Lavoro & Precari

Caterpillar, presidio al Mise. Si fa avanti la Imr, sospesa la procedura di licenziamento: “Proroga di 15 giorni, c’è progetto di reindustrializzazione”

A due giorni dalla deadline per il licenziamento collettivo, per i lavoratori di Caterpillar si apre uno spiraglio importante. L’azienda di Jesi, in provincia di Ancona, produce cilindri idraulici e lo scorso dicembre, nonostante utili e bilanci in attivo, aveva deciso di chiudere il sito produttivo della cittadina marchigiana. Ora c’è una strada per evitare a 270 famiglie il dramma. A partire dai 189 lavoratori assunti, senza contare gli interinali e quelli con contratti ‘precari’ e in staff leasing (ovvero con fornitura di manodopera assunta da parte di un’agenzia per il lavor). Nel corso di un vertice al ministero dello Sviluppo economico a Roma, con i lavoratori in presidio fuori dal palazzo, è stato annunciato che la Imr di Carate Brianza, società italiana attiva nel settore automotive, ha avanzato una proposta di acquisizione. Caterpillar ha quindi aperto la porta alla sospensione – per 15 giorni – della procedura di licenziamento collettivo per consentire la formalizzazione dell’accordo.

Per i sindacati è “un primo passo importante“. “IMR, che ha 2600 dipendenti in tutta Italia e ha già partecipato ad altre operazioni di reindustrializzazione, ha intenzione di assumere tutti i 189 lavoratori. Nel corso delle due settimane di proroga verrà avviata la due diligence al fine di approfondire il progetto di rilancio industriale. Riteniamo importante il progetto presentato oggi, che dovrà garantire la continuità produttiva e occupazionale nello stabilimento di Jesi”, hanno rivendicato al termine del vertice dalla Fiom Cgil. Certo, i tempi sono stretti, così come resta il nodo di chi non è assunto da Caterpillar, ma resta una possibile svolta nella vertenza. “Entro il 10 marzo sarà riconvocato il tavolo al Mise con tutti i soggetti industriali interessati e le parti sociali”, hanno spiegato in una nota Mirco Rota e Tiziano Beldomenico, della Fiom-Cgil.

Tutto era nato dalla scelta dell’azienda, “immotivata e incomprensibile” secondo sindacati e lavoratori, di delocalizzare le attività in Messico e Cina (acquistando da terzi il restante 20%) e chiudere Jesi. Anche perché, hanno ribadito gli operai in corteo a Roma, la decisione non teneva conto dei profitti in crescita: 1,2 miliardi di euro solo nel terzo trimestre 2021, con i dividendi pagati ai soci continuamente aumentati negli ultimi 27 anni. “Qui nessuno se lo aspettava, io lavoro in azienda da oltre 20 anni. Ho un mutuo da portare avanti e una figlia piccola. Se l’azienda chiude non saprei come andare avanti”, c’era chi spiegava fuori dal Mise.

Non era l’unico: “Io vengo dal Gambia. Lavoravo in staff leasing da due anni con Caterpillar, prima facevo la spola tra Jesi e Fano per lavoro, un’ora di strada al giorno. Speravo di essere assunto perché ci era stato detto che andava tutto bene e dovevano essere stabilizzate 20 persone. Invece hanno deciso di mandarci tutti via”, spiega al Fattoquotidiano.it, Ndila, tra coloro che resterà nel limbo. Perché anche con la possibile acquisizione di Imr, per chi lavorava nello stabilimento di Jesi con un contratto con un’agenzia del lavoro, il pericolo di restare per strada resta reale. “Non ci dimentichiamo di loro, affronteremo questo problema nelle prossime riunioni”, promette Rota (Fiom Cgil), al termine del vertice, comunicando l’esito della riunione ai lavoratori.

L’obiettivo di Imr è intanto quello di portare nello stabilimento marchigiano le produzioni che altrimenti sarebbero state trasferite in Polonia. Si terrà adesso un incontro alla regione Marche, in cui verrà formalizzata la proroga, mentre un nuovo vertice al Mise sarà convocato non più tardi del 10 marzo. “È la prima volta che l’azienda statunitense, dopo la scelta che ci aveva comunicato il 10 dicembre 2021 di chiudere, accoglie la richiesta di sospendere i licenziamenti. Vero che 15 giorni sono pochi, ma dobbiamo riuscire a garantire un futuro a queste persone”, rivendicano dai sindacati.

Certo, resta da “approfondire il piano industriale e a verificare la solidità del progetto“. Tradotto, serve ancora prudenza, considerati i tanti precedenti di reindustrializzazioni mai in realtà partite o naufragate. Ma, a due giorni dal rischio che partissero le lettere di licenziamento, la notizia è accolta “positivamente”. “Il tema che adesso si pone è come si può aiutare questo processo mettendo a disposizione e affinando un set di strumenti articolato, dalla formazione, a quelli che abbiamo costruito con la riforma degli ammortizzatori sociali”, rivendica pure il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. “Noi ci siamo, faremo di tutto con tutti gli strumenti necessari per accompagnare questo passaggio”, ha concluso l’esponente dem. I lavoratori in presidio guardano invece oltre, verso normative anti delocalizzazioni davvero efficaci: “Caterpillar voleva toglierci la dignità, ci ha comunicato da un giorno all’altro la volontà di chiudere. Bisogna impedire che questo accada, non è la prima volta. Ma il profitto non può venire prima delle vite umane”.