Società

Flavio Costantini era come me e mio fratello. Amava l’America delle libertà

Recentemente ho visto un episodio bellissimo di Masters of Horror che inizia con una classica famiglia americana (marito, moglie e figlia di 10 anni) che viaggia in macchina verso la casa dei nonni, alla radio si sente la voce di un conduttore che parla delle vittime causate dalla guerra in Irak e degli innumerevoli morti fra donne e bambini e di come l’informazione sia controllata dal Potere.

Il marito entra in possesso della casa dei nonni, in cantina c’è un ritratto di Washington e dietro la tela viene scoperta una lettera antica che rivela un fatto sconcertante: Washington, il padre della patria, era un cannibale e si nutriva della carne dei bambini. Ovviamente è una finzione narrativa, ma che punta il dito contro il potere, infatti il film si conclude con un colpo di scena satirico: sulla banconota da un dollaro non c’è più il volto di Washington, ma quello sorridente di George W. Bush.

Ecco l’America che amo. Provate a immaginare un episodio simile nella Russia di Vladimir Putin: impossibile. L’America è il paese delle contraddizioni, ma è proprio in queste contraddizioni che la libertà di pensiero e di creazione artistica trova la propria possibilità di movimento e di contestazione. Nella nostra vita, se siamo fortunati, ci sono degli incontri straordinari che ti cambiano la percezione del mondo.

A me e mio fratello Roberto è capitato di incontrare Flavio Costantini impareggiabile pittore e illustratore. Tutte le copertine dei libri sull’anarchia sono illustrate da Costantini, tanto per fare un esempio. Quando siamo andati a trovarlo per la prima volta, ci aspettavamo di incontrare un vecchio anarchico, invece ci siamo trovati di fronte a un uomo che teneva la bandiera americana nel suo studio e una fotografia di Margaret Thatcher che Costantini venerava.

Dopo lo sconcerto iniziale abbiamo capito che questo capovolgimento ideologico era proprio un capovolgimento anarchico a tutti gli effetti, Costantini andava contro Costantini; contestava se stesso per spirito libertario e metteva in discussione la propria vita. Ecco gli uomini che amo, davanti a questi uomini ti senti libero, libero di dire qualsiasi cosa. Se avessimo reagito da fanatici dell’anarchia forse ci avrebbe messo alla porta, invece ci congedò dopo due ore dicendoci “scusate se sono diventato così conservatore”.

Poi tornammo a trovarlo spesso. Era nata un’amicizia. Si parlava di letteratura e di cinema, ci si sentiva liberi di esprimere qualsiasi parere con Flavio Costantini perché lui era il primo a farlo, ecco alcuni esempi: “Zavattini e De Sica hanno ucciso il cinema italiano” “la Monroe pare che puzzasse” “Anna Magnani è un’attrice volgare, come godo in Roma città aperta quando le sparano” “Sophia Loren è ancora più volgare, che schifo” “Odio i tedeschi, salvo solo Heine e Kleist, e devo dirvi che Thomas Mann lo detesto particolarmente”.

Divertiti da questi giudizi lapidari che avrebbero fatto rizzare i capelli a tutti i cinefili, io e Roberto ci siamo lanciati a nostra volta: “Costantini, e che mi dice di John Travolta? Non è molto meglio di Thomas Mann?” e lui di rimando “Non c’è paragone, Travolta è mille volte meglio di quel crucco”. Ecco la libertà: non sentirsi addosso il peso soffocante di tutti i saggi di critica cinematografica e letteraria, una nuova leggerezza mentale ci aveva donato il maestro Costantini e noi gli eravamo grati di questa libertà di giudizio “folle e irresponsabile” che non deve rendere conto di niente e di nessuno.

In questi giorni la mattina su Rete 4 stanno dando le repliche di CHiPs, una serie incentrata sulle avventure degli agenti di polizia autostradale della California: John Baker e Frank Poncharello e guardando questi episodi mi sono detto che tutto sommato preferisco Poncharello a Dostoevskij. Il sorriso smagliante di Erik Estrada, l’attore che interpreta Ponch, è impagabile, ti rimette al mondo, e ti mette addosso la voglia di vivere e di sfrecciare sopra una Kawasaki KZ 1000 sotto i cieli sconfinati della California, per non parlare della chiusura di ogni epidosdio corredata da fermo immagine in cui tutti gli attori ridono e si prendono in giro allegramente.

Dopo avere letto Dostoevskij o Thomas Manncadevo in depressione. Forse sono particolarmente impressionabile. Avevo persino difficoltà a respirare, mi sentivo soffocare e mi venivano pensieri di suicidio, mentre dopo un episodio di CHiPs ho solo voglia di rimettermi in forma e di fare colazione con i corn flakes: fiocchi di mais tutta la vita! Solo l’Alberto Sordi di Un Americano a Roma è riuscito a farmi mettere in discussione la colazione americana, ma solo lui, del resto Roma è sempre Roma e la mostarda alla fine possiamo darla ai sorci.

Detto questo, io e mio fratello saremo sempre riconoscenti a Flavio Costantini, il più grande anarchico che abbiamo mai conosciuto. Lui come noi amava l’America delle libertà, quell’America che lotta contro tutte le discriminazioni, che va contro se stessa proprio perché è libera di esprimersi e di manifestare, l’America di Masters of Horror in cui ci si immagina un George Washington cannibale, ma un cannibale che si nutre solo della tenera carne dei bambini!.

E diciamola tutta: Poncharello non avrebbe mai soffocato con il ginocchio un uomo di colore, Ponch era bello, buono, fanciullesco, figlio di immigrati portoricani, sempre dalla parte dei più deboli, come gli americani che noi amiamo e il suo sorriso smagliante ci accompagna e ci dà la forza di non suicidarci dopo avere letto La montagna incantata di Thomas Mann, un romanzo che mi ha procurato crisi respiratorie atroci. Vi lascio con un video in cui Flavio Costantini va a ruota libera e ci insegna con la sua innata anarchia a essere liberi, giocosi e fanciulli.