Diritti

Valditara vuole dirigenti scolastici che si occupino di numeri e non di fare cultura

di Franco Failli

Il 18 febbraio, a Firenze, davanti al liceo classico Michelangiolo c’è stato un pestaggio per motivi politici che ha visto protagonisti alcuni studenti dichiaratamente di destra. Qualche decennio fa gli episodi come questo erano relativamente comuni. Oggi sono più rari, visto che l’idea generale, ben rappresentata anche tra i più giovani, è che la politica sia tutta una schifezza, e dello schifo non è piacevole occuparsi.

È forse proprio la percezione di questa generale attitudine a farsi gli affari propri che ha spinto la dirigente scolastica di un altro istituto, la dottoressa Annalisa Savino, a scrivere una lettera aperta nella quale mette in guardia i suoi studenti contro i pericoli dell’indifferenza e del disimpegno verso i valori fondanti la nostra convivenza comune, con richiami storici sull’avvento del fascismo.

La vera anomalia in tutto ciò è stata la reazione del ministro Giovanni Valditara, che senza minimamente condannare la violenza, ha infatti definito la lettera “del tutto impropria” e si è definito “dispiaciuto per averla dovuta leggere” e perché è “stata letta agli studenti”, aggiungendo per di più che: “Non compete a una preside nelle sue funzioni di lanciare messaggi di questo tipo” e che “Se l’atteggiamento dovesse persistere vedremo se sarà necessario prendere misure”.

Non colpisce più di tanto che un personaggio di chiare simpatie di destra (altrimenti non militerebbe in un partito che difende l’eredità del fascismo perfino nell’uso dei suoi simboli più biechi e straccioni) assuma atteggiamenti autoritari. Ma c’è una frase che credo non sarebbe stata pronunciata nemmeno da un ministro in orbace: “Non compete a una preside nelle sue funzioni di lanciare messaggi di questo tipo”.

Le funzioni di un dirigente scolastico, per Valditara, non comprendono quelle di pensare, di comunicare valori, di fare cultura, di esprimere punti di vista. In una parola, di essere critici, non solo verso il governo di questo o quel colore, ma di assumere un atteggiamento critico in generale. Del resto, come si chiama il ministero di Valditara? Ministero dell’Istruzione e del Merito. Del Merito? Qualcuno ha obiettato qualcosa quando questo nuovo nome è stato proposto ed applicato? A parte qualche stupore e biasimo per l’allungamento, non mi pare. Ma il merito, oggi, non è quello delle “medaglie al merito”, o dell’“onore al merito”.

Oggi, e in particolare nella scuola, il merito è quel che dicono i numeri. Gli indici di resa degli studenti, i test Ocse-Pisa-Invalsi, l’indice di occupabilità degli studenti, le percentuali dei respinti, il bilancio degli istituti comprensivi. Alto, basso. Sopra la media, sotto la media. Di questo si devono occupare i dirigenti scolastici. Questo devono dirigere, gestire, con criteri che non comprendono l’espressione di idee e valori, a parte quelli indicabili in euro.

I dati, gli indicatori, sono importanti. Servono per discutere su fatti reali e non su impressioni e pregiudizi. Ma servono comunque per discutere. Quando invece i dati servono a evitare la discussione diventano automaticamente tossici.

“Lo dicono i dati” è la nuova parola d’ordine in bocca ad una classe dirigente che vuole solo opprimere senza avere nemmeno il fastidio di esporsi in prima persona. Una classe dirigente dispotica e ipocrita come forse mai nessuna lo è stata, che usa i dati, paradossalmente, per nascondere invece che per rivelare.

In occasione degli ottant’anni dalla nascita di Lucio Dalla (e di Lucio Battisti) forse sarebbe il caso di riabituarsi a canticchiare la bellissima “Com’è profondo il mare”:

È chiaro che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa è muto come un pesce
Anzi è un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perché lo protegge il mare
Com’è profondo il mare

Certo, chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero è come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare

Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare

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