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La mia pessima esperienza sulla spiaggia vicino al Monte Cuma: uno spettacolo nauseabondo

Mi sono regalata una domenica bestiale e con Paolo Serpone – imprenditore della ricettività alberghiera su Napoli e dintorni, dunque uno abituato a offrire ai suoi clienti il meglio del meglio – sono andata a fare un bagno sul litorale flegreo.

All’interno della Foresta Regionale Area Flegrea e Monte di Cuma, all’ombra dell’acropoli di Cuma, che è stata la colonia greca più antica e più lontana dalla madrepatria, risalente al 720 a.c., polis di grande importanza civile, culturale ed economica, mi sono regalata anche un tuffo nella mitologia. Qui fu l’inizio della Magna Grecia, la culla della nostra civiltà. Qui nacque Neapolis, qui vennero i romani, Napoli, poi, divenne tra le più importanti capitali del mondo fino all’unificazione d’Italia e i rimandi storici potrebbero continuare all’infinito…

Invece adesso sembra di essere nella Terra dei Fuochi versione balneare. Davanti ai nostri occhi uno spettacolo raccapricciante e nauseabondo dovuto a una puzza di letame, un canale fognario che scarica gorgheggiante (da sembrare un gigantesco Jacuzzi) tonnellate di acque sporche direttamente a mare. Praticamente a due passi dai lidi di Varcaturo e Licola tra cui l’Ammot ed il Rama dove i bagnanti ignari nuotano a poche bracciate di distanza da un mare color cacca anziché blu.

Il tutto in una riserva forestale nel cuore di un sito archeologico famoso nel mondo perché Omero ne descrive la presenza dell’antro della Sibilla Cumana dove i più importanti personaggi dell’epoca tra cui Ulisse andavano lì per farsi predire il futuro…

Forse la Sibilla aveva predetto che nel 2022 casa sua sarebbe diventata una cloaca en plein air, un immondezzaio con montagne di bottiglie di plastica, rifiuti, scarti, masserizie in disuso, pezzi di elettrodomestici, tutto buttato lì a mo’ di discarica? Ma per caso gli amministratori locali e regionali sono ciechi e hanno perso l’olfatto?

“Gli scavi di Cuma è come se fossero una Pompei in miniatura. Facciamo arrivare questa denuncia alle associazioni ambientaliste e all’Unione Europea, perché ogni volta che ho fatto denunce a livello locale res sic stantibus…”, mi dice Paolo incazzato nero. Nella speranza che il problema sia risolto nei tempi più rapidi possibili e che nel frattempo si vieti la balneazione per evitare danni a coloro che pagano le tasse per avere un depuratore e non una fogna a cielo aperto…