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Elezioni Polonia: perché, mentre l’Europa va a destra, la svolta potrebbe arrivare proprio da qui

Ogni settimana c’è una votazione importante in Europa per parlamenti nazionali e locali. Le considero una marcia di avvicinamento verso le Europee del 9 giugno 2024 che avranno significato e conseguenze epocali, soprattutto se vinceranno le destre.

La tendenza generale, come è noto, è quella di andare a destra. Particolarmente dolorosi e clamorosi sono stati i risultati delle elezioni in due dei più importanti lander tedeschi, la Baviera e l’Assia. Fino all’anno scorso, fino a pochi mesi fa, non ci si aspettava di avere l’estrema destra della Afd così forte persino nelle zone più ricche e sviluppate della Germania: 18,4 in Assia, quasi 15 in Baviera, dove peraltro crescono impetuosamente anche i Freie Walher, altra formazione di destra fuori dalla tradizione politica tedesca. Ma anche a prescindere dalla Afd, lo spostamento a destra è netto. I partiti di governo Socialdemocratici Verdi e Liberali perdono complessivamente oltre il 10% ma è in calo anche la debole opposizione di sinistra, la Linke. Della vittoria della destra nazionalista (e filorussa) in Slovacchia già si è saputo, perché ha fatto notizia l’intenzione del leader Fico di sospendere ogni aiuto alla Ucraina. Non si è saputo invece che il centrodestra ha vinto in Lussemburgo, che aveva una coalizione progressista. Ma pazienza: pare che i vincitori siano civili

In questo quadro buio per le forze progressiste un insperato raggio di luce potrebbe arrivare dalla Polonia. Sì, proprio dalla nazione che in questi anni si è dimostrata più di destra, almeno nei termini di antifemminismo, omofobia, transfobia. La Polonia che si oppone a quasi tutte le politiche della Unione Europea sulla giustizia, la transizione ecologica, l’accoglienza (!) dei migranti.

Il Pis, il partito governante da due legislature, resta fortissimo ma è in crisi di consensi. Deve fronteggiare una inedita concorrenza a destra da parte di “Konfederatia”, una formazione di estrema destra ma liberista (invece il Pis è statalista). Non si può permettere quindi – ma del resto non è nella sua natura – toni più rassicuranti e tolleranti. Il suo principale avversario, la Coalizione Civica, in pratica i liberali di Tusk, ha dimostrato una straordinaria capacità di mobilitazione riempiendo Varsavia di manifestanti. Il Pis li accusa di essere al soldo della Germania, degli interessi tedeschi che sarebbero contrari alla Polonia.

La Coalizione Civica e ancor più la Sinistra (Lewica) inalberano la bandiera della Unione Europea. “I princìpi socialdemocratici sono quelli che ci guidano: diritti civili, stato sociale. Vogliamo ricostruire la democrazia polacca, lo spirito e l’impostazione che ci hanno portato nella Unione Euopea”, mi dice Robert Biedròn, leader di Lewica. È chiaro e scontato che i primi due partiti risulteranno il Pis e la Coalizione Civica. Ma a decidere sarà chi arriva terzo. O meglio: saranno le somme dei seggi, e si prevede che oltre al Pis e alla Coalizione Civica, che non si sopportano, in Parlamento entreranno la sinistra di Lewica, l’estrema destra di Konfederazia e una nuova formazione chiamata “Terza Via” che comunque è disposta ad allearsi con i liberali e la sinistra.

I sondaggi di questi ultimi giorni prevedono, per la maggior parte, una maggioranza di seggi per una coalizione di Coalizione Civica Lewica e Terza Via. Oppure un Parlamento bloccato a metà. Non è quella maggioranza travolgente di progressisti che la Polonia e l’Europa meriterebbero. Ma sarebbe una svolta, per quanto fragile, per la Polonia e per l’ Europa. Domenica sera sapremo…