Società

La pace non può essere costruita con le armi ma insegnando la crescita spirituale

di Francesco Filippi

La pace nel mondo sembra qualcosa di astratto che possa essere raggiunta solo combattendo sul campo, facendo valere i diritti di una o dell’altra parte a colpi di cannoni, a colpi di morti sul campo, a colpi di: “Io ho ragione e tu hai torto!”.

Ma esiste una regola universale che recita: “Ogni cosa che resisti persiste, fino a quando non avrai sperimentato ogni più piccola resistenza di ciò che stai resistendo”, in altre parole: fino a quando non avrai toccato il fondo più profondo di tutti: una guerra atomica? o una guerra sul campo che potrebbe durare anni, come quelle attuali in Ucraina e Palestina che dura ormai da 75 anni.

Dal quinto secolo avanti Cristo, ossia da quando si hanno documenti coi quali si possa ricostruire la storia dei conflitti dell’umanità, le guerre sono aumentate in atrocità e numero di morti, fino alla Seconda Guerra Mondiale in assoluto col maggior numero di vittime: 66 milioni. La pace, quindi, non può essere costruita con le armi in virtù di una ragione di una o dell’altra parte, quasi sempre economica, che si perde nella notte dei tempi e di cui si dimenticano le origini.

Molti sono stati i pacifisti che hanno creduto di poter portare concordia nel mondo, da Gesù Cristo in poi, tutti assassinati, quindi sembrerebbe che qualcosa non abbia funzionato giusto, in quanto hanno confermato una volta di più l’affermazione che ogni cosa che resisti persiste; insomma hanno pestato i piedi a qualcuno. La pace deve essere costruita sin dalla scuola, insegnando ai bambini le fondamenta del rispetto dell’altro e della cooperazione. Vi sembra troppo semplice vero? Lo sembrava anche a me quando a 33 anni ho iniziato il mio percorso e che ormai da trent’anni trasmetto ad altri come formatore di crescita personale.

Sì, perché questa crescita deve continuare soprattutto da adulti in modo che le sue fondamenta, durante la crescita dell’individuo, possano permeare tutti gli ambiti della società incluso quello economico, in modo che non valga la formula opportunistica: “Io posso farti del male o comprarti, perché posso pagare”.

L’intelletto quindi deve essere affiancato e intriso di quella spiritualità che permetta alla nostra empatia di estendersi dagli esseri umani fin oltre la biosfera, perché noi siamo immersi in un habitat, animali inclusi, che va rispettato esattamente come vanno rispettati gli altri esseri umani in virtù di quell’etica di cui ci si riempie spesso la bocca, rimanendo sempre nell’intelletto senza mai scendere nell’anima.

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