Musica

L’anno della Taylor Swift mania. Anch’io sono una swiftie? Non so, ma in una cosa ho avuto fortuna

di Gaia Galimberti

13 luglio 2023. Mancano cinque minuti a mezzogiorno e da mezzora sono in coda a fissare il conto alla rovescia sulla pagina di TicketOne che a breve darà l’accesso all’acquisto dei biglietti per uno dei concerti più attesi dell’anno prossimo: la data di Milano dell’Eras Tour di Taylor Swift. La missione è quella di prendere appena quattro biglietti, ma l’assetto è da guerra: siamo in tre, collegate su almeno sei dispositivi diversi, dopo aver già superato con successo una fase di preselezione iniziale. Su Twitter le battute sugli Hunger Games si rincorrono da ore. Come noi, infatti, sono collegati altri migliaia di fan di tutta Italia ed Europa per circa 120mila biglietti totali.

Il 2023, infatti, è l’anno della Taylor Swift mania. Da poco incoronata persona dell’anno dal Time, il suo successo nella cultura pop è indiscusso. A marzo, è iniziato negli Stati Uniti il suo The Eras Tour, che girerà il mondo per tutto il 2024, con 151 tappe in 18 paesi. Un tour che, a oggi, è il numero uno per incassi e l’unico ad aver superato il miliardo di dollari.

Un successo che si ripete da numerosi anni a questa parte. Taylor Swift ha infatti iniziato la sua carriera nel 2006, ad appena 17 anni, ed è sempre stata in grado di mantenere alta la sua rilevanza nella musica pop. Artista a tuttotondo, ha firmato testi e musica di tutti i suoi album. Testi personali, in cui ha sempre messo a nudo se stessa e, soprattutto, la sua vita sentimentale.

Cresciuta sotto i riflettori, è da una vita oggetto dei media e delle speculazioni dei tabloid che, tra le prime pagine del gossip, hanno ridotto la sua carriera alle sue numerose frequentazioni: da Jake Gyllenhaal a Harry Styles, da Tom Hiddleston al recentissimo Travis Kelce, la sua vita privata le ha attirato l’appellativo di “mangiauomini”, con l’accusa di essere calcolatrice e manipolativa. Un vero e proprio odio dell’opinione pubblica che l’ha resa bersaglio di misoginia e slut-shaming. Sarà che è donna, sarà che è bionda, sarà che non è riuscita a mantenere l’immagine di brava ragazza che qualcuno avrebbe voluto affibbiarle. Sarà che parlava alle ragazze come lei e, purtroppo, ciò che piace alle donne è spesso oggetto di denigrazione.

Fatto sta che una generazione intera è cresciuta con lei, condividendone i sentimenti, ritrovandosi nelle parole delle sue canzoni, che sapevano dar voce a pensieri ed emozioni universali. E, negli anni, la sua musica è arrivata anche alle nuove generazioni, decretandone un successo trasversale.

Forse è proprio in questo che risiede il successo del The Eras Tour. Il concerto, che dura più di tre ore, ripercorre tutte le “ere” della sua carriera, pescando più di quaranta canzoni da quasi tutti i suoi album, divise in dieci atti. È un vero e proprio racconto della sua vita in musica, che riesce a raccogliere sotto i suoi palchi persone di tutte le età.

C’è chi ha vissuto la Taylor Swift degli inizi, ancora adolescente, innamorata e ingenua. Chi si ritrova di più nella sua Reputation era, quella in cui si riappropria della sua immagine pubblica dopo lo scontro con Kanye West che rischiò di affossarle la carriera, a causa di una chiamata – rivelatasi poi falsa – che le attirò un vero e proprio ciclone di critiche, affibbiandole il titolo di “serpe velenosa” (uno scontro iniziato nel 2009 con il famoso episodio dei VMA e che è continuato per anni, con continue vessazioni da parte di West). E chi sta al fianco della Taylor Swift del presente, quella di Midnights e degli album Taylor’s version, che combatte per riappropriarsi dei diritti delle sue canzoni, ora proprietà di quello Scooter Braun che ha acquistato la sua ex etichetta e che non le permette di usare liberamente la sua stessa musica. “La mia eredità musicale è ora nelle mani di qualcuno che ha cercato di distruggerla”, scrisse lei in una lunga lettera. Una gigantesca operazione di ri-registrazione e ri-pubblicazione di tutti i suoi album che l’ha resa ora simbolo della lotta di numerosi artisti contro lo strapotere delle etichette discografiche.

Personalmente, non ho le carte in tavola per definirmi una swiftie. La sua musica è stata una cara compagnia per molti pomeriggi dell’adolescenza, ma si è col tempo affievolita, crescendo e cambiando gusti. Eppure, un pezzettino di me rimane ancora attaccato a certe sue canzoni e non vede l’ora di essere parte del grande spettacolo: condividere quei momenti con migliaia di altre persone, nel presente, mentre ciascuno rimane legato al suo pezzettino di vita nell’ascoltare quella canzone che si porta nel cuore.

Ho avuto molta fortuna, appena cinque minuti dopo mezzogiorno ho ricevuto la mia mail di conferma con tutti e quattro i biglietti riservati. Tra sette mesi, sarò là a San Siro insieme a mia sorella: tra di noi passano cinque anni, ma, in modi e periodi diversi, siamo state entrambe catturate dalla sua musica.

Nel frattempo, le sue canzoni continuano a girare sul mio Spotify. Chissà se, alla fine, Taylor Swift non riuscirà a riconquistarmi, in questa mia “nuova era” adulta.

Ma forse l’ha già fatto.