Cronaca

Migranti, Lamorgese: “Sbarchi aumentati, ma è cambiata la situazione. Lavoriamo con la Tunisia per i rimpatri. Salvini? Lo incontrerò”

"I problemi vanno sempre contestualizzati, le situazioni evolvono anche da un giorno all’altro, com'è successo in Afghanistan", dice la ministra in conferenza stampa a Palermo. Il quadro sociale e politico dei paesi del Nordafrica, spiega, "si può risollevare solo con robusti interventi da parte dell’Europa: presto arriverà risposta alle richieste mie e di Draghi al Consiglio Ue per destinare risorse a quegli Stati"

“Ho scelto di venire a Palermo per essere vicina a una terra che come primo approdo dei flussi merita rispetto e un ringraziamento per le attività che i sindaci si trovano ad affrontare”. La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha aperto così la propria conferenza stampa nella prefettura del capoluogo siciliano, subito dopo la riunione di Ferragosto del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza. In cui il tema degli sbarchi l’ha fatta da padrone: “Certamente gli arrivi dei migranti sono aumentati, su questo non c’è dubbio”, premette. “Ed essere venuti oggi a Palermo con tutto il Comitato nazionale vuol dire averci messo la faccia su un problema su cui non abbiamo nulla da nascondere. Perché i problemi vanno sempre contestualizzati. Che ci sia stato un aumento è vero, ma nel frattempo è cambiata la situazione“. Contestualizzare, spiega Lamorgese, serve anche “a comprendere anche le motivazioni per le cui le situazioni evolvono, anche da un giorno all’altro, come è successo con l’Afghanistan“. Da dove, pronostica, “ci sarà un ulteriore flusso di migranti che arrivano dalla rotta balcanica ma anche via mare. So che Unhcr (l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ndr) ha dato una quantificazione dei flussi dei prossimi mesi che potrebbero farci preoccupare, tenendo conto anche del rischio terrorismo. Noi stiamo monitorando e su questo abbiamo la garanzia da parte di tutte le forze che opereranno al meglio”.

Per questo la ministra risponde anche agli attacchi arrivati nelle ultime settimane dal suo predecessore, il leader della Lega Matteo Salvini, dicendosi “ben disponibile a qualunque tipo di incontro” con lui: “Io non ho mai avuto nessuna preclusione su questo. Anzi, ben volentieri”, dice. Purché sia chiaro, però, che “tutto quello che avviene a livello di immigrazione di arrivi, di segnalazioni, di porti”, non è un problema personale del ministro dell’Interno, ma “dell’intero governo con cui mi confronto, in particolare con il presidente del Consiglio che segue personalmente tutto il dossier”. E a una domanda sul processo al leader leghista per il caso Gregoretti risponde candidamente: “Di tutte navi Ong bloccate, me ne dica una che è tornata indietro. Non mi risulta. I migranti sono tutti entrati nel circuito dell’accoglienza”. “Incontrare la Lamorgese? Volentieri. Così le spiego, leggi e numeri alla mano, la differenza fra un Ministro dell’Interno che ha difeso i confini, la sicurezza e la dignità dell’Italia – a costo di andare a processo – e chi invece non ha ancora fatto nulla per contrastare scafisti, trafficanti e clandestini”, replica Salvini. “Controllare bimbi e anziani in piscina e in pizzeria, facendo intanto sbarcare migliaia di immigrati senza vaccini e documenti, non ha senso. La Lamorgese mi ascolterà e comincerà a fare qualcosa? La speranza è l’ultima a morire”.

Rispetto all’anno precedente – riferisce il dossier pubblicato dal Viminale – da agosto 2020 a luglio 2021 sono sbarcati in Italia 49.280 migranti, il 128% in più. Di questi, l’82,6% (40.727) sono sbarcati autonomamente su imbarcazioni di fortuna, mentre il 17,4% (8.533) sono stati invece soccorsi in area Sar (l’8,6%, 4.239 persone, dalle navi delle ong). I minori non accompagnati sono 7.843 (+155,26%), gli scafisti arrestati 147. Nei dodici mesi precedenti (agosto 2019-luglio 2020) erano sbarcati 21.616 migranti, soltanto 8.691, invece, dall’agosto 2018 al luglio 2019. Il Paese da cui partono più barconi è la Libia (45,3%) seguito da Tunisia (35,9%), Turchia, Algeria, Grecia, Egitto e Montenegro. Al 31 luglio di quest’anno gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia erano 3.825.944, il 4,7% in meno rispetto all’anno precedente. I permessi di soggiorno concessi sono 1.367.204 per lavoro subordinato, 251.921 per lavoro autonomo, 1.207.569 per ricongiungimenti (motivi familiari), 992.250 per altre ragioni (permessi studio e casi speciali). Sono 4.321 i migranti rimpatriati nell’ultimo anno, il 2% in meno dell’anno precedente (4.408). Sono stati invece 372 i rimpatri volontari assistiti, il 17% in più dell’anno precedente (318).

Nel 2021, ha sottolineato Lamorgese in conferenza stampa, “abbiamo già effettuato circa 2.090 rimpatri. Di questi, circa mille sono per la Tunisia”, un Paese con cui “stiamo lavorando”: l’accordo con il governo di Tunisi, spiega, è di creare una “linea dedicata” per i rimpatri, un numero preciso di telefono con cui i nostri assetti potranno chiamare per fermare questa immigrazione. Perché arrivano da noi, ma poi vengono rimpatriati subito dopo perché non hanno titoli, in quanto ad oggi è ancora un Paese sicuro e quindi non ci sono le motivazioni”. Mentre “con la Libia è stata firmata ad aprile, con l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni, ndr) una convenzione per iniziative mirate alla frontiera sud del Paese con una missione che è in fase di calendarizzazione, perché anche la Libia è terra di transito. Di quelli che vengono dalla Libia – spiega – nessuno è libico, sono di altri Paesi e provengono dal Sud della Libia. Bisogna che anche questi interventi vengano portati avanti. Ed è quello che stiamo facendo”. Il quadro sociale, politico ed economico dei Paesi del Nordafrica, sostiene, “si può risollevare solo con robusti interventi da parte dell’Europa“. E in questo senso “presto arriverà la risposta sull’esito delle richieste che personalmente ho fatto da tempo, così come il presidente Draghi ha fatto al Consiglio europeo, di destinare risorse a quei Paesi, perché il flusso migratorio è la conseguenza di una situazione di instabilità di quei territori cui bisogna far fronte con interventi da parte dell’Europa, che ristabilisca quel minimo di stabilità che aiuta certamente a limitare i flussi”, spiega.