Calcio

Diritti tv, la partita decisiva per il calcio italiano: la Serie A chiede un miliardo (e il tifoso rischia il doppio abbonamento)

FATTO FOOTBALL CLUB - La Lega ha pubblicato i pacchetti che assegneranno le partite dalla stagione 2024/2025 e potenzialmente fino al 2029. Chi segue il calcio in tv rischia la beffa

Più importante di uno scudetto, delle finali di Champions e Europa League che possono riportare la Serie A sul tetto del continente e di qualsiasi altro risultato in campo: la partita decisiva del calcio italiano è il prossimo bando dei diritti tv. Il Fatto ne aveva anticipato i contenuti e adesso la Lega ha pubblicato i pacchetti che assegneranno le partite dalla stagione 2024/2025 e potenzialmente fino al 2029. Questa sarà come sempre l’asta più difficile di sempre. Il mercato dei diritti tv è saturo da tempo, anche a livello internazionale (dove diversi tornei hanno conosciuto flessioni), e quello italiano è particolarmente asfittico, con due soli player (i soliti Dazn e Sky) e la speranza non troppo nutrita che possa arrivarne uno nuovo all’orizzonte. Si fa il nome di Amazon, ma si faceva anche tre anni fa, mentre lo sbarco di Tim si è concluso in un naufragio. Non a caso, il bando pubblicato dalla Lega non è mai stato così complesso: 8 pacchetti differenti, ciascuno modulabile su 3, 4 o 5 anni, quindi 21 combinazioni differenti, senza dimenticare poi il piano B (l’advisor) e il piano C (il famoso canale della Lega). La somma di tutte dà sempre un miliardo, obiettivo minimo da raggranellare per mandare avanti l’intero carrozzone. Per farlo, la Serie A si è voluta tenere tutte le strade aperte, nella speranza di intercettare ogni possibile occasione. Troppo presto per dire come finirà. Però, dalla spiegazione dei vari pacchetti, è possibile cominciare a capirci qualcosa e rispondere all’unica, vera domanda che interessa al tifoso: dove si vedranno le partite nei prossimi anni.

NON CAMBIA NULLA – Primo pacchetto, prima ipotesi: non cambia nulla. Nel bando viene riproposto anche lo schema attuale: 10 gare tutte su una emittente (come oggi su Dazn), 3 presenti anche su altre (Sky). Il problema è che oggi la piattaforma streaming non ha più Tim alle spalle e potrebbe far fatica a raggiungere la cifra di 850 milioni che chiede la Serie A (il resto lo aggiungerebbe Sky in posizione minoritaria).

L’ESCLUSIVA (CIOÈ IL DOPPIO ABBONAMENTO) – Per massimizzare i ricavi, la Serie A ha essenzialmente due strade davanti. La prima è quella di allettare i broadcaster con delle forti esclusive. Che però per il tifoso vuol dire anche doppio abbonamento (visto che la “no single buyer rule” prevista dalla legge vieta di vendere tutto a un singolo operatore). Per intenderci, è quello che successe dal 2018 al 2021, con la Serie A divisa fra Sky (che aveva 7 partite) e Dazn (con 3). Nel bando sono presenti diversi schemi del genere: 7+3, appunto, ma anche 8+2 o 9+1. In questo caso la parte del leone dovrebbe farla Dazn, ma vale il discorso precedente, la cifra da investire è molto alta. Incalcolabile invece sarebbe lo scontento del tifoso.

IL PACCHETTO “BLACK FRIDAY” – Merita un capitolo a sé perché è uno dei pacchetti più curiosi: campionato diviso a metà, 5 partite da una parte e 5 dall’altra, per quasi tutto l’anno. Poi per tre giornate a cavallo delle festività, tutte e 10 le gare in esclusiva su una piattaforma. È un pacchetto cucito su misura di quei soggetti che guardano al calcio come uno strumento per convogliare abbonati su una propria piattaforma: per intenderci, come fa Amazon con Prime, che così ad esempio potrebbe sfruttare la Serie A in concomitanza del black Friday. Il consumismo applicato al pallone.

LA COESCLUSIVA CHE FA FELICE IL TIFOSO (E L’ANTITRUST) – Schema diametralmente opposto: nessuna esclusiva, la Serie A guadagna vendendo il prodotto a più operatori. Due le formule previste: coesclusiva totale (10 Dazn e 10 Sky, ad esempio), oppure 9 ciascuno con la gara del sabato sera in esclusiva altrove, magari anche in chiaro. È quello che si augurano gli appassionati, che così sarebbero liberi di scegliere piattaforma (e prezzo) su cui seguire la Serie A. E anche l’Antitrust, che nemmeno troppo sottotraccia sta conducendo una dura battaglia ideologica contro le esclusive. Unica incognita: bisogna capire cosa ne pensa il mercato. Perché Dazn dovrebbe offrire 400 milioni a stagione per avere le stesse partite che avrà anche Sky, che però avendo già pure tutta la Champions finirebbe per diventare dominante?

IL BIG MATCH DEL SABATO SERA IN CHIARO – Arriviamo a una delle grandi novità del bando: il ritorno del calcio in chiaro. Diversi pacchetti prevedono la possibilità di trasmettere una partita “free”, che vuol dire Mediaset, Rai, ma anche la stessa Sky su Tv8. In particolare, quella del sabato sera, che diventerebbe un evento nazionalpopolare. Vale sia per lo schema in esclusiva che in coesclusiva: per esempio, 9 partite sia su Sky che su Dazn, e poi l’anticipo del sabato sera in chiaro. Così la divisione del campionato fra due soggetti non graverebbe sul tifoso, perché l’abbonamento resterebbe uno solo. Ma il “free” c’è anche nell’inedita formula 6+3+1: 6 gare in esclusiva (su Dazn, ad esempio), 3 su Sky, il sabato sera in chiaro. Forse proprio questa è l’opzione più complicata ma anche con più possibilità di avvicinare il miliardo di cui ha bisogno la Serie A.

L’ADVISOR E IL CANALE – Il bando ha poi altri due livelli. Se dovessero fallire i pacchetti, la seconda busta è quella riservata agli advisor: un soggetto terzo, che mette sul piatto un miliardo e poi rivende a sua volta i diritti con un altro bando, come provò a fare 5 anni fa la spagnola Mediapro. Improbabile. Infine, il famoso canale della Lega: se ne parla ogni tre anni e non si fa mai. Stavolta, la Serie A lo costruirebbe insieme a un soggetto finanziario, un fondo e una banca, che mette la liquidità e le garanzie necessarie per far stare tranquilli i presidenti. Un canale tematico della Serie A, con partite live, ma anche interviste, repliche, approfondimenti, acceso 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a cui abbonarsi direttamente o tramite altre piattaforme esistenti (come le stesse Sky, Dazn, Amazon, perché no magari anche Netflix) che farebbero solo da veicoli. È uno scenario suggestivo, ma anche complesso: qui il bando è addirittura decennale, serva qualcuno che creda così tanto nella Serie A da farci un investimento potenziale di oltre 10 miliardi. Per l’immediato, la Serie A ha bisogno di trovarne almeno uno a stagione, altrimenti salta il carrozzone.

Twitter: @lVendemiale