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La cancellazione dei debiti per Covid per molti è un’eresia. Ma le parole di Sassoli sono vere

David Sassoli, Presidente italiano del Parlamento europeo, ha messo i piedi nel piatto. E il piatto è un dibattito mai realmente apertosi, e men che meno ragionevolmente “dibattuto” (appunto), nel nostro Paese: quello sulla vera natura del debito pubblico, sulla differenza tra debito pubblico e debito privato e sulla sovranità monetaria. In altri termini – per dirla tutta e in breve – la disputa sulla fatidica questione della “moneta”. Una discussione rimandata, evitata, silenziata così a lungo e così bene da far apparire addirittura “scandalose” le parole di un eminentissimo rappresentante delle istituzioni comunitarie.

Ma cos’hanno di così indecoroso, dopotutto e in fin dei conti, le frasi pronunciate da Sassoli? Molto semplice: sono vere. E la verità, in una materia come questa, è un lusso che i poteri – sia quelli forti e quindi ufficiosi, sia quelli ufficiali e quindi deboli – non possono assolutamente permettersi. Se si desse corda a Sassoli, allora bisognerebbe mettere in dubbio tutta la vulgata degli ultimi anni sul “macigno” del debito pubblico, sui “compiti per casa” e sul “fardello” posato sulle spalle delle future generazioni.

Ecco la testuale “eresia” pronunciata da Sassoli: cancellare i debiti contratti dai governi per rispondere al Covid è “un’ipotesi di lavoro interessante, da conciliare con il principio cardine della sostenibilità del debito”. L’affermazione può sembrare sorprendente a chi non sa come il denaro viene creato dalle banche centrali (e cioè ab nihilo: dal nulla), ma è in realtà comprensibile, e addirittura sensata, per chi mastica la materia.

Più precisamente, il debito è cancellabile serenamente, e senza sconquassi, se ci si riferisce all’istituzione che, in quel di Francoforte, detiene il monopolio della “politica monetaria” ai sensi dell’articolo 3 del Tfue (trattato di Lisbona) e l’esclusiva in materia di emissione di banconote aventi corso legale negli Stati Ue ai sensi dell’articolo 128 del medesimo trattato. La Bce – come tutte le banche centrali in un contesto di moneta “fiat” – crea il denaro secondo la logica della partita doppia: pone all’attivo di bilancio i titoli del debito pubblico acquistati sui mercati secondari e al passivo la massa monetaria corrispondentemente emessa.

Ora, interroghiamoci: quale “normale” detentore di titoli del debito pubblico – sia esso un privato cittadino, una famiglia, un imprenditore – sarebbe d’accordo con Sassoli? E cioè sarebbe disponibile a “fare grazia” allo Stato emittente di un titolo di debito acquistato da quest’ultimo, “condonandoglielo”? Ovviamente, nessuno. Per il semplice fatto che quel privato, quella famiglia, quell’imprenditore – laddove accettasse di mettere una croce sopra a quel titolo, “rimettendolo” allo Stato debitore – ci perderebbe tutti i soldi prestati.

Ma il discorso è completamente diverso per i titoli detenuti da una banca centrale. E ciò per il semplice fatto che una banca centrale come anzidetto – e a differenza di un privato cittadino, di una famiglia, di un imprenditore – il denaro lo fa zampillare senza alcuna difficoltà, semplicemente cliccando sul mouse di un computer. Ergo, la cancellazione dei titoli di debito detenuti all’attivo del bilancio di una banca centrale causa un “buco” praticamente inoffensivo per la medesima. Infatti, essa può tranquillamente operare con patrimonio netto negativo proprio grazie alla sua possibilità di generare moneta ad libitum, o se preferite ad nauseam. E, comunque e sempre, ad infinitum.

Nel documento della Bce Profit distribution and loss coverage rules for central banks nr. 169 dell’aprile 2016 si legge che le banche centrali “sono protette contro l’insolvenza a causa della loro capacità di creare denaro e possono perciò operare con patrimonio netto negativo”. Capito? Niente di straordinario. Anche se fa obiettivamente effetto constatare che almeno il venti per cento del nostro debito pubblico (detenuto da Bankitalia) potrebbe essere cancellato con un tratto di penna senza drammatiche conseguenze per nessuno.

Fa effetto soprattutto se chi ci notifica questo “promemoria” non è un sovranista incallito bensì, addirittura, il Presidente dell’Europarlamento. Ma allora perché l’hanno crocifisso, il povero Sassoli, se si è limitato a dire la verità? La risposta è semplice. Una proposta come la sua va contro la mitizzazione del debito pubblico usato come grimaldello. Anzi, come “randello esterno” per il condizionamento delle politiche economiche e finanziarie degli Stati da parte di autorità extra-nazionali e non elettive. “Inghippo” tipicamente europeo perché scientemente voluto e codificato nei trattati.

Insomma, svelare che una porzione consistente del tanto deprecato debito pubblico è semplicemente una partita di giro annullabile (volendolo e “potendolo” fare) senza soverchie conseguenze significa gridare che il re è nudo. E questa rivelazione non è mai piaciuta. A nessun “re”.

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