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Germania, dopo due mesi di lockdown duro il governo prepara una strategia per riaprire. Spahn: “Ma definire un piano è impossibile”

La cancelliera Angela Merkel al vertice della Cdu ha delineato la possibilità di allentamenti a piccoli passi: la tenuta sociale del Paese è a rischio, ma allo stesso tempo resta il timore per le varianti. Giornali e opinione pubblica spingono per usare i test rapidi come lasciapassare, mentre il sindaco di Berlino Müller chiede di non considerare solo l'incidenza per le misure, ma guardare anche a indice Rt e terapie intensive

La cancelliera Angela Merkel chiede lo sviluppo di una strategia per delle possibili riaperture. La Germania si trova da più di due mesi in lockdown duro, dal 2 novembre scorso sono chiusi bar e ristoranti: un tempo lunghissimo, che sta mettendo a dura prova la tenuta sociale del Paese. Dopo i primi spiragli, con il ritorno a scuola degli alunni più piccoli in 10 Länder, il governo spera di poter procedere ad altri allentamenti. Ma la parola d’ordine di Merkel è sempre “prudenza” e anche il ministro della Salute, Jens Spahn, parlando all’emittente pubblica Ard ha chiarito che è impossibile definire delle date per le riaperture: “Tutti vogliono un piano a tre o sei mesi, ma semplicemente non funziona. Penso che non dovremmo fare false promesse“.

La cancelliera ha parlato alla riunione di partito della Cdu, delineando una strategia per riaprire a piccoli passi. Dal primo marzo riapriranno scuole e asili, nonché barbieri e parrucchieri. La fase successiva potrebbe prevedere qualche concessione ai contatti personali, poi lo sport, i ristoranti e la cultura. Il gruppo di lavoro sarà guidato da Helge Braun, capo della cancelleria (sottosegretaria), che coinvolgerà i suoi omologhi dei Länder. Il tavolo preparerà una serie di proposte da presentare al prossimo vertice tra Merkel e governatori del 3 marzo. Resta ferma la necessità di bilanciare le esigenze dei cittadini che chiedono un ritorno alla vita sociale con le preoccupazioni che derivano dalle varianti del coronavirus. Per questo al momento, come ha spiegato Spahn, il ragionamento non è tanto sulle date quanto sulle modalità.

Parte fondamentale della strategia saranno i test rapidi, che dal primo marzo in Germania saranno disponibili gratuitamente. La prossima settimana dovrebbe arrivare anche il via libera ai tamponi fai-da-te, che potrebbe essere venduto al prezzo simbolico di un euro. Sulla scia di questa novità, da giorni in Germania si è scatenato un dibattito sulla possibilità di una “patente” legata alla negatività al test rapido. L’idea, spinta anche da giornali autorevoli come la Faz, consiste nel consentire a chi è in possesso di un tampone negativo eseguito entro le 12/24 ore precedenti di recarsi al ristorante o al cinema. La proposta ha riscosso grande successo nell’opinione pubblica e aumentato la pressione sul governo, che però per ora non ha commentato.

Ospite al programma Report from Berlin della Ard, il ministro Spahn ha chiarito quali siano le intenzioni dell’esecutivo: “Definire dei livelli, a partire dai quali si può fare il passo successivo”. Le riaperture quindi restano legate all’andamento della pandemia e in particolare all’incidenza dei nuovi contagi ogni 100.000 abitanti per settimana. E Spahn ha fissato l’asticella: “Un’incidenza inferiore a 10, che nella maggior parte delle regioni della Germania è ancora abbastanza lontana“. Il parametro dell’incidenza è stato recentemente contestato dal sindaco di Berlino, Michael Müller, che è anche il capo della conferenza dei governatori tedeschi. Müller chiede di fatto di adottare una strategia più simile a quella italiana, in cui si tenga conto anche dell’indice Rt e dell’occupazione dei posti letto in terapia intensiva.