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La svolta del Cile: vince il millenial Boric e chiude il capitolo Pinochet. Ex leader studentesco, ecologista e femminista: è il più votato di sempre

Le sintesi televisive sottolineano che con i suoi 35 anni è il più giovane presidente eletto della storia ed è anche il politico che ha incassato più voti perché la percentuale delle persone che hanno votato ha superato il 56%

La vittoria di Gabriel Boric è stata netta e si è delineata fin dallo scrutinio dei primi seggi. In termini percentuali il giovane candidato di sinistra è cresciuto dal 26 al 56% e il candidato di destra Jose Antonio Kast dal 28 al 44%. Le sintesi televisive sottolineano che Boric con i suoi 35 anni è il più giovane presidente eletto della storia del Cile ed è anche il Presidente che ha preso più voti perché la percentuale delle persone che hanno votato ha superato il 56%.

Sembra poco per gli standard europei, ma è una partecipazione che è andata oltre quello che si riteneva il record, cioè il referendum dell’anno scorso sull’avvio del processo costituente. Boric ha vinto perché ha portato, o riportato alle urne, molti cileni che non erano andati al primo turno. Evidentemente il ballottaggio è stato considerato dagli elettori una sorta di referendum. Anche se Jose Antonio Kast ha moderato il più possibile i toni da estrema destra integralista che hanno caratterizzato la sua ascesa politica, è stato comunque visto come erede attuale del pinochetismo, un fantasma ancora vivo in Cile, e come nemico dell’estallido social e del processo costituente.

Il 35enne deputato del Fronte Ampio è stato capace di mobilitare i settori più movimentisti ma anche quelli moderati di centrosinistra che vogliono evitare disordini e destabilizzazioni. Ex leader degli studenti, ecologista e femminista, incarna i valori di una nuova generazione politica cilena. Ha trionfato nella Regione metropolitana e in quella di Valparaiso, le più popolose del paese, ma ha aumentato i suoi voti anche nelle regioni del Nord e del Sud, neutralizzando completamente l’appoggio che il terzo candidato, Franco Parisi, aveva dato all’ultimo momento a Jose Antonio Kast.

La giornata elettorale era stata caratterizzata dalle polemiche sulla scarsità dei mezzi pubblici nei quartieri popolari (i seggi in Cile sono a volte molto lontani dalla residenza degli elettori, assolutamente non raggiungibili a piedi, ndr). Ma i timori dei sostenitori di Boric sui voti persi a causa dei pochi autobus sono stati fugati dai primi risultati. Molto presto, in una vera e propria ansia di galateo istituzionale, Kast ha riconosciuto la sconfitta, ha chiamato Boric ed è andato a trovarlo all’ Hotel Fundador. Il presidente Sebastian Piñera, che comunque resta in carica fino all’11 marzo, si è congratulato col vincitore. Ma pochi minuti dopo Boric è salito sul palco che era stato ottimisticamente montato sull’Alameda. Ha toccato tutti temi a lui cari, i bambini, le donne, l’orario di lavoro, le pensioni, la salute e la educazione pubbliche, l’ambiente, l’acqua, i diritti umani e ovviamente la difesa del lavoro della Assemblea Costituente. Ma ha parlato da “presidente di tutti”, che considera come opportunità più che come limite l’equilibrio di forze nel nuovo Parlamento, e che farà un governo aperto. Poi è partito il concerto. La vittoria è stata festeggiata anche in molte altre piazze.