Diritti

Sui bambini ‘non si Passa’: a Roma si scende in piazza contro l’alienazione parentale – Replica

In queste ore sta circolando sui social il video di un bambino strappato alla madre accusata di alienazione parentale. I fatti sono accaduti a Taranto nel giugno del 2019. Non si sa chi abbia ripreso quello strazio, ma il pianto angosciante del bambino che non capisce il motivo di quello strappo si sostiene a fatica. Alla fine, viene portato via come un sacco da uno spiegamento di forza, da parte della polizia, degna di un pericoloso latitante.

Sono scene che non vogliamo più vedere. Nelle ore in cui circolava il video di Taranto, un bambino di 8 anni a Pisa si chiudeva a chiave nel bagno mentre 11 poliziotti sfondavano la porta e lo prelevavano. Non era Totò Riina ma uno scolaro di terza elementare.

Il 14 giugno, il quotidiano Umbria 24 pubblica un articolo di Maurizio Troccoli che racconta passo passo la cronaca di un allontanamento coatto di un bambino da una madre ritenuta “alienante”: “Mi chiedo – scrive il cronista – se mai avrei trovato la forza di guidare, al posto di quella mamma. Penso al fatto che, probabilmente, non mi avrebbero dato nemmeno il tempo di raccontare quali libro preferisce leggere, o quali cartoni ama guardare, che ama mordere una fetta di pane prima del pranzo o che odia le pappe mollicce”.

Non si fermano i prelievi forzati di bambini da madri giudicate “alienanti” sulla base della Pas – la sindrome di alienazione parentale e costrutti affini, teorie spazzatura mai certificate. Madri accudenti che non hanno mai commesso abusi o maltrattamenti sui figli sono sottoposte ad anni di estenuanti Ctu, controllate da tutori e curatori con un esborso di denaro ingente che le costringe spesso a vendere case o a indebitarsi per decenni per pagare i consulenti del tribunale e gli avvocati. “La Pas – ha scritto lo psichiatra Andrea Mazzeo, grande critico della psicologia forense – è solo una grande quantità di denaro che cambia proprietario”.

Nonostante le sentenze della Cassazione abbiano messo in guardia da questo costrutto, nonostante le raccomandazioni del Grevio, il gruppo che monitora sulla corretta applicazione della Convenzione di Istanbul, nonostante le osservazioni della Special Rapporteur che sorveglia sul rispetto della Cedaw, le donne che denunciano violenze nelle aule dei tribunali penali sono messe sotto accusa nelle aule dei tribunali civili e dei minori. Travolte da una schizofrenia del sistema giustizia che rimuove la violenza. I centri antiviolenza denunciano da anni la vittimizzazione delle donne nei tribunali perché, come ho spiegato numerose volte, l’alienazione parentale attribuisce sempre alla manipolazione materna il rifiuto del padre da parte del bambino.

Le incongruenze delle consulenze tecniche d’ufficio che non considerano le violenze “perché ci deve essere una sentenza passata in giudicato e la violenza va provata” (ma non deve essere provata la Pas) sono alla base di un’inversione di responsabilità che sovverte la corretta interpretazione dei fatti. E’ del tutto ovvio che se non si prende in considerazione la violenza si lascia campo alla spiegazione del rifiuto con la manipolazione materna. Non sempre i bambini sono allontanati con la forza. A volte per le donne con la separazione comincia un iter processuale lungo anni: sono costrette a sedersi accanto ai violenti per sottoporsi a mediazione, vietata dalla Convenzione di Istanbul; oppure sotto lo spauracchio dell’allontanamento si costringono bambini o ragazzi ad ingoiare la paura e ad andare alle visite vigilate con padri violenti, cocainomani, alcolisti o vendicativi e inadeguati. Se un numero crescente di donne dichiara “se avessi saputo non avrei mai denunciato”, vuol dire che siamo davanti ad un grande fallimento dello Stato italiano e della Giustizia. Su questo la magistratura dovrebbe riflettere.

Un malefico incantamento ha obnubilato le coscienze, lo denunciano da anni non solo i Centri antiviolenza ma avvocate, magistrate, giornaliste, psicologhe e neuropsichiatre. Il pifferaio magico, Richard Gardner, medico statunitense, apologeta della pedofilia e morto suicida nel 2003, sosteneva che le donne che denunciavano violenze fossero isteriche che mentivano. Non solo: Gardner era convinto che la nostra civilizzazione, esprimendo disgusto e scandalo per le violenze sessuali inflitte ai bambini, era la vera causa della vergogna e del trauma nelle giovani vittime abusate. L’abuso sessuale, secondo questo “vero mostro americano”, favoriva la riproduzione della specie umana. Eppure l’Ordine degli psicologi della Lombardia qualche giorno fa è sceso in campo parlando del costrutto della Pas e citando come fonte autorevole Richard Gardner.

Contro la posizione dell’ordine degli psicologi della Lombardia e le dichiarazioni di Laura Parolin, presidente, si è espresso il gruppo di psicologhe e psicoterapeute “Discriminazione e violenza sulle donne”, che a breve si costituirà in associazione e che ha intenzione di procedere con una raccolta firme contro la Pas. “I video che testimoniano questi brutali e violenti atti di separazione rappresentano, a nostro parere, ciò che di più lontano possiamo immaginare dal rispetto della psiche del bambino, che subisce un trauma grave e doloroso. Traumi che la nostra categoria professionale ha invece il preciso compito di curare. Troviamo sconcertante – continua il documento – che una rappresentante di un albo professionale si esprima in termini evasivi e non chiari, esattamente come è grave che si propongano webinar, corsi, master e seminari in cui si parli di alienazione parentale come teoria spendibile e accreditata e si definisca una madre malevola o affetta da una fantomatica sindrome quando sta chiedendo aiuto allo Stato e ai professionisti un intervento di tutela”.

Sui prelievi forzati è intervenuta anche Antonella Veltri, presidente Dire donne in rete: “Difficile trattenere l’indignazione di fronte al racconto dell’ennesimo prelievo forzato di un bambino, sottratto come se fosse un criminale alla mamma perché giudicata ostativa. Un trauma brutale inflitto dalla giustizia che avrebbe il compito di fare sempre l’interesse del minore”.

Dopo anni di denunce pubbliche di queste storture forse i tempi sono maturi per buttar fuori dai tribunali l’alienazione parentale. La riprovazione per queste violazioni dei diritti dei bambini attraversa in questo ore le pagine dei quotidiani, le aule parlamentari, i luoghi delle donne.

Oggi alle 15,30 a Piazza di Monte Citorio ci sarà una manifestazione promossa da Cgil Ufficio Politiche di Genere e Uil Centro ascolto Mobbing e Stalking contro tutte le violenze e coordinamento politiche di genere. Alla manifestazione hanno aderito Dire donne in Rete, Differenza Donna, Udi Napoli, Associazione Salute donna, Donne insieme, Protocollo di Napoli, Articolo Uno, Padri in Movimento, Mander, DonneXdiritti Networ5k, Maison Antigone, Mujeres nel teatro, Rete del Telefono Rosa. Altre adesioni si stanno aggiungendo nelle ultime ore. Sarà presentato un manifesto per mettere al centro l’ascolto dei bambini, delle bambine e adolescenti e non l’autorità paterna imposta con una bigenitorialità che non può essere un dogma a cui aderire a qualunque costo. Un costo pagato interamente dai bambini.

L’indignazione non è mai stata così forte.

@nadiesdaa

Riceviamo e pubblichiamo la risposta a firma di Laura Parolin, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia

Gentile Direttore,

il 17 giugno è stato pubblicato un post sul vostro sito nel quale viene citato un recente comunicato dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia in maniera fuorviante e lesiva della fiducia pubblica dei cittadini verso gli psicologi italiani. Si richiede pertanto di pubblicare rettifica ai sensi del D.Lgs. 177/2005.

La necessaria premessa a questa rettifica è che gli psicologi italiani hanno l’obbligo di seguire non solo i principi stabiliti dei trattati internazionali, primo fra quale quello di superiore interesse del minore stabilito a partire dalla convenzione di New York (1968) e ribadito nella carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, ma anche il codice deontologico degli Psicologi Italiani, che prevede l’obbligo di operare senza “discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità” (art.4) e “impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti e riferimenti scientifici” (art. 5).

I riferimenti alla PAS presenti nel comunicato citato nell’articolo non devono essere confusi con un avallo dell’Ordine a questo costrutto, ma sono di ordine storico. La PAS non è riconosciuta dal DSM-5 né dall’ICD11 e dunque non costituisce un costrutto scientificamente valido né utilizzabile dagli psicologi. I fenomeni di rifiuto di un genitore da parte di un figlio richiedono un’adeguata valutazione, caso per caso, da parte degli specialisti al fine di individuare l’origine di tale comportamento.

In casi di violenza familiare o di genere, lo psicologo è tenuto all’ascolto e, in caso sia incaricato di valutazione della genitorialità, a tenere conto dei vissuti delle vittime di tali condizioni nell’ambito di tale valutazione, in modo del tutto indipendente da eventuali procedimenti penali in corso e nel rispetto del principio di autonomia professionale.

Ricordo infine che l’eventuale violazione di quanto sopra può essere segnalata all’ordine professionale di competenza, che provvederà a verificare la condotta del professionista secondo un principio generale di tutela degli interessi dei minori e della collettività.

Questa la replica dell’autrice del post, Nadia Somma:

Gent.ma dott.ssa Laura Parolin,

la rettifica e la netta presa di distanza dalla Pas – Sindrome di alienazione parentale – da parte dell’Ordine degli psicologi della Lombardia non può che trovarmi concorde. Mi piacerebbe che l’OPL prendesse netta distanza anche dagli interventi fatti sui bambini quando viene diagnosticata Pas o costrutti analoghi (madre malevola, alienazione genitoriale, ecc): allontanamenti coatti fatti con l’impiego di decine di poliziotti, isolamento in Case Famiglia, sradicamento dal contesto in cui sono vissuti fin dalla nascita e cancellazione della madre dalla loro vita. Interventi distruttivi che lasciano traumi indelebili nei bambini e che sono dettati solo da logiche autoritarie e punitive. Tutt’altro che terapeutiche.

Resto in attesa, fiduciosa, del vostro prossimo comunicato. Cordiali saluti