Mafie

Luca Tescaroli, il pm che indaga sui mandanti delle stragi diventa procuratore a Prato. Ma al Csm i laici di centrodestra rifiutano di votarlo

Quello del procuratore aggiunto di Firenze era l'unico nome proposto al plenum dalla Quinta Commissione. Eppure, ancora una volta, i consiglieri in quota Fi, Lega e FdI non hanno votato in suo favore senza spiegare il perché. Una mossa che somiglia a un segnale politico per l' indagine su Berlusconi e Dell'Utri

Il procuratore aggiunto di Firenze Luca Tescaroli, titolare delle indagini sui mandanti occulti delle stragi del 1993 e del 1994, è stato nominato dal Consiglio superiore della magistratura a capo della Procura di Prato. Quello di Tescaroli, 59 anni, era l’unico nome proposto al plenum dalla Quinta Commissione, competente sugli incarichi direttivi: il suo curriculum, d’altra parte, era di gran lunga superiore a quello degli altri candidati. Eppure, ancora una volta, alcuni dei consiglieri laici in quota centrodestra hanno rifiutato senza apparente motivo di votare in suo favore: si sono astenuti Enrico Aimi di Forza Italia, Claudia Eccher della Lega (una degli avvocati di Matteo Salvini) e Isabella Bertolini di FdI, mentre gli altri due meloniani, Felice Giuffrè e Daniela Bianchini, sono usciti dall’aula. Un episodio quasi identico era accaduto lo scorso ottobre, quando Giuffrè, Bertolini, Natoli ed Eccher si erano astenuti senza spiegazioni sul voto per la conferma di Tescaroli nelle funzioni di aggiunto a Firenze, nonostante tutti i giudizi sul suo operato fossero positivi.

Nel caso della corsa alla Procura di Prato, il mancato voto era ancora più difficile da giustificare sul piano tecnico. Nella delibera approvata, infatti, si legge che il magistrato “vanta una conoscenza e preparazione giuridica non comune e una solidissima esperienza professionale, che lo ha portato”, da pm a Caltanissetta e poi a Roma, “a condurre alcune delle indagini e a celebrare alcuni dei processi più importanti per la storia del Paese“: tra gli altri, quelli per la strage di Capaci, per l’omicidio del banchiere Roberto Calvi e per il caso Mondo di mezzo-Mafia capitale. Perciò le astensioni (e le uscite dall’aula) sono state interpretate a palazzo dei Marescialli come un nuovo segnale politico lanciato dal centrodestra a Tescaroli, che da anni – insieme al collega aggiunto Luca Turco – scava per individuare i presunti ispiratori politici delle bombe mafiose di Firenze, Roma e Milano. Nel fascicolo, già archiviato e riaperto più volte, è indagato il fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri (perquisito lo scorso luglio) e fino alla sua morte lo era anche Silvio Berlusconi. In un’interrogazione del giugno 2023, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri aveva chiesto (senza successo) al ministro della Giustizia Carlo Nordio di disporre un’ispezione nei confronti di Tescaroli, derubricando le sue ipotesi accusatorie a “tesi politiche”.

Sotto questo aspetto, la delibera – firmata dal laico renziano Ernesto Carbone, certo non sospettabile di simpatie verso i pm fiorentini – ricorda che Tescaroli “è stato applicato alla trattazione di numerosi procedimenti di competenza della Dda (Direzione distrettuale Antimafia, ndr) inerenti alle stragi terroristico-eversive, commesse nel biennio 1993-1994 nelle città di Roma, Firenze e Milano, nei confronti di esponenti di vertice” di Cosa nostra “e di soggetti esterni alla stessa che si ipotizza abbiano avuto interessi convergenti nella ideazione, deliberazione ed esecuzione dello stragismo, analizzando una mole estremamente significativa di atti raccolti in un trentennio e imprimendo un impulso alla loro trattazione”. Si cita anche la recente riapertura dell’indagine sulla strage del Rapido 904 del 23 dicembre 1984, anch’essa mirata a individuare eventuali complicità esterne alla mafia. In conclusione, “il brillante percorso professionale sin qui maturato dal dottor Tescaroli evidenzia un livello di merito e di preparazione tecnico-giuridica di assoluto spessore, ma anche spiccate e comprovate attitudini organizzative e direttive, che lo rendono il candidato certamente più idoneo, nel confronto con gli altri aspiranti, a ricoprire lo specifico posto a concorso”, si legge nel documento. Ma la destra del Csm, a quanto pare, ha fatto prevalere altri elementi.