Economia & Lobby

Per combattere l’evasione fiscale si potrebbe offrire la detrazione di molte più spese

di Laura Incantalupo

Quante volte abbiamo sentito parlare di “evasione di necessità”? Moltissime; chi ne parla invoca di solito la necessità dei lavoratori/delle lavoratrici autonomi/e, che non riescono a pagare le tasse perché guadagnano troppo poco. Questo racconto tende a mettere, un po’ ad arte, lavoratori/lavoratrici autonomi/e contro dipendenti. Abbiamo indubbiamente un numero elevatissimo di finte partita Iva, persone che dovrebbero essere assunte come dipendenti con tutte le tutele del caso ma lavorano a partita Iva e hanno quindi redditi assolutamente bassi. Costoro però di solito non possono evadere, perché chi paga per le loro prestazioni vuole la fattura e quindi in questo caso i problemi sono altri: la non completa liceità del contratto e, naturalmente, la retribuzione lorda troppo bassa (che spesso corrisponde al netto di un dipendente).

L’evasione di necessità che invece esiste è spesso quella del cliente che non chiede la fattura. Di primo acchito tutti tendiamo a condannare questi comportamenti e in teoria questa condanna è giusta, ma non sempre la teoria si può applicare alla realtà.

Se c’è la necessità di andare dal dentista o di qualsiasi altra prestazione sanitaria, di aggiustare l’auto, di offrire un’opportunità formativa o un supporto didattico ai propri figli, di rivolgersi ad un professionista o ad un artigiano – e non lo si può evitare ma non ce lo si può permettere, perché il costo è troppo elevato – ci si trova spesso ad accettare la medesima prestazione senza fattura perché con quello sconto vi si può fare fronte. La scelta diventa quindi tra curarsi, potersi spostare, dare o togliere un diritto, fare fronte ad un imprevisto o non poterlo fare. L’evasione di necessità quindi esiste ma è spesso il cliente che ne ha necessità per poter avere qualcosa di cui ha bisogno e qui si entra nel grande discorso dei salari bassi che affligge questo paese.

Un’arma molto potente contro l’evasione fiscale è naturalmente offrire ai cittadini la possibilità di detrarre molte più spese. Quante persone affittano ogni anno in nero una casa vacanza? Tantissime, anche perché la differenza tra il nero e la fattura può arrivare al 40%. Tutto perché non è possibile detrarre. Quando si rompe l’auto che serve per raggiungere il posto di lavoro chi è dipendente paga il meccanico mentre magari il datore di lavoro, che non ha comunque attività esterna, detrae. Se il cittadino potesse scaricare le vacanze, l’avvocato, il medico, l’artigiano e altre spese – non dico al 100% ma magari all’80% o al 60% – è chiaro che sarebbe abbastanza inutile proporre lo sconto, perché converrebbe di più pagare e poi detrarre. Il primo anno sarebbe più pesante, però poi sarebbe una partita di giro, conveniente sia per il cittadino che per lo Stato.

In pratica il lavoratore/la lavoratrice dipendente che paga tutte le tasse si trova a dover essere complice di chi, non pagando le imposte, lo priva poi di quei servizi di cui magari lo stesso evasore, dichiarando redditi bassissimi, gode a costi irrisori. L’evasore guadagna due volte e quando gli arriva l’accertamento magari fa pure ricorso.

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