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Senza istruzione pubblica, per i bambini apolidi in Kuwait non c’è futuro

Un rapporto diffuso pochi giorni fa da Amnesty International ha denunciato la discriminazione nei confronti dei bambini e delle bambine “bidun”, che, sebbene nati in Kuwait – tanto quanto i loro genitori e a volte persino i nonni – risultano apolidi in quanto privi della cittadinanza e sono trattati alla stregua di “residenti illegali”.

In Kuwait risiedono, secondo stime ufficiali, circa 100mila “bidun”. Appartengono in buona parte alle tribù delle zone periferiche che si ritrovarono prive della cittadinanza quando terminò, nel 1965, il censimento nazionale. La situazione è peggiorata nel 1980, con la modifica della legge sulla cittadinanza, che da allora nega il riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati da padri apolidi, anche quando la madre è kuwaitiana.

Quando i “bidun” scendono in piazza per protestare contro la discriminazione, subiscono dure repressioni.

Il rapporto, pubblicato alla vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico, accusa le autorità kuwaitiane di negare l’accesso alla scuola pubblica ai bambini e alle bambine “bidun”. Con pochissime eccezioni (ad esempio, se sono figli o nipoti di “bidun” abbastanza fortunati da aver lavorato nella polizia o per l’esercito), le famiglie sono costrette a iscriverli alle scuole private, ovviamente a pagamento, e che forniscono un’educazione di minore qualità rispetto a quelle statali.

La discriminazione è tanto più stridente se si pensa che, per i kuwaitiani, la scuola pubblica primaria e secondaria è gratuita e che il governo paga il proseguimento degli studi ai più meritevoli, come ad esempio le rette universitarie a chi va a studiare all’estero.

I bambini e le bambine “bidun”, al contrario, sono ammassati in classi anche di 50 alunni, talvolta prive di aria condizionata e con un numero insufficiente di computer a disposizione. “Devi vedere lo squallore dei gabinetti, la sporcizia, la mancanza d’igiene in quelle scuole”, ha raccontato Khalifa al-Enezi, che manda i suoi quattro figli nelle scuole private.

A questa istruzione di serie B, le famiglie sono costrette a destinare buona parte dei loro stipendi. Non tutti gli anni è possibile. Non solo: Amnesty International ha verificato casi in cui l’iscrizione alla scuole privata è stata negata per mancanza di documenti d’identità. La mancanza della carta d’identità – che a volte non ci si presenta a chiedere, a volte viene rifiutata e comunque va rinnovata ogni anno – impedisce l’accesso alle piccole quote di ammissione di “bidun” all’Università del Kuwait.