Economia

Def, risoluzione comune di Pd, M5s e Verdi-Sinistra: “Sostenere potere d’acquisto, evitare condoni fiscali e varare salario minimo legale”

Un salario minimo legale, sostegno al potere d’acquisto dei salari, lotta all’evasione fiscale e stop ai condoni, no allo smantellamento del reddito di cittadinanza, risorse contro il disagio abitativo e un nuovo patto per la salute per allineare progressivamente il livello della spesa sanitaria alla media. Sono i punti principali della risoluzione unitaria (la prima) al Documento di economia e finanza depositata alla Camera e al Senato da Pd, M5s e Verdi-Sinistra. Non firmata dal Terzo Polo, che va da solo. Le opposizioni definiscono debole e rinunciataria” la cornice macroeconomica delineata dal governo Meloni che pure “ha beneficiato in termini di risultati dell’azione dei precedenti governi”. Nel documento, attaccano, “non emergono chiari indirizzi di natura economica orientati allo sviluppo e al sostegno delle imprese e dei cittadini, mentre appaiono chiari e preoccupanti i probabili tagli di spesa pubblica, in particolare per il settore sanitario e per le politiche sociali“. In questo quadro, aggravato dall“incerto apporto del Piano nazionale di ripresa e resilienza“, per finanziare la prossima manovra l’esecutivo dice di contare sulla revisione della spesa e il frutto di una “maggiore collaborazione tra fisco e contribuente”, nonostante “i recenti condoni, che rappresentano nei fatti un incoraggiamento all’evasione, e un disegno di legge delega sul fisco orientato a “non disturbare troppo” chi evade le tasse”.

Il punto sul salario minimo legale è scarno ma contiene l’usuale riferimento alla salvaguardia della “centralità della contrattazione collettiva nazionale“. Al governo si chiede però innanzitutto di “intraprendere le iniziative necessarie presso le sedi istituzionali europee al fine di concordare politiche e strumenti comuni di intervento orientati a evitare che la persistenza dell’inflazione abbia ricadute negative sulla diseguaglianza sociale” e “sostenere il livello delle retribuzioni e il potere d’acquisto dei salari”. Come? “In primo luogo attraverso la riduzione strutturale del cuneo fiscale gravante sul costo del lavoro, rafforzando il processo già avviato nella scorsa legislatura, a garantire che gli interventi previsti per fronteggiare il caro energia siano applicati per tutto il periodo che si renderà necessario, dando priorità alla protezione delle fasce più deboli e alle imprese più esposte”.

Guardando alla nuova delega fiscale, le richieste sono quelle di “garantire la salvaguardia della progressività e dell’equità del nostro sistema fiscale, rafforzando l’azione di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, prevedendo meccanismi premiali per i contribuenti leali, la tracciabilità dei pagamenti, l’incrocio delle banche dati, il potenziamento delle Agenzie fiscali, escludendo ogni ipotesi di ricorso a condoni fiscali”.

Per quanto riguarda le politiche per la famiglia, che la premier sostiene essere una priorità, si auspicano poi il rafforzamento dell’assegno unico, l’ampliamento dei congedi parentali, il rafforzamento dell’indennità di maternità e garanzie sulla realizzazione degli asili nido, “come previsto dal Pnrr”, ma anche sul loro “buon funzionamento attraverso un’adeguata dotazione di personale, con l’obiettivo di aumentare l’offerta di lavoro, dare impulso all’occupazione femminile, far emergere il lavoro nero e favorire il reinserimento nel mondo del lavoro dopo il congedo di maternità obbligatorio”.

Le opposizioni congiunte bocciano poi “lo smantellamento del reddito di cittadinanza”: servirebbe al contrario, dicono, “il rafforzamento e la riorganizzazione delle politiche pubbliche volte a contrastare la povertà e l’esclusione sociale, potenziando la componente di servizi alla persona e l’attivazione di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa”. Sempre nell’ambito della tutela del welfare e dei diritti sociali c’è spazio anche per una serie di auspici su misure contro la povertà alimentare, per le politiche del lavoro e la lotta al sommerso, per “l’evoluzione del sistema previdenziale mettendo al centro le donne, i giovani e chi svolge lavori gravosi, prevedendo l’aggiornamento e l’ampliamento della platea dei lavori usuranti, garantendo una prospettiva pensionistica sostenibile e dignitosa”, per i percorsi di vita indipendente delle persone con disabilità e non autosufficienti econdizioni di vita migliori per gli anziani. Si chiede di definire e finanziare i livelli essenziali delle prestazioni, trovare più risorse per il sistema sanitario compresa la medicina territoriale e le terapie domiciliari, abolire il tetto di spesa per il personale sanitario e il rinnovo dei contratti e ridurre le liste d’attesa che costringono i cittadini a ricorrere al privato.

Sul fronte caldissimo del “contrasto al precariato” la proposta è quella di “rafforzare gli incentivi volti a favorire le assunzioni a tempo indeterminato” e collegare “strettamente le tipologie contrattuali a tempo determinato a specifiche causali”, cioè il contrario di quello che il governo si appresta a fare nel decreto Lavoro, oltre ad abolire gli stage extra curriculari in forma gratuita. Bisognerebbe poi “avviare con le parti sociali la definizione di modalità di sperimentazione di riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione“.

La lunga lista di propositi comuni spazio dal rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, del Fondo per la morosità incolpevole e del Fondo di garanzia mutui per la prima casa ai soldi per i centri antiviolenza, dal rilancio della logistica “green” agli incentivi fiscali per gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione. E ovviamente l’aumento della spesa per l’istruzione, l’Università, la ricerca e la cultura e interventi per la transizione ecologica e il contrasto alla crisi climatica, in linea con le misure decise nell’ambito del Green New Deal.

Al Pnrr sono dedicati diversi passaggi: occorre ovviamente darne “piena e rapida attuazione” recuperando la capacità di spesa per compensare i ritardi accumulati e stanziando risorse a copertura dei rincari dei materiali. E nel frattempo “informare costantemente il Parlamento sullo stato di attuazione e sugli eventuali aggiornamenti”.

Nella premessa dem, 5 Stelle e Avs ricordano che nel Def, come del resto hanno rilevato Corte dei conti e Ufficio parlamentare di bilancio, non c’è nessuna “chiara indicazione in relazione alla prossima manovra di bilancio”. Ma solo per mantenere il taglio del cuneo anche per il 2024 “saranno necessari oltre 10 miliardi di euro”, a cui ne andranno sommati stando agli annunci del ministro Paolo Zangrillo “altri 7-8 miliardi per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego“. Serviranno poi risorse per altre “voci fondamentali come le pensioni, la sanità, l’istruzione, la non autosufficienza e per l’attuazione della delega fiscale”. E in teoria, secondo i piani di Matteo Salvini, “sarà necessario individuare le coperture per oltre 14 miliardi di euro per il Ponte sullo stretto di Messina”. Posto che gli obiettivi di disavanzo “coincidono con i saldi del quadro tendenziale, se si escludono gli effetti di due interventi espansivi di entità limitata e con natura una tantum”, il governo conta – troppo ottimisticamente, secondo le opposizioni – di finanziare le uscite obbligate on il concorso della revisione della spesa e dei frutti di una “maggiore collaborazione tra fisco e contribuente”.