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In Europa lo smart working è un’arma contro Omicron, la pubblica amministrazione italiana lo snobba: mentre Brunetta rivendica il no, Parigi valuta persino le multe

In Germania il ricorso al lavoro da casa ha contribuito a rallentare la curva dei contagi, in Portogallo è tornato l'obbligo nonostante un tasso di vaccinazione altissimo, in Francia la ministra Borne ha proposto di sanzionare le aziende che non lo garantiscono. Il governo Draghi, invece, nonostante il boom di casi suggerirebbe una strategia per ridurre la circolazione, continua a prevedere il lavoro in presenza per i dipendenti della pubblica amministrazione. Il ministro a Il Messaggero: "Se la situazione peggiorasse basterebbe una mia circolare"

In Germania il ricorso massiccio allo smart working è una delle misure che ha permesso di raffreddare la curva dei contagi. In Francia è stato reintrodotto dopo Natale, di fronte a un continuo aumento dei casi Covid, che ieri (mercoledì) hanno superato quota 200mila. Anche il Portogallo, tra i Paesi con il maggior tasso di copertura vaccinale al mondo, ha deciso di ripristinare il lavoro agile per rispondere alla minaccia rappresentata da Omicron. Il governo italiano invece continua a ignorare questa possibilità per la pubblica amministrazione: è arrivata la stretta sui trasporti, con l’obbligo di Super green pass a partire dal 10 gennaio, ma con il nuovo decreto non è stato fatto nulla per limitare la circolazione dei lavoratori. Anzi, in un’intervista a Il Messaggero il ministro per la Pa, Renato Brunetta, rivendica la scelta: “Il 15 ottobre abbiamo detto addio alla sperimentazione di massa dello smart working emergenziale”. E se la situazione dei contagi dovesse ulteriormente peggiorare? “Basterebbe una mia circolare per invitare le amministrazioni a fare le scelte opportune“, replica Brunetta, specificando che “alcune avranno bisogno del lavoro agile, altre no”. A suo parere, d’altronde, la sfida al Covid “per il momento la stiamo vincendo noi“.

Il ministro per la Pa fin dall’insediamento del governo Draghi aveva dichiarato guerra allo smart working e negli scorsi mesi lo ha bollato come “lavoro a domicilio all’italiana“. A inizio ottobre ha deciso di riportare tutti gli statali in presenza (senza aver raccolto dati sulla produttività), adducendo tra le motivazioni anche un presunto aumento del Pil grazie alle pause pranzo. Nel corso del Consiglio dei ministri di mercoledì sera ha difeso la proposta, avallata dal premier Mario Draghi, di estendere il Super green pass a tutti i lavori. I partiti di maggioranza, però, non hanno trovato un accordo. Bocciata l’ipotesi del presidente del Consiglio, non è stato fatto nulla per compensare la mancata stretta. In tutt’altro modo sta agendo invece la Francia: dal 3 gennaio lo smart working torna obbligatorio per almeno 3 giorni a settimana. Non solo, la ministra del Lavoro Elisabeth Borne ha proposto una multa fino a mille euro per dipendente, con un tetto massimo di 50mila euro, per le aziende che non garantiscono il lavoro agile per combattere la pandemia.

Anche il Portogallo, che a novembre ha introdotto maggiori tutele per i lavoratori in smart working, di fronte alla rapida diffusione della variante Omicron ha deciso di ripristinare il telelavoro obbligatorio dal 25 dicembre al 9 gennaio. In Germania i contagi sono calati grazie al cosiddetto lockdown per i non vaccinati, ma anche il lavoro agile ha fatto la sua parte: è obbligatorio se la presenza in ufficio non è giustificata da ragioni operative. Misure simili valgono anche in Irlanda o nelle vicine Belgio e Olanda. Nel Regno Unito, come ha scritto Domani riportando i dati sulla mobilità raccolti da Google, sono in presenza il 22% dei lavoratori in meno rispetto al periodo pre-Covid. Una percentuale tripla rispetto all’Italia.

D’altronde, quando a metà dicembre l’Oms aveva lanciato l’allarme parlando di uno tsunami di casi in arrivo, la responsabile tecnica per la pandemia di Covid Maria van Kerkhove in un’intervista a El Pais spiegava cosa avrebbero dovuto fare i governi: “Usate le mascherine, favorite il telelavoro, limitate i contatti con altre persone, evitate riunioni, investite nella ventilazione”. Lo smart working infatti, oltre a evitare contagi e conseguenti quarantene sui luoghi di lavoro, contribuisce anche a diminuire la circolazione e quindi evitare gli assembramenti sui mezzi di trasporto, in particolare bus, metro e treni regionali. Il governo, consapevole del problema, ha optato per l’obbligo di Super green pass – che così riguarderà anche tutti gli studenti – ma non ha fatto nulla per fermare i lavoratori della pubblica amministrazione. La proroga dello stato d’emergenza al 31 marzo, infatti, garantisce solo nei settori del mondo del lavoro privato il mantenimento delle modalità semplificate per il lavoro agile.

Un’ipotesi su cui peraltro ha spinto fino all’ultimo il sindacato Flp (Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche): “Il governo ripristini il lavoro agile emergenziale anche nella pubblica amministrazione. È una necessità per la sicurezza dei lavoratori pubblici ma anche per tutto il Paese, al fine di evitare un aumento dei contagi”, è stata la richiesta avanzata dal segretario generale Marco Carlomagno prima della cabina di regia e del Consiglio dei ministri. Il suo appello “a seguire gli esempi di molti Paesi dell’Unione europea” è stato ignorato dal governo. “Eppure nei lunghi mesi del lockdown – sottolineava sempre Carlomagno – il lavoro agile emergenziale si è dimostrato non solo decisivo nel contenere i contagi, ma ha permesso alle Amministrazioni di continuare ad erogare con efficacia tutte quelle prestazioni e quei servizi necessari a fronteggiare anche economicamente e socialmente gli effetti della pandemia“.

Tra le forze della maggioranza il tema sta cominciando lentamente ad emergere: “Abbiamo già sperimentato quanto la modalità di lavoro agile, abbia consentito la continuità nell’erogazione dei servizi pubblici in totale sicurezza, nel rispetto della salute pubblica, e diminuito traffico e affollamenti sui mezzi pubblici e negli uffici”, afferma la deputata del Movimento 5 Stelle Vittoria Baldino, capogruppo in commissione Affari Costituzionali alla Camera, che ora chiede al ministro Brunetta di emanare “la circolare per il ritorno allo smart working negli uffici Pubblici in questa fase emergenziale”. “Non possiamo non essere lungimiranti e bisogna ritornare a un utilizzo massiccio dello smart working dove possibile”, conclude Baldino.

“Penso che ora bisogna prepararsi al passo successivo, cioè l’obbligo vaccinale e il ritorno allo smart working“, ha detto questa mattina il segretario del Pd, Enrico Letta. Nella sua intervista a La Repubblica, però, ha negato che sia stato un errore riportare le persone al lavoro in presenza a partire da questo autunno: “Non credo. La situazione allora giustificava la decisione, Omicron è una novità non prevedibile. Ma ormai sappiamo che con lo smart working si può mantenere viva l’economia”. Eppure, nonostante 4 decreti in un mese per rincorrere la nuova variante, il lavoro agile non è ancora tornato.