Salute

Gravissimo il danno alla salute pubblica in provincia di Napoli, ma passa tutto sotto silenzio

Non passa giorno che, nel massimo silenzio sia istituzionale che dell’Accademia Medica napoletana, dai media nazionali e dalla Comunità scientifica internazionale, sono prodotti dati scientifici ed epidemiologici che certificano un danno alla salute pubblica gravissimo nella provincia di Napoli, principalmente da cause ambientali. Legambiente pubblica i dati di Mal’aria 2023 ma solo per i capoluoghi di provincia e pone erroneamente al top dell’inquinamento la città di Torino con 98 sforamenti di pm 10 nel 2022. Errore: il record degli sforamenti 2022 appartiene al comune di Volla (Napoli) con 106! Ma Volla non è capoluogo di provincia e quindi non compare!

A Napoli si vive di meno, si vive male, ci si ammala sempre prima e, cosa ancora più tragica, ancora oggi omertà e ignavia delle Istituzioni responsabili attribuiscono maggiore importanza al solo stile di vita individuale rispetto agli evidenti e tragici dati di pessima gestione del nostro ambiente di vita e di lavoro.

In questi ultimi giorni abbiamo avuto la conferma della pessima qualità di vita complessiva della città di Napoli anche dal Sole24Ore. Questa pessima posizione di qualità di vita che si basa su dati soltanto economici e sociali ripropone, perfettamente sovrapposti, quanto si evince dai dati dei registri tumori delle province di Napoli come in questi giorni riconfermato, con dati 2016-2018, dalla Asl Na 2 ma non dalla Napoli 1 centro, i cui dati sono ancora fermi al preistorico 2015. E’ una osservazione fatta sin dal 2020: la classifica provinciale della qualità di vita e quella di incidenza e mortalità dei tumori sono perfettamente sovrapponibili per le province della Regione Campania. Questo solo dato stronca la mendace impostazione che vuole prioritarie deprivazione economica e stili di vita individuali come cause principali della maggiore insorgenza e mortalità per cancro a Napoli e Caserta.

Le province di Benevento ed Avellino da sempre hanno un Pil pro capite molto più basso rispetto a Napoli e Caserta e non hanno stili di vita individuali particolarmente differenti: vivono semplicemente in un contesto urbano e civile complessivamente migliore e quindi più salubre. Povertà non è sinonimo di cancro: vivere in un ambiente particolarmente degradato e malsano da poveri invece sì!

Il dato su base europea riportato da Il Sole 24 Ore sia nel 2019 che nel 2023 correla, nel caso campano, in modo perfetto e impressionante la classifica sulla qualità della vita complessiva delle province italiane stilata ogni anno su parametri economici e sociali. La Campania (con le province di Napoli e Caserta in testa) è la peggiore per mortalità da tumori come per qualità di vita complessiva, con 76,8 morti per cancro/100mila abitanti (anno 2015); mentre la migliore di Italia, e tra le migliori d’Europa, risulta essere la provincia di Trento, guarda caso sia per qualità di vita complessiva che per mortalità per cancro con soli 53,8 casi/100mila abitanti. La classifica 2023 conferma tutto e non se ne vogliono approfondire le cause, anzi, ci si offende pure per analisi oggettive e ampiamente documentate.

In questi giorni l’Agenzia Europea dell’Ambiente certifica che ben due cittadini napoletani al giorno muoiono prematuramente e in maniera evitabile per il solo inquinamento grave dell’aria a Napoli da pm 2.5 e biossidi di azoto, di provenienza dal solo porto di Napoli. Esiste un inquinamento grave e concentrato in pieno centro storico a Napoli causato negli ultimi anni sempre di più non dai cittadini residenti napoletani, in netta decremento secondo i dati Istat, ma dalla autentica esplosione (pur gradita da tutti) del turismo di massa che sceglie Napoli, facendo letteralmente scoppiare di attività ma senza adeguato controllo sia l’aeroporto di Capodichino, unico aeroporto internazionale (ormai terzo in Italia) situato in pieno centro cittadino, che il porto di Napoli, “aperto” alla città nel centro storico dal giugno del 2000 ma senza adeguata elettrificazione delle banchine di attracco.

E’ sufficiente una tabella sola per fare comprendere a tutti dove insistono le maggiori responsabilità di quei due napoletani che muoiono ogni giorno prematuramente e in maniera evitabile per eccessivo inquinamento della sola mal’aria del solo porto.

La Pedagogia di S. Ignazio di Loyola propose un approccio flessibile basato sui principi generali degli Esercizi Spirituali. Destinato prioritariamente agli insegnanti, ma da secoli utilizzato in tutte le Scuole di Management e Buon Governo in tutto il mondo, S. Ignazio raccomandava uno stile di insegnamento-management il cui primo punto, base di tutto, era il possedere una approfondita comprensione del contesto in cui si svolge l’insegnamento o il governo. Pare ormai purtroppo evidente che in generale tutti i governi (nazionali, regionali e locali) oggi puntino più alla tutela di lobby (esempio tassisti, balneari, Gesac, A2a, porto, ecc.) che dell’intero popolo che dovrebbero ben governare.

Napoli e la Campania si caratterizzano ormai da troppi decenni tra i primatisti in negativo di tutte le classifiche sulla qualità della vita. Esiste una gravissima incapacità di “lettura del contesto” con cui sviluppare in modo armonico una città oggi amata in tutto il mondo.

“…Questo ventre di Napoli, se non lo conosce il governo, chi lo deve conoscere? E se non servono a dirvi tutto, a che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, a che questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto?” scriveva Matilde Serao ne Il ventre di Napoli del 1884 (epidemia di colera). Il 27 marzo 2020 Papa Francesco aggiunge “Non possiamo fingerci sani in un mondo malato”.