Cultura

‘Vajonts’, il 9 ottobre torna in scena il testo di Marco Paolini in 130 teatri. Alle 22,39 tutti fermi

Il 9 ottobre saranno passati sessant’anni dalla tragedia del Vajont, da quando alle 22,39 dal Monte Toc si staccò una frana, una massa d’acqua di 25 milioni di metri cubi superò la diga da poco costruita, spazzò via interi paesi e spezzò la vita a 1918 persone. Il 9 ottobre saranno passati quarant’anni da quando Marco Paolini e Gabriele Vacis portarono il ricordo di quella tragedia nei teatri d’Italia, commuovendo alle lacrime chi quella tragedia la ricordava e chi, invece, ne sentiva parlare per la prima volta. Il 9 ottobre di quest’anno in centotrenta teatri italiani, quell’evento verrà ricordato, grazie all’iniziativa di Marco Paolini e dell’Associazione “La Fabbrica del mondo”, un’iniziativa rivolta a riflettere e ad agire sui temi ambientali e l’immagine di un futuro migliore da realizzare.

Vajonts, al plurale, è il titolo di questa iniziativa corale: in tutti i teatri verranno recitati pezzi del testo originale o altri brani che evochino quel tragico momento. Un modo laico, ma profondamente spirituale di ricordare quei giorni, perché quella memoria ci accompagni oggi. Nel pieno di una crisi climatica e ambientale, non possiamo più fare errori e quella volta ne furono fatti tanti. Così come non possiamo più perdere tempo, e allora se ne perdette molto.

L’eco di quella frana e di quella massa d’acqua risuonerà attraverso le voci di attori professionisti, ma anche di allievi delle scuole di teatro, di studenti, di chiunque voglia partecipare a questo ricordo, per guardare avanti. Dobbiamo osare di inventare l’avvenire, come diceva Thomas Sankara, è il momento di essere coraggiosi. E generosi. “Il nostro pensare in piccolo non serve al mondo” ha scritto Nelson Mandela. Dobbiamo pensare in grande, come i costruttori delle antiche cattedrali, che ne iniziavano i lavori, sapendo che mai ne avrebbero visto la fine.

Vajonts come monito, come preghiera civile, come rituale collettivo, per fare sentire che ci siamo, che siamo molti a pensare che un mondo diverso sia possibile. Alle 22,39, l’ora in cui la montagna franò nella diga, tutti si fermeranno. Sarà un silenzio pesante, ma in quel silenzio risuoneranno le voci di chi è caduto e che ci incoraggerà a fare del nostro meglio, perché non accada più.