Economia

Guerra in Ucraina, prima interruzione dei flussi di gas “causa azioni delle forze russe”: allo snodo di Tarvisio -30% di forniture

L’operatore di rete ucraino ha interrotto il trasporto attraverso il punto di ingresso di Sokhranivka affermando che i russi sottraevano parte del gas. Gazprom nega. Per l'Italia lo stop è compensato dall'aumento dell'import da altri punti di ingresso: Passo Gries (da Norvegia e Paesi Bassi) e Mazara del Vallo (dall'Algeria). La domanda al momento è soddisfatta e prosegue il riempimento degli stoccaggi

È scattata mercoledì la prima interruzione degli arrivi di gas russo all’Europa a causa della guerra in Ucraina. Le sanzioni non c’entrano: lo stop è stato deciso dal gestore del sistema di trasporto del gas ucraino Gtsou, che ha fatto sapere di dover sospendere i flussi in entrata dal punto di ingresso di Sokhranivka per effetto delle “azioni delle forze di occupazione russe”. Il tracciato passa infatti dalla stazione di compressione di Novopskov attraversando il Donbass e i russi, accusa la società, stanno sottraendo parte del gas in transito (si suppone per destinarlo proprio alle regioni separatiste). Questo mette in pericolo “la stabilità e la sicurezza dell’intero sistema di trasporto del gas”, afferma Kiev. Di qui la decisione di invocare la clausola di forza maggiore e interrompere il trasporto, dopo aver “ripetutamente informato Gazprom” dei problemi legati alla presenza delle truppe di Mosca. Gli effetti si stanno facendo sentire: le forniture allo snodo italiano di Tarvisio sono diminuite del 30%, anche se il calo è per ora compensato dall’aumento delle importazioni attraverso altri punti di ingresso. Lo stesso vale per per la Germania.

Per la stazione di confine di Novopskov passa quasi un terzo dei flussi verso l’Europa via Ucraina: fino a 32 milioni di metri cubi al giorno. Di conseguenza secondo Yuriy Vitrenko, numero uno della compagnia statale ucraina degli idrocarburi Naftogaz, le forniture caleranno di altrettanto a meno che la Russia non reindirizzi il gas alla stazione di compressione di Sudzha, più a nord e in corrispondenza dei territori controllati da Kiev (vedi cartina), che ha una capacità doppia. “Il trasferimento del flusso non richiede alcun costo aggiuntivo da parte russa e non vi sono ostacoli tecnici per tale operazione”, sottolinea il comunicato di Gtsou. “In questo modo la Russia sarebbe in grado di mantenere il transito attraverso l’Ucraina e di adempiere ai propri obblighi nei confronti dei partner europei”.

Il gruppo russo Gazprom – secondo cui il transito è sempre andato avanti “indisturbato” e la quota di forniture compromesse ammonta a solo un quarto del totale e non un terzo – a parole ha respinto al mittente questa opzione, anche se i dati preliminari sul flusso mostrano quantità più elevate attraverso la stazione nel territorio controllato dall’Ucraina.

Il sistema italiano per ora non registra rallentamenti negli arrivi “grazie all’interconnessione delle reti e alla diversificazione delle fonti di importazione”, fa sapere Snam. Dai dati pubblicati in tempo reale sul suo sito risulta che i flussi a Tarvisio sono in diminuzione rispetto a martedì: nel pomeriggio 1,5 milioni di metri cubi standard all’ora contro i 2,2 di martedì e i 2,8 di lunedì. Ma sono in parte compensati da un maggior afflusso a Passo Gries (da Norvegia e Paesi Bassi), dove stanno arrivando 2,1 milioni di metri cubi all’ora a fronte degli 1,5 di martedì mattina, e a Mazara del Vallo (dall’Algeria, 2,8 MSm3 contro 2,6). Dunque la domanda al momento è soddisfatta e proseguono anche le iniezioni di gas in stoccaggio. I prezzi nei primi scambi ad Amsterdam, piazza di riferimento per l’Europa, hanno superato i 100 euro al megawattora toccando i 103, in aumento del 4% rispetto alla chiusura di martedì. Poi hanno ripiegato verso i 93 euro.

Mario Draghi nel corso del bilaterale alla Casa Bianca con il presidente statunitense Joe Biden ha ribadito che “c’è bisogno di un tetto al prezzo del gas a livello europeo”. La proposta, avanzata da Italia, Spagna e Portogallo già durante il Consiglio europeo di fine marzo, non è riuscita a superare i veti dei Paesi del Nord Europa, che temevano rappresaglie da parte di Mosca nonostante il forte potere negoziale della Ue, di gran lunga il più grande importatore del suo gas. Madrid e Lisbona sono andate avanti da sole, forti della cosiddetta eccezione iberica legata al fatto che i due Paesi producono un’alta percentuale di elettricità da fonti rinnovabili, hanno scarse interconnessioni energetiche con il resto della reta europea e grazie a sette rigassificatori non dipendono dall’import via gasdotto. Roma continua a tamponare l’emergenza per famiglie e imprese con aiuti temporanei.