Fatti a motore

Auto, la Commissione Europea avvia consultazioni sulla mobilità del futuro

A Bruxelles si aprirà un "dialogo con tutti i soggetti interessati per lavorare insieme e proporre un percorso per rendere l’automotive e i settori marittimo e ferroviario più green”, ha affermato a riguardo il commissario per il mercato interno dell’Unione Thierry Breton. La discussione riguarderà tempi e modi della transizione verde

Sembra che le frequenti dichiarazioni dei principali capitani dell’industria automotive riguardo la necessità di una transizione verde della mobilità più equilibrata – cioè, all’insegna della neutralità tecnologica e delle reali potenzialità di penetrazione dell’auto elettrica sul mercato – abbiano sortito effetto ai piani alti di Bruxelles. La Commissione Europea, infatti, è pronta a dare avvio a una serie di consultazioni circa il futuro della mobilità affinché quest’ultima sia sostenibile tanto a livello ambientale, quanto a livello industriale e sociale. Un “brainstorming” – aperto ad aziende, autorità pubbliche, parti sociali e organismi di ricerca – da cui scaturirà un piano concordato di transizione.

“La mobilità e i trasporti sono essenziali per i cittadini europei, l’economia e il mondo del lavoro, ma questo ecosistema è anche soggetto a trasformazioni significative; abbiamo dunque aperto un dialogo con tutti i soggetti interessati per lavorare insieme e proporre un percorso per rendere l’automotive e i settori marittimo e ferroviario più green, sostenendoli nell’abbracciare la digitalizzazione e nel rafforzare la resilienza delle loro catene del valore”, ha affermato a riguardo il commissario Thierry Breton, responsabile per il mercato interno dell’Unione. Parole che aprono dunque un dialogo col mondo dell’auto, che ha più volte denunciato i rischi di una transizione troppo repentina della mobilità verso la tecnologia elettrica, imposta dall’Europa. Che finora avrebbe preso in scarsa considerazione soluzioni altrettanto utili (e più economiche) per abbattere radicalmente le emissioni generate dal settore.

“L’elettrificazione è stata scelta dai politici, non dall’industria. C’erano modi più economici e veloci di ridurre le emissioni”, ha detto recentemente Carlos Tavares, l’ad di Stellantis, che ha definito la transizione affrettata di Bruxelles verso questa tecnologia come una “brutalità che crea rischi sociali”, perché sostanzialmente taglia fuori il ceto medio, non in grado di comprare auto elettriche in quanto più care del 50% rispetto a quelle tradizionali. Mentre Herbert Diess, il numero uno del gruppo VW, la cui road map verso le auto elettriche è da tempo nota, ha ammonito che “queste hanno senso solo se l’energia è rinnovabile, e sbaglia chi annuncia l’addio ai motori endotermici”, alimentando i dubbi sollevati dallo stesso Tavares quando sostiene che “non guardare l’intero ciclo di vita (cioè dalla produzione allo smaltimento, ndr.) delle auto elettriche è riduttivo”, e che “solo tra 10 o 15 anni conosceremo i risultati reali del loro utilizzo nella riduzione delle emissioni”. Prima di loro, Akio Toyoda, numero uno della Toyota, aveva dichiarato che “l’auto elettrica farà collassare l’industria”, e Luca de Meo, gran capo di Renault, che “i politici vogliono spingere sull’elettrico, ma che questa tecnologia costa tre o quattro volte più di una tradizionale” e sarà così ancora per diverso tempo.

Scetticismi a cui, nel corso della settimana, si sono aggiunti anche quelli di Federmotorizzazione, la Federazione nazionale di Confcommercio per il settore della mobilità. Secondo il Presidente Simonpaolo Buongiardino, infatti, sarebbe necessario “utilizzare la tecnologia già disponibile, che azzera o quasi le emissioni, dei motori più evoluti ed incentivare la ricerca di carburanti sempre più puliti e biocompatibili. D’altra parte, lo stato attuale della tecnologia elettrica non consente di soddisfare le utenze ad alta percorrenza e le attuali caratteristiche delle batterie saranno oggetto di grandi innovazioni” che, però, finiscono per creare “una prospettiva di attesa che ne scoraggia ulteriormente l’acquisto”.

Ma fra chi guarda con circospezione a uno stop forzato della tecnologia termica e ibrida in favore di quella elettrica c’è anche Raffaele Cattaneo, assessore all’Ambiente e Clima della Regione Lombardia, intervistato da Quattroruote: “Le istituzioni devono cooperare sul tema del contenimento delle emissioni. Il governo e le amministrazioni pubbliche, a vari livelli, non dovrebbero però entrare nel merito delle tecnologie utilizzate, ma focalizzarsi sul tema della riduzione generale delle emissioni inquinanti e della CO2”. Un concetto che Cattaneo ha ulteriormente esplicitato: “Siamo critici con la decisione di vietare la vendita di veicoli endotermici dal 2035. Quella della Commissione europea è una scelta che impatta sulla tecnologia e segue un metodo, un approccio, a mio avviso sbagliato. Sarebbe comprensibile se tale approccio fosse almeno finalizzato a difendere un asset europeo, ma non è questo il caso: anzi, si rischia di danneggiare in modo significativo l’industria del nostro continente. È una visione ideologica, contraria a quello che stiamo usando in Lombardia, dove stiamo cercando di incentivare la sostituzione del parco veicolare con l’acquisto di veicoli meno inquinanti, a prescindere dalla tecnologia utilizzata”.

La partita si gioca anche sul fronte dei carburanti sintetici, che l’Europa sembra non vedere molto di buon occhio, nonostante promettano di poter diventare l’alleato numero uno per l’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica del parco circolante mondiale, che conta centinaia di milioni di veicoli. Un ostracismo venuto a galla in una recente intervista sempre di Quattroruote a un ingegnere tedesco, rimasto anonimo, che lavora nel campo dell’automotive e dialoga con le istituzioni europee: “Le prospettive per questi carburanti dipendono da decisioni politiche. Oggi se ne producono quantità molto limitate e quindi con prezzi elevati, anche perché a livello di tassazione sono considerati a tutti gli effetti come combustibili fossili. Le compagnie petrolifere sono pronte a investire massicciamente in una tecnologia che potrebbe dall’oggi al domani ridurre in maniera significativa le emissioni di CO2 dell’intero parco circolante. Perché non bisogna dimenticare che, se oggi l’elettrico costituisce neppure il 10% delle auto nuove vendute, siamo di fronte a centinaia di milioni di auto circolanti a combustione”. Il problema, secondo l’ingegnere tedesco, “sta nell’individuare l’elettrico come soluzione unica e nel voler bandire i powertrain a combustione su un orizzonte temporale ravvicinato. Nessuno investirebbe massicciamente in una tecnologia che ha una prospettiva di vita di 15 anni, se davvero in Europa si arriverà allo stop ai motori endotermici nel 2035”.