Cultura

Firenze, i numeri della Galleria dell’Accademia e il dilemma di sempre sul turismo di massa

In una stagione di nomine per avvicendamenti e pensionamenti, trovo assurda la norma per cui un direttore di un museo a 65 anni sia considerato anziano, quando un professionista ad esempio è nel fiore degli anni professionali, la tensione è alle stelle e ognuno espone i suoi risultati. I musei possono essere reinventati e snaturati oppure semplicemente valorizzat , per ciò che hanno di più prezioso, magari anche un po’ nascosto.È quello che ha cercato di realizzare nelle sale, ex polverose, l’energica direttrice della Galleria dell’Accademia, Cecile Hollberg, alle prese anche con un fantastica icona, anche se un po’ ingombrante, qual è il David di Michelangelo.

Forse l’opera più riprodotta, in modo improprio e volgare: mi ricordo nei negozietti di paccottiglia turistica, orrendi e osceni grembiuli da cucina in cerata, boccali e altre amenità.
Questo fenomeno non nuovo, che già esecrava Majakovskij nelle Vetrine Rosta, e che a Firenze raggiunge livelli insopportabili, è finalmente destinata a scomparire. La tutela dell’immagine è una delle tante battaglie che la direttrice, così come il ministro Sangiuliano, porta avanti da anni.

Il capolavoro simbolo, ora tutelato, è nella Galleria avvolto in una nuova luce morbida e preceduto dai due Prigioni michelangioleschi, i famosi incompiuti che esaltano ancor più la perfezione delle forme del David. Ricorda la direttrice, quando volle ospitare insieme “i tre uomini più belli d’Italia”: i due Bronzi di Riace, in gigantografia, e il “nostro” David.

Si appassiona e commuove a ricordare l’incontro con l’insegnante americana, cacciata per avere mostrato una scultura classica famosa in tutto il mondo, e non si trattava di un paese integralista ma del paese con la più grande democrazia. Non solo, tra le novità Hollberg annovera la gipsoteca molto affascinante e ben illuminata con in evidenza un busto di un giovane e paffutello Napoleone, innocuo rispetto al discusso e controverso condottiero, quasi una provocazione in queste sale: il Corso è avverso ai cultori d’arte per le tante spoliazioni perpetrate in Italia, 506, secondo Le Bulletin des Artes del 1936.

La gipsoteca che ha subito un restyling con la chiusura dei finestrati non è però l’unica novità: Cecile si è spinta ad aprire in una sala, una finestra, laddove non c’era, per poter far ammirare il Duomo. Bell’idea ma spero che non faccia tendenza tra i fiorentini… Altra novità il ri-allestimento dell’area degli strumenti musicali a tastiera, tanto da suggerire agli appassionati che lo visitano delle serate con i giovani allievi del Conservatorio Cherubini.

Non di poca importanza le presenze, in questo periodo, snocciolate da tutti i direttori: più di due milioni i visitatori nel 2023; e da qua sorge da sempre il dilemma: devono i musei essere come aziende quindi fare grandi numeri per sopravvivere o devono mantenere un profilo basso, essere di nicchia per non innescare gli effetti perversi del turismo di massa? La domanda non è facile ma sinergia, programmazione circuiti ragionati, accordi con la città metropolitana addirittura per – propongo io – avere vigili o volontari che incanalano il delirante e caotico traffico pedonale, possono migliorare la situazione.

Aggiungo anche: perché non fare una seria manutenzione delle strade e stradine ovunque dissestate, tranne un paio intorno al Duomo, e poi un controllo supervisione dell’arredo urbano in alcuni casi imbarazzante? Anche questi dettagli – che poi tanto dettagli non sono – fanno parte del tessuto storico di Firenze insieme agli Uffizi, Pitti, Galleria, Bargello, Martelli, Orsamichele, Palazzo Medici Riccardi, nuovo Museo dei Medici e per l’arte Contemporanea Palazzo Strozzi, e sono un punto di riferimento per la cultura e bellezza.