Cronaca

La presenza di acido cianidrico, le esplosioni e il fumo nero: i timori per la salute dopo l’incendio al porto di Ancona

Dalla mezzanotte una coltre di fumo nero e tossico sta aggredendo il capoluogo marchigiano: si attendono i risultati dei campionamenti delle sostanze isolate dall’Arpa Marche prima di prendere nuove misure. Probabile il prolungamento della chiusura delle scuole. L'ipotesi del corto circuito che ha fatto divampare le fiamme

La nube tossica sprigionata dall’incendio nell’area ex Tubimar al porto di Ancona preoccupa le istituzioni. Dalla scorsa mezzanotte una coltre di fumo nero e tossico sta aggredendo il capoluogo marchigiano e ben prima dei risultati sui campionamenti delle sostanze isolate dall’Arpa Marche la sindaca della città, Valeria Mancinelli, ha disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, nidi compresi, dei centri diurni per disabili e dei parchi urbani.

L’incendio non ha causato feriti e tanto meno vittime. Al momento non sono stati registrati casi di accessi per problemi respiratori, ricollegabili all’evento incendiario, nei pronto soccorso degli ospedali della città. Il timore paventato dagli esperti, prima che nel tardo pomeriggio siano diffusi i risultati dei campionamenti stessi, è la presenza tra le sostanze combuste, di acido cianidrico. Fino a stamattina si sono susseguite le esplosioni di bombole di acetilene.

Le fiamme, alimentate da gommapiuma e materiale plastico e legnoso stoccato dentro l’enorme capannone dell’ex tubificio Maraldi, potrebbero essere state originate da un corto circuito prodotto da un guasto all’impianto fotovoltaico piazzato una dozzina di anni fa sul tetto dello stabilimento. Proprio ieri, martedì, la ditta che aveva in appalto l’impianto avrebbe effettuato un intervento manutentivo. Al momento si tratta di una delle ipotesi alla base del mega-incendio formulata dagli inquirenti, in particolare dalla squadra mobile di Ancona e dai carabinieri ambientali del Noe che seguono le indagini in stretta collaborazione col nucleo di polizia giudiziaria dei vigili del fuoco.

Oltre al danno economico di un’area industriale di oltre 60mila metri quadrati incenerita, la vera emergenza adesso è capire la composizione del fumo nero che ha aggredito Ancona e le zone dell’hinterland a sud. Il timore per la salute pubblica è in testa ai pensieri della prima cittadina: “Prima di emettere ulteriori provvedimenti di competenza comunale devo capire cosa sta succedendo, devo avere informazioni sulla presunta tossicità e, di conseguenza, della pericolosità per i cittadini”, è stata la richiesta di Mancinelli durante la riunione straordinaria del Coc, il centro operativo comunale, attivato per l’emergenza.

“Lo strumento con cui intervenire attraverso un’ordinanza non è un problema – ha aggiunto la sindaca – devo capire cosa scrivere in quella ordinanza e lo devo sapere al più presto, ne va di mezzo la salute delle persone. Le misure le dobbiamo adottare adesso, non tra una settimana. Dobbiamo sapere con precisione se l’eventuale presenza di quella sostanza acida provochi soltanto innocue irritazioni alle vie respiratorie o qualcosa di peggio”.

Un provvedimento urgente, nel giro di poche ore, potrebbe imporre la chiusura di tutte le aziende che gravitano nell’ambito portuale. Parliamo di almeno una trentina di attività, dall’ittica alla mobilità dei container, passando per il trattamento di merci rinfuse e solide. Non esistono al momento certezze scientifiche sulla presenza e sulla concentrazione di acido cianidrico, oltre a quelle di altre sostanze potenzialmente cancerogene e nocive. Senza quei risultati resta tutto in itinere: “Entro il tardo pomeriggio dovremmo avere i risultati dei campionamenti effettuati dai miei uomini stanotte sul posto – aggiunge il direttore dell’Arpam, Giancarlo Marchetti – grazie alle analisi effettuate dal laboratorio mobile di Perugia giunto in supporto. Una cosa la posso dire sin da subito. Stanotte i livelli delle polveri sottili, Pm1 in particolare, erano molto elevati. Le nostre centraline hanno evidenziato valori superiori a 250 microgrammi per metro cubo rispetto a quelli normali che si aggirano attorno a 4-5 (in una strada altamente trafficata i valori raggiungono al massimo 30)”.

A tenere molto impegnati i vigili del fuoco durante le opere di spegnimento è stato un container, stoccato proprio di fianco all’area del capannone da cui si sono sprigionate le fiamme: “All’interno c’è materiale sanitario – ha confermato il vicecomandante dei vigili del fuoco di Ancona che sta dirigendo le operazioni, Gabriele Fantini – guanti, mascherine, siringhe e così via. Il capannone è molto ampio e penetrarci richiede un intervento molto delicato. Il cuore dell’area sta ancora bruciando, ma siamo a buon punto. Stanotte è stato fatto un intervento straordinario, oltre a cercare di circoscrivere l’incendio abbiamo messo in sicurezza alcuni punti sensibili molto delicati: un distributore di metano, la centrale termoelettrica che alimenta le attività produttive portuali e un’azienda (la Sol, ndr.) che stocca gas tecnici”. Sulle cause restano altrettante incertezze: “Non scartiamo alcuna ipotesi, compresa quella dolosa, ma è ancora troppo presto per arrivare a conclusioni certe sulla dinamica del rogo”, ha spiegato Fantini.

Tornando alle questioni di salute pubblica, nel pomeriggio il sindaco Mancinelli comunicherà la decisione, ormai scontata, di allungare la chiusura delle scuole almeno per giovedì, ma non è da escludere un provvedimento più lungo, almeno fino a martedì prossimo, dopo la tornata elettorale per Regionali e Referendum. Ironia della sorte, proprio stamattina sono arrivati in città i camion carichi di mascherine da distribuire alle scuole di competenza comunale (infanzia, primaria e secondaria di primo grado), ma i conducenti hanno trovato gli istituti chiusi. Mentre la città aspetta col fiato sospeso i risultati delle analisi dell’aria, una vettura del Comune dotata di interfono raccomanda prudenza attraverso una voce registrata e chiede alla cittadinanza di restare in casa. Il tenore e le modalità delle informazioni agli anconetani sono gli stessi utilizzati durante l’emergenza pandemica nel marzo scorso.