravissima aggressione subita oggi a Torino dalla giornalista Bianca Leonardi e dal suo filmmaker, appartenenti alla troupe del programma ‘Far West‘, da parte di gruppi antagonisti, incappucciati, nel corso del corteo per la riapertura di Askatasuna”. I giornalisti, si legge in una nota della Rai, “sono stati presi di mira, aggrediti fisicamente, minacciati e costretti ad allontanarsi con la forza, mentre venivano lanciati sassi e distrutta l’attrezzatura di lavoro. Un’azione violenta e organizzata, messa in atto con l’unico obiettivo di impedire alla Rai di documentare e raccontare quanto stava accadendo”. Il comunicato poi sottolinea: “L’aggressione assume un significato ancora più grave alla luce del fatto che ‘Far West’ ha realizzato un’inchiesta su Askatasuna che ha contribuito a far emergere criticità e responsabilità poi al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale. Colpire i giornalisti Rai in questo contesto significa tentare di intimidire il servizio pubblico e di punire chi fa informazione“. La Rai esprime “piena solidarietà ai colleghi aggrediti e ribadisce che non accetterà intimidazioni né zone franche imposte con la violenza. Attaccare i giornalisti significa attaccare il diritto dei cittadini a essere informati”.

Il sindaco: “Ferma condanna, solidarietà alle forze dell’ordine”

“La Città di Torino si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziari a tutela della comunità, del patrimonio pubblico e dell’interesse collettivo”, dichiara il sindaco Stefano Lo Russo dopo gli scontri. “Esprimo una ferma e inequivocabile condanna per i gravi disordini, causati da frange violente organizzate e a volto coperto infiltrate nella manifestazione, che si sono staccate dal corteo dando luogo ad azioni di violenza e devastazione. Si tratta di comportamenti criminali che hanno messo a rischio la sicurezza delle persone e provocato gravissimi danni alla città”, continua il sindaco. “Esprimo piena e totale solidarietà – sottolinea poi Lo Russo – alle forze dell’ordine, che hanno dimostrato grande professionalità e senso di responsabilità. Esprimo inoltre sincera solidarietà e vicinanza agli operatori dell’informazione e agli appartenenti alle forze dell’ordine rimasti feriti nello svolgimento del loro lavoro”.

Il corteo

Il corteo pacifico invece era partito da Porta Susa per poi ricongiungersi ai dimostranti in presidio davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova. Infine, la marcia verso il Po, per raggiungere anche il terzo spezzone di attivisti, quelli partiti da Palazzo Nuovo occupato. Secondo gli organizzatori, i tre cortei hanno riunito in tutto da circa 50mila persone. Per la questura gli attivisti presenti erano invece 15mila. “Lo dico come provocazione: ringraziamo la premier Meloni perché è lei che ha fatto sì che le persone fossero qua ed è da qui che partirà una nuova opposizione al suo governo”, ha detto Stefano, portavoce di Askatasuna, prima della partenza del corteo nazionale contro lo sgombero del centro sociale.

Alcuni attivisti hanno srotolato lo striscione “Askatasuna vuol dire libertà”. In piazza hanno sventolato diverse bandiere della Palestina, così come quelle No Tav e i vessilli di rifondazione comunista, Potere al Popolo, Cobas e Cub. “Lo sgombero del centro sociale – ha detto all’Ansa Lorenzo, esponente dell’Usb – rientra al nostro avviso in un vasto e complesso fenomeno repressivo che ha investito, solo per fare un esempio, anche la sospensione dal servizio dei vigili del fuoco che avevano manifestato a favore della Palestina. Noi siamo qui non solo per denunciare tutto questo, ma anche per rilanciare la giornata di sciopero dei porti in programma il prossimo 6 febbraio contro e le guerre e il riarmo “.

Tra i presenti, oltre al fumettista Zerocalcare, anche il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Marco Grimaldi: “Noi siamo qua per dire che il governo non avrà lo scalpo di Torino e penso che in qualche modo questo è anche un segnale, che Torino non vuole essere Minneapolis e nessuno vuole, diciamo, stare in questa idea sovranista e trumpiana di come si piegano le democrazie, e quindi noi siamo qua anche per questo”, ha detto Grimaldi all’Ansa. “È un corteo enorme – ha aggiunto – contro la repressione, contro un governo che vuole prendersi la città militarmente e contro chi pensa di poter cancellare dalle mappe culturali, solidali e sociali i centri sociali”.