Zonaeuro

Il via libera ai negoziati per l’ingresso dell’Ucraina in Ue secondo me è una scelta improvvida

I giornali odierni sbandierano come un grande successo il via libera del Consiglio Europeo ai negoziati per l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. Al contrario io penso che questa improvvida scelta sia l’ennesimo colpo – forse quello definitivo – alla possibilità dell’Unione Europea di svolgere un ruolo positivo sia verso i popoli europei che sullo scacchiere mondiale.

Le ragioni sono principalmente due.

In primo luogo sul piano economico. Com’è evidente, l’Ucraina sta uscendo devastata dalla guerra con la Russia a partire dalla morte o l’invalidità perenne di centinaia di migliaia di uomini in età lavorativa e dalla distruzione di significative parti di territorio.

Oltre a questo l’Ucraina è stata svaligiata in questi mesi con la svendita di larghissima parte dell’apparato produttivo e delle terre ucraine ad imprese occidentali. E’ bene sapere infatti che larga parte degli aiuti occidentali si è trasformata in commesse per le industrie statunitensi (oltre il 60% di quanto stanziato in aiuti dagli Usa) e in debiti dello stato ucraino nei confronti dell’occidente. Il modo in cui il governo ucraino ha deciso di ripagare questi debiti consiste nell’aver incaricato BlackRock, una delle principali finanziarie mondiali, con sede negli Usa, di vendere al miglior offerente l’apparato industriale ucraino e larga parte delle fertilissime terre ucraine.

In questo modo la guerra ha prodotto non solo un significativo aumento di commesse per l’apparato militare industriale Usa ma anche una gigantesca occasione di shopping in cui il popolo ucraino è stato defraudato del suo patrimonio in cambio del privilegio di poter fare la guerra ai russi per interposta persona…

Questo fa sì che l’Ucraina, che fino agli anni ‘80 era un paese florido, che produceva quasi il 10% del grano mondiale ed era fortemente industrializzato, si trovi oggi con una popolazione quasi dimezzata e con un reddito ridotto ai minimi termini. In altre parole un paese alla fame.

In questa situazione gli Stati Uniti, dopo aver passato all’Unione Europea la patata bollente delle spese militari per la guerra – che l’Unione Europea ha più che raddoppiato – sta passando all’Unione Europea anche la patata bollente della ricostruzione: l’Ucraina, se dovesse entrare nell’Unione Europea, assorbirebbe larghissima parte dei contributi della stessa. In altre parole sarebbero gli altri popoli dell’Unione Europea a dover pagare la ricostruzione dell’Ucraina.

Il tutto mentre le multinazionali occidentali hanno fatto shopping partecipando alla svendita messa in piedi da BlackRock su richiesta di Zelensky. Già oggi l’Unione Europea è protagonista di politiche economiche disastrose che peggiorano le condizioni di vita dei popoli europei: figuratevi cosa potrebbe succedere se a questo dovesse aggiungersi la spesa di centinaia di miliardi ricostruzione dell’Ucraina con tutti gli annessi e connessi.

A questo problema economico si aggiunge un problema politico: se l’Ucraina è distrutta, è però altrettanto evidente che le classi dominanti ucraine – non solo Zelensky – sono legate a doppio filo ai finanziamenti e alla volontà degli Usa. Infatti in Ucraina – che ha tassi di corruzione incredibili – le misure assunte in concomitanza della guerra hanno distrutto il paese ma arricchito le classi dominanti ucraine, che devono il loro potere e le loro fortune all’appoggio degli Stati Uniti.

In questo contesto è chiarissimo che l’Ucraina si comporterebbe nell’Unione Europea semplicemente come una dependance del dipartimento di stato americano. In un contesto in cui già oggi le elite statunitensi hanno mostrato di fare i propri interessi a scapito dell’Europa (dalla sanzioni all’industria automobilistica alla scelta di prolungare la guerra, dalla distruzione del Nord Stream alle sanzioni contro la Russia che hanno colpito solo l’Europa, etc.), è abbastanza chiaro il ruolo che potrebbe svolgere l’Ucraina. Tanto più in un sistema istituzionale europeo in cui tutta una serie di decisioni debbono essere prese all’unanimità dagli stati membri.

La scelta di far entrare l’Ucraina nell’Unione Europea, lungi dall’essere un successo europeo, costituisce quindi un successo statunitense nel ridurre l’Unione Europea ad un protettorato, docile sul piano internazionale e con i paesi industrialmente più forti – pensiamo soprattutto alla Germania e all’Italia – destabilizzati da un forte processo di deindustrializzazione prodotto dall’accettazione delle politiche imposte dagli Usa.

Una scelta, quella di far entrare l’Ucraina nell’Unione Europea, che indebolirà quindi l’Europa sia sul piano della coesione interna che della sua capacità di svolgere un proprio ruolo autonomo sul piano internazionale: l’ennesimo disastro dopo la scelta della guerra infinita in Ucraina, guerra che come oramai è chiarissimo era possibile interrompere dopo due mesi e che solo le sconsiderate pressioni di Boris Johnson a nome della Nato hanno reso impossibile, portandoci nell’attuale disastro.