Politica

Afghanistan, noi succubi degli Usa? C’è un motivo strutturale

Quanto sta accadendo in Afghanistan è agghiacciante e ci fa sentire impotenti. In qualche commento in rete o intervento politico, tuttavia, ho letto che l’Unione europea deve smettere di essere succube degli Stati Uniti, che l’Italia si dovrebbe ribellare e chiudere le basi Nato e così via… Forse non tutti sanno (ma stupisce non lo sappiano i politici che seguono quest’onda) che le nostre elezioni sono state per decenni parzialmente controllate dagli Stati Uniti, come accaduto per quelle di altri paesi del mondo.

Verso la fine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti finanziarono qualche gruppo partigiano (e futuro partito politico) per garantirsi il controllo della penisola italica con la sua eccezionale posizione nel Mediterraneo. Era fondamentale che il comunismo non trionfasse alle successive elezioni e il nostro paese non passasse sotto la sfera di influenza sovietica, quindi fu finanziato e armato quello che era l’embrione della Democrazia cristiana, come emerge da documenti statunitensi declassificati che riguardano il supporto della Cia ai partiti centristi per le elezioni politiche italiane del 1948.

Secondo uno studio di Dov H. Levin, poi, “gli Stati Uniti destinarono all’Italia 227 milioni di dollari di aiuti economici nel primo trimestre del 1948 e sfruttarono politicamente i finanziamenti del Piano Marshall per orientare l’elettorato verso i partiti filoamericani. Inoltre, […] la Cia destinò alcuni milioni di dollari al finanziamento della campagna elettorale della Dc e dei suoi alleati”. In tale occasione, l’azione del governo di Washington fu integrata da un milione di lettere delle comunità italiane in America, che fecero pressione sui parenti in Italia per scoraggiare il voto per i candidati del Fronte Democratico Popolare.

Questi finanziamenti continuarono anche nei decenni successivi, dotando personaggi disponibili a collaborazioni con gli Usa dei fondi necessari a fare campagna elettorale. La Cia spese almeno 65 milioni di dollari per aiutare a eleggere politici italiani. I beneficiati ovviamente ricambiavano con la fedeltà all’amico statunitense. “Nel 1976, per ammissione dell’ex capo della Cia William Colby, la prospettiva che il Pci conseguisse la maggioranza relativa in Parlamento indusse l’amministrazione Ford a riversare 6 milioni di dollari nelle casse della Dc. Ancora una volta venne condotta una campagna di lettere per distogliere il voto dal Pci”, promossa questa volta da organizzazioni come “gli Americans for a Democratic Italy, un’associazione che aveva alle spalle il banchiere italoamericano Michele Sindona”, quello della loggia massonica P2.

Oggi che la Dc è morta, il principale finanziatore del centro-sinistra è un’azienda americana, Social Changes Inc., basata a Santa Monica (California) e diretta da persone molto vicine ai Democrats, che già nel 2019 aveva versato 150mila euro euro per sostenere due candidati giovanissimi del Pd alle Europee.

Per questo non chiuderemo mai le basi Nato in Italia, a prescindere da ogni considerazione sul fatto che siamo firmatari dell’accordo atlantico che sta alla base di questo organismo internazionale e sulla convenienza di poter contare su tale ombrello contro eventuali attacchi di potenze straniere.

Di tutto questo, quando si fanno proclami, occorre essere consapevoli, e anche di quello che accadrebbe qualora si riuscisse a far smantellare le basi Nato. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che facciamo gola a tutti – compresi paesi fondamentalisti islamici dell’area mediterranea – per lo stesso motivo per cui gli ex alleati hanno voluto mettere le basi qui da noi.