Politica

Dicono che Atreju sia stato un successo ma i guai nella maggioranza sono ancora tutti lì

Se fosse vero che si è trattato di un grande successo, Meloni (che non è una qualunque ma è la guida “esperta” e “suprema” di tutto quel “Caravan-serraglio” che è diventato il suo partito dopo la vittoria alle elezioni) non avrebbe sentito il bisogno di soffiare sul fuoco delle polemiche gratuite per criticare banalmente i suoi avversari. Una che è davvero convinta di essere Never-ending Story ovvero Una storia infinita (come il noto capolavoro di Atreju) se ne sta in silenzio a godersi il suo trionfo mentre gli altri sbavano rabbia. Invece è salita sul palco a replicare tutte le “baggianate” che già i suoi domestici di partito, debitamente istruiti, chiassosamente ripetevano fino alla noia. Persino i suoi alleati di coalizione (avendone vantaggio) l’hanno incoraggiata, ma già pensano che per ora a guadagnarci in pieno sia stata solo lei e il suo “partitello”, premiato oltre misura dagli elettori, sfiduciati da una politica del “niente”, che però adesso include anche loro.

Quindi, il fortino in cui la cara Giorgia si è rifugiata dovrà per forza aprir loro le porte, perché finora lei ha fatto solo quello che andava più o meno bene a tutti e tre i partiti, ma dal 2024 o darà piena soddisfazione anche agli alleati o crollerà tutto.

Siccome la politica è sostanzialmente l’unica cosa di cui è veramente esperta dovrebbe anche sapere che, come nel poker, non si può vincere sempre. Ma non si può neanche perdere tutto. Infatti è vero anche che (come dice il proverbio): “Presto o tardi tutti i nodi vengono al pettine” e si vede bene che, per la Lega, il “tardi” è già adesso!

Salvini ha un bisogno estremo di recuperare i voti che proprio lei gli ha “rubato”, e li può recuperare solo al Nord (tornando ai vecchi amori della “Padania”, anche se per adesso non la nomina). Ma se la Meloni darà il via libera alla famigerata autonomia differenziata (che solo i “leghisti” in tutta Italia vogliono) nessuno che non sia già ora un fedelissimo del “Carroccio” potrà continuare a stare con lei. Se lo facesse, quella poltrona, già troppo alta per lei, si allontanerebbe fino a sparire. Meloni non può sperare di continuare a governare senza “pagar dazio” (a Salvini soprattutto).

Ma anche in casa sua, sono già troppi quelli che non hanno ancora imparato che in democrazia un po’ di decisionismo ci può stare, ma l’autoritarismo No! Quello può piacere solo ai nostalgici del Duce. Invece ce li ha persino in famiglia dove uno che potrebbe essere considerato il suo “braccio destro” (o sinistro considerando la sorella che però finora si è comportata bene), intendo il cognato Lollobrigida, che ferma addirittura un Frecciarossa per andare a “tagliare un nastro” di una semplice inaugurazione qualunque. In Gran Bretagna il Primo Ministro si è dovuto dimettere circa un anno fa per molto meno! Vero che sono più le imprese che chiudono che quelle che si inaugurano ormai, ma ve lo immaginate che bellezza sarebbe andare in treno se ogni componente del governo si prendesse la libertà di fare altrettanto?

Ma ci sono casi anche più seri, come quelli della Santanché e Delmastro, che oltre a mettere a rischio il primato delle “Mani pulite” (sempre vantato dalle “destre”) stanno già ora oscurando la speranza di ritrovarsi finalmente con un partito alla guida del paese immune da certe vicende con la giustizia. Il cognato però ha rassicurato tutti dicendo che è una cosa “normalissima” (siamo avvisati!).

Proprio oggi qualcuno del governo lamentava che i superbonus, nel campo dell’edilizia, hanno fatto un buco enorme (come una finanziaria) nelle casse dello Stato! E lo diceva come se fossero soldi buttati via! Essendo nel governo dovrebbe sapere invece che se è un lavoro fatto bene ha sicuramente dato maggior valore a quel bene immobiliare e può quindi in vario modo restituire nel tempo alla comunità, se non tutta, almeno in parte quella ricchezza prodotta. Come? Io lo so e lo sanno anche loro, ma non sta nel quaderno delle “destre”.

I politici ci vogliono, ma prima di portarli nel Parlamento bisognerebbe che sappiano almeno riconoscere la differenza tra una spesa futile e un investimento. Fortunatamente i principali avversari politici della Meloni (Pd e M5S) sono meno sprovveduti di questi nuovi arrivati che, quanto a incompetenza, stanno battendo (salvo pochi casi) l’ondata di superficialità che ha portato Grillo cinque anni fa.